Darren Cahill racconta il lato meno conosciuto del numero uno al mondo del tennis in un'intervista alla «Gazzetta dello Sport»: dall'umiltà trasmessa dai genitori alla passione per adrenalina e velocità, fino al segreto che lo rende così forte dopo ogni delusione.
Hai fretta? blue News riassume per te
- Darren Cahill ha raccontato alla «Gazzetta dello Sport» il lato più umano di Jannik Sinner, definendolo «tutt'altro che un robot».
- Secondo il coach australiano, il numero uno del mondo riesce a restare umile grazie alla consapevolezza che «nella vita ci sono cose più importanti del tennis».
- Cahill ha inoltre spiegato che la grande forza di Sinner è la capacità di imparare sia dalle sconfitte sia dalle vittorie.
Jannik Sinner dominatore in campo, ma con i piedi ben saldi a terra anche lontano dal tennis. È il ritratto tracciato da Darren Cahill nella lunga intervista concessa alla «Gazzetta dello Sport», in cui il coach australiano ha raccontato il lato meno conosciuto del numero uno del mondo.
L'australiano, che segue l'altoatesino dal 2022 insieme a Simone Vagnozzi, descrive un campione maturato enormemente negli ultimi anni: «Ora è un giovane adulto che sa gestirsi sempre meglio dentro e fuori dal campo».
Ma ciò che continua a colpirlo maggiormente è la lucidità con cui il 24enne vive il successo e la popolarità: «Sa perfettamente quale sia il suo posto nel tennis e nella vita. Nel tennis è importante, nella vita quotidiana molto meno. E questo lo aiuta a restare umile».
«Non è un robot»
Dietro all'immagine del campione freddo e imperturbabile si nasconde però anche un ragazzo curioso e sempre desideroso di imparare. «Quando entra in una stanza tutti vogliono sapere qualcosa da lui, ma alla fine è lui a fare domande agli altri», racconta Cahill.
«Vuole ascoltare persone che hanno già vissuto certe esperienze, per farsi trovare pronto quando arriveranno anche per lui».
Secondo il tecnico della terra dei canguri è proprio questa mentalità che permette al giovane di reagire ogni volta alle delusioni e tornare ancora più forte. «Non impara soltanto dalle sconfitte, ma anche dalle vittorie. Ogni partita è una lezione e lui si chiede sempre come possa migliorare».
Nell'intervista, Cahill respinge poi anche l'etichetta di «robot» spesso associata al campione italiano: «Non è così per niente. Fuori dal campo ama l'adrenalina, le corse e la velocità. In partita invece riesce a controllare ogni situazione con lucidità incredibile».
Il lavoro con Vagnozzi
L'allenatore australiano si è soffermato anche sul lavoro condiviso con Simone Vagnozzi, definendolo fondamentale nella crescita tecnica del suo assistito: «Ha un occhio eccezionale e riesce a cogliere dettagli che pochi vedono. Il miglior esempio è il servizio, diventato ormai uno dei colpi più efficaci del circuito».
Cahill ha poi confermato che quello con Sinner dovrebbe essere il suo ultimo incarico da allenatore: «Sì, al 100%». Sul possibile futuro insieme oltre questa stagione, però, non si sbilancia: «Pensavo di non essere qui nel 2026 e invece ci sono ancora. A fine anno parleremo e decideremo con tranquillità».
Ora l'assalto a Roma
Infine, il passaggio più personale dell'intervista. Alla domanda su cosa lo renderebbe davvero orgoglioso tra qualche anno, Cahill non cita Slam o record: «I trofei sono importanti, ma per me conta soprattutto che Jannik resti una brava persona e continui a trattare tutti con rispetto».
Parole che arrivano mentre Sinner è pronto a concentrarsi nuovamente sul campo. Il numero uno del mondo continua infatti la sua corsa al Masters 1000 di Roma, dove lunedì pomeriggio affronterà Alexei Popyrin nei sedicesimi di finale.