Andy Murray ripercorre la sua breve esperienza da coach di Novak Djokovic tra delusione per i risultati, lezioni imparate e un primo allenamento «imbarazzante» che non dimenticherà mai.
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- Murray racconta a «The Tennis Podcast» i sei mesi da allenatore di Djokovic, un’esperienza che definisce «fantastica» e formativa.
- Insieme hanno raggiunto la finale di Miami e la semifinale all'Australian Open, ma lo scozzese ammette di essere rimasto deluso perché si aspettava di più.
- Murray svela un retroscena divertente sul primo allenamento di corsa nel parco con Nole, chiuso con i crampi dopo pochi minuti: «Era troppo imbarazzante fermarmi».
L'esperienza di Andy Murray come allenatore di Novak Djokovic è durata meno di sei mesi e non ha portato ai risultati sperati, ma lo scozzese non la rinnega affatto.
In un'intervista a «The Tennis Podcast» ha spiegato di essere comunque soddisfatto della scelta: «Col senno di poi sono contento di averlo fatto, è stata un'esperienza fantastica… ho fatto del mio meglio per aiutarlo», ha detto.
Insieme hanno raggiunto la finale di Miami e la semifinale all'Australian Open, traguardi importanti ma non all'altezza di un fuoriclasse come Djokovic. Murray non lo nasconde: «Sono rimasto deluso perché non abbiamo ottenuto i risultati che avrei voluto», ha ammesso, sottolineando però il lato positivo:«Ho imparato molto sul ruolo dell'allenatore».
«Era troppo imbarazzante...»
Poi ha svelato un aneddoto esilarante del suo primo giorno di lavoro con Nole. Dopo l'allenamento in campo, il preparatore lo avvisa che Djokovic andrà a correre nel parco e lo invita a unirsi al gruppo. Murray racconta:«Il mio primo pensiero è stato: "Oh mio dio"... ma non potevo dire di no il primo giorno, così ho accettato».
La corsa, presentata come «tranquilla», si rivela massacrante: «Dopo 4-5 minuti ho avuto un crampo al polpaccio… però era troppo imbarazzante fermarmi, così ho continuato».
Alla fine dei 50 minuti era distrutto: «Non volevo che vedesse che, dopo aver giocato contro di lui per tanti anni, faticavo già dopo 5 minuti», ha concluso, ammettendo che tra nervosismo e condizione fisica non proprio brillante, quel primo allenamento col serbo non lo dimenticherà facilmente.