Di nuovo possibili le visite in camera nelle case per anziani: «Hanno sofferto troppo»

sam

18.9.2020 - 12:05

Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa e il medico cantonale Giorgio Merlani.
Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa e il medico cantonale Giorgio Merlani.
Keystone / Ti-Press

Un momento informativo per fare il punto sull’evoluzione epidemiologica del coronavirus e per comunicare le nuove direttive per le Case per anziani si è tenuto venerdì mattina a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona.

A prendere la parola per primo è stato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa, il quale ha sottolineato che sul fronte ticinese la situazione rimane stabile, ma a livello svizzero si riscontra un preoccupante aumento dei casi. Da questa settimana siamo infatti andati oltre i 500, con anche una crescita delle ospedalizzazioni.

«Misure adeguate e aggiornate volta per volta»

«L’evoluzione a nord delle Alpi dimostra come le cose possano evolvere rapidamente. In diversi cantoni la situazione è ormai tesa e il Contact Tracing inizia ad arrancare», ha spiegato il ministro, sottolineando come il contesto sia mutevole e si debba quindi continuare ad adottare misure adeguate e aggiornate volta per volta. «Per questo, mercoledì, il Consiglio di Stato ha adottato nuove misure per gli eventi e la ristorazione».

La priorità, ha continuato De Rosa, deve rimanere la salute della popolazione e in particolare delle persone più fragili. «Bisogna quindi trovare un equilibrio tra salvaguardia delle attività economiche e libertà personale, il che è un esercizio molto difficile».

L’arrivo dei mesi più freddi, con l’influenza stagionale, metterà a dura prova la società. «Abbiamo sempre detto che avremmo dovuto affrontare una maratona e tenere sulla lunga distanza».

«Impedire le visite agli anziani la decisione più sofferta»

De Rosa è quindi tornato sull'importanza di tutelare le persone più vulnerabili, tra le quali ci sono gli anziani. E il ministro ha ricordato quanto siano state toccate le case per anziani, dove sono avvenuti numerosi decessi.

«Come aveva detto il medico cantonale Merlani, impedire le visite è stata la decisione più sofferta», ha affermato De Rosa, ricordando che però da fine maggio ci sono stati i primi allentamenti delle misure nelle strutture, con la possibilità di visita nei giardini o nei locali appositi. 

Ma prendere delle decisioni in questo senso non è mai facile e non esistono soluzioni semplici. «Ogni misura va ponderata, calibrata e concertata considerando il meglio per le persone, ma anche la prudenza e la prevenzione. Il problema è che gli anziani si spengono per la solitudine e per la mancanza degli affetti».

Nuove direttive per le case anziani

Ed è per questo motivo che il Consiglio di Stato, il medico cantonale e ADICASI (società mantello delle case anziani) hanno elaborato nuove direttive per queste strutture.

Saranno quindi nuovamente concesse le visite nelle camere, ma ovviamente con un’adeguata protezione. Le visite potranno essere più lunghe. E i residenzi potranno lasciare per brevi periodi la casa, ma ovviamente al loro rientro dovranno seguire misure igieniche rinforzate.

«Finché il virus è qui soluzioni semplici e miracolose non ce ne sono. Ma dobbiamo costruire nuove normalità», ha concluso De Rosa.

«Equilibrio tra rischio accettabile e libertà considerevole»

È poi intervenuto il medico cantonale Giorgio Merlani, il quale in merito alle nuove direttive ha ribadito che è stato necessario ponderare bene le decisioni da prendere, che devono essere equilibrate: «Trovare un equilibrio tra un rischio accettabile e una libertà considerevole. La quadratura del cerchio pensiamo di averla trovata».

La nuova direttiva entrerà in vigore dal momento della firma, ma le varie strutture sul territorio cantonale avranno una settimana di tempo per organizzarsi. 

«Un passo avanti per gli anziani»

E sempre in merito alle nuove misure nelle case anziani è intervenuto anche il coordinatore del gruppo di lavoro Franco Tanzi, il quale ha sottolineato come la nuova direttiva sia chiaramente un passo avanti. «Abbiamo dovuto trovare un equilibrio. Dobbiamo correre un rischio per permettere alle persone che vivono in queste strutture di potersi riprendere dall'isolamento».

Il medico ha spiegato che ovviamente ora, con l'allentamento delle misure, potranno tornare ad esserci dei casi nelle case anziani. «Ma l'importante è riuscire a riconoscerli per tempo e quindi anche intervenire per tempo».

Tanzi ha però tenuto a precisare che da diversi mesi in Ticino non viene registrato nessun caso nelle strutture. «Questo è certamente dovuto alla bontà delle misure prese ed alla disciplina tenuta dal personale. Ma il prezzo è stato l’isolamento degli anziani, i quali hanno molto sofferto e spesso hanno anche perso la voglia di vivere».

«La verità è che il virus non è cambiato»

Infine, il medico cantonale ha fornito un aggiornamento in merito ai casi in Svizzera e in Ticino. «La situazione è differente nella Confederazione, con la Romandia che risulta tra le zone più colpite e il Ticino che è invece tra i Cantoni con meno casi».

Merlani ha poi ricordato che per far funzionare bene il contact tracing i casi dovrebbero essere sotto i 100, mentre oggi ne abbiamo più di 500. «Ce la stiamo ancora cavando, ma siamo sotto pressione. I casi sono nettamente in crescita e ad oggi rappresentano quasi la metà di quelli che avevamo quando è stato raggiunto il picco. Ma il numero di ospedalizzazioni e decessi sono molto inferiore, ma comunque non pari a zero».

Come mai meno ricoveri? Per la distribuzione sull’età dei casi. A inizio epidemia infatti oltre la metà delle persone colpite avevano più di 50 anni, mentre oggi ci sono molti più casi tra i giovani. Il 75% sono sotto i 40 anni.

«Questo - ha sottolineato il medico cantonale - spiega due cose: che appunto ora i malati sono soprattutto giovani, ai quali però prima non si faceva il test se presentavano solo sintomi lievi. Inizialmente infatti veniva fatto il tampone con sintomi gravi o prognosi sfavorevoli. Quindi la verità è che il virus non è cambiato, ma abbiamo stiamo studiando meglio il fenomeno».

In Ticino 34 persone in isolamento e 101 in quarantena

Per quanto riguarda la situazione in Ticino, oggi sono stati registrati 4 nuovi casi, ma nessun decesso (il cui numero è stabile da aprile) e nessun nuovo ricovero. Al momento c'è solamente una persona ospedalizzata.

E sempre nel nostro Cantone, al momento ci sono 34 persone in isolamento e 101 in quarantena (e su queste ultime hanno influito molto i locali notturni, dove sono stati riscontrati dei casi). 

Merlani ha poi spiegato che durante il periodo delle vacanze estive quasi il 90% dei casi era importato. Oggi ci sono invece dei piccoli focolai sui posti di lavoro, in feste private o nei locali notturni appunto. Con numeri così piccoli si riesce infatti ancora a risalire al luogo del contagio.

«Uno degli ultimi focolai è stata una famiglia, dove quasi tutti i membri sono risultati positivi, ma fortunatamente quando i sintomi si sono mostrati erano già in quarantena».

5 allievi positivi, ma tutti nelle scuole post-obbligatorie

Infine, la questione scuole, dove ci sono stati dei casi positivi confermati e annunciati. Dall'inizio dell'anno scolastico 5 sono stati i casi registrati e tutti in scuole post-obbligatorie. Quindi nessun caso è stato riscontrato nella scuola dell'obbligo.

Le quarantene che questi cinque casi hanno generato sono state 33 in totale (ma in alcuni casi non è nemmeno stato necessario). In sostanza non si è dovuto ricorrere a quarantene di classe.

Merlani ha comunque tenuto a precisare che non si ha nessuna evidenza che l'infezione sia avvenuta a scuola, ma comunque non ci sono state finora delle catene di contagio all'interno delle strutture e quindi nessun caso secondario e nemmeno dei focolai.

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