Mosca mostra i muscoli nell'Artico

DPA

14.6.2021

Il ghiaccio nell'Artico si sta visibilmente riducendo, aprendo nuove opportunità per le rotte di navigazione e l'accesso alle riserve di petrolio e gas. La Russia è desiderosa di espandere il suo potere e la sua influenza nella regione.

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14.6.2021

Durante la Guerra fredda, la base militare russa Nagurskaya era poco più di una pista d'atterraggio, una stazione meteorologica e un avamposto di comunicazione nell'arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe. La solitaria base remota nell'Oceano Artico ospitava principalmente orsi polari. In inverno, le temperature qui scendono a meno 42 gradi, e la neve scompare solo nel breve periodo da agosto a metà settembre.

Oggi, la base più settentrionale della Russia dimostra la forza militare e l'influenza di Mosca nell'Artico, una regione le cui abbondanti risorse sono sempre più prese di mira dagli Stati costieri. Nel frattempo nella stazione si sono immagazzinati missili di ogni tipo, è stata installata la sorveglianza radar e la pista è stata ampliata e oggi è adatta a tutti i tipi di aerei, compresi i bombardieri strategici con capacità nucleare.

Il complesso dell'edificio principale a forma di quadrifoglio è dipinto di bianco, blu e rosso, nei colori della bandiera nazionale. Sono degli spruzzi di colore in un'area altrimenti sterile sulla rotta marittima settentrionale di 5'600 chilometri lungo la costa artica della Russia. Altri edifici sull'isola, chiamata Terra di Alessandria, sono usati per il rilevamento radar e le comunicazioni e comprendono una stazione meteorologica, strutture di stoccaggio del petrolio e hangar.

Le risorse naturali suscitano desideri

La Russia sta cercando di aumentare l'influenza su ampie parti dell'Artico, in competizione con gli Stati Uniti, il Canada, la Danimarca e la Norvegia. Mentre il riscaldamento globale riduce i ghiacci polari, si aprono nuovi punti di accesso alle risorse naturali e alle rotte di navigazione.

Anche la Cina ha mostrato un interesse crescente nella regione, che si stima contenga fino a un quarto delle riserve mondiali di petrolio e gas non ancora scoperte. Il presidente russo Vladimir Putin ha stimato il valore della ricchezza mineraria artica all'equivalente di poco più di 27 trilioni di franchi.

Su questo sfondo teso, i ministri degli esteri degli Stati artici si sono incontrati a Reykjavik (Islanda) tre settimane fa. Questi paesi compongono il Consiglio Artico e, secondo la procedura di rotazione, Mosca detiene ora la presidenza. A margine della riunione, hanno avuto luogo i colloqui tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e la sua controparte statunitense Antony Blinken. L'incontro probabilmente ha posto le basi per quello tra Putin e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, previsto mercoledì a Ginevra.

«Siamo preoccupati per alcune delle recenti attività militari nell'Artico», ha detto Blinken dopo il suo arrivo in Islanda. Questo aumenta il rischio di incidenti e di errori di valutazione, ha detto.

Mosca vuole la sovranità sul passaggio a nord-est

Situata a circa 1'000 chilometri a sud del Polo Nord geografico, la base Nagurskaya è stata costruita utilizzando nuove tecnologie, dopo che Mosca ha rafforzato il suo esercito dopo l'annessione della penisola di Crimea in Ucraina. Nel 2015, la Russia ha rivendicato alle Nazioni Unite la sovranità su un'area di 1,2 milioni di chilometri quadrati nell'Artico, un territorio che si estende fino a più di 650 chilometri dalla costa russa.

La Russia ha chiarito che considera la rotta marittima settentrionale il suo storico corridoio di trasporto nazionale e che le navi straniere hanno bisogno del permesso di Mosca per usarla. Gli Stati Uniti hanno respinto le rivendicazioni legali russe su parti del percorso, ritenendole illegittime.

La Russia non ha lesinato sugli sforzi dato che le sue strutture nella regione polare sono state ricostruite e ampliate con apparecchiature per la sorveglianza e la difesa. Una base a forma di quadrifoglio e dai colori patriottici simili a quelli della Nagurskaya si trova sull'isola Kotelny, tra il Mare di Laptev e il Mare della Siberia orientale, all'estremità orientale della rotta di navigazione. La base è anche dotata di missili e radar.

La Russia e la NATO aumentano la presenza di truppe

Mosca ha il diritto di fissare le regole di navigazione per le rotte marittime, ha affermato una decina di giorni fa l'ammiraglio Alexander Moiseyev, comandante in capo della Flotta del Nord della Russia. «Praticamente tutta la rotta marittima del nord passa attraverso le acque russe o la zona economica del paese. Le complesse condizioni del ghiaccio rendono necessaria una navigazione sicura, e quindi la Russia insiste su un sistema speciale per il suo utilizzo (della corsia di mare)».

La NATO è sempre più preoccupata per la crescente presenza militare della Russia nell'Artico, e Washington ha inviato i bombardieri B-1 in Norvegia per il dispiegamento in questo contesto quest'anno. «La crescente presenza russa nell'estremo nord ha anche reso necessaria una maggiore presenza dell'alleanza occidentale», ha detto il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

La Russia è fortemente infastidita dalla presenza statunitense in Norvegia. Secondo Moiseyev, ha «aumentato il potenziale di conflitto nell'Artico». Il Ministero degli esteri russo si è indignato la settimana scorsa per l'arrivo di un sottomarino nucleare americano in un porto norvegese, dicendo che riflette «il corso di Oslo di militarizzazione dell'Artico».

Al contrario, la Russia difende il fatto che la base Nagurskaya è stata costantemente ampliata dopo una visita di Putin del 2017, citando legittimi interessi nazionali. A marzo, i militari hanno svolto una manovra alla base con truppe di terra e jet da combattimento MIG-31 che sorvolavano il Polo Nord. E tre sottomarini nucleari sono stati visti sfondare il ghiaccio artico poco distanti gli uni dagli altri, un'altra dimostrazione attentamente pianificata della forza militare di Mosca nella regione.