Anche il Ticino combatte gli zuccheri

SwissTXT / pab

28.8.2019

Nelle ricette si cerca di inserire il quantitativo minimo di zucchero
Ti-Press

«Troppo zucchero favorisce l'obesità o malattie come il diabete»: si è espresso così martedì il consigliere federale Alain Berset annunciando, in quanto ministro della salute, nuovi obiettivi - con la collaborazione delle aziende alimentari e dei dettaglianti firmatari della Carta di Milano - per la riduzione del tenore zuccherino di yogurt e cereali entro il 2024.

In Ticino c'è chi ci ha già pensato

Per capire come viene affrontata la questione in Ticino, la RSI ha intervistato Ari Lombardi, titolare del caseificio e yogurtificio Agroval SA di Airolo. Non escludendo che si possa andare avanti con un'ulteriore riduzione del tenore di zucchero, ha affermato che «al momento di dover sviluppare le ricette e prima di partire con la produzione abbiamo già avuto un occhio di riguardo in quella direzione».

Lo ha confermato anche Aleardo Zaccheo, ingegnere agroalimentare e microbiologo, che ha scritto le ricette di questi prodotti che si trovano nei principali supermercati del territorio: «Ho ritenuto fondamentali le ricette con il minimo di zucchero, e dove si andasse ad aggiungerne solo l'indispensabile».

La lotta anche nelle scuole

Questo problema di salute pubblica, sollevato da Alain Berset, è un tema che viene affrontato anche nelle mense, nei bar e nelle buvettes degli istituti scolastici cantonali per sensibilizzare i più giovani.

La consulente alimentare cantonale per la refezione scolastica Karin Semmler ha confermato che le scuole seguono «delle direttive che indicano il massimo delle chilo calorie sia per certi alimenti e bevande che vendiamo per i ragazzi, sia per le ricette che i nostri cuochi devono seguire».

Ci sono delle regole precise anche per i distributori automatici: «Solo tre delle bevande in vendita possono superare le 30 calorie per decilitro. Tutto quello che viene vietato assolutamente, per nostra esperienza, genera quasi un po' il contrario».

C'è anche un lavoro di sensibilizzazione

Per quanto riguarda il lavoro di sensibilizzazione a livello teorico, Isabella Charbon, insegnante di educazione alimentare e consulente per la refezione negli asili, spiega che «l'educazione alimentare comincia già alla scuola dell'infanzia tramite i consulenti che passano a spiegare come lavarsi i denti e come alimentarsi in modo corretto. Alla scuola elementare i docenti possono scegliere degli argomenti e approfondirli. Invece nella scuola media, c'è questo corso di educazione alimentare di 48 di lezione in cui si approfondisce molto bene il discorso sull'alimentazione equilibrata e sana».

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