L'occhio vede, ma cosa guarda?

Swisstxt /pab

2.12.2021

Immagine d'illustrazione.
Immagine d'illustrazione.
© Ti-Press / Ti-Press

Tre ONG, fra cui Amnesty International, hanno lanciato una campagna per chiedere un divieto del riconoscimento facciale automatizzato e della sorveglianza biometrica di massa in Svizzera; in Ticino si sta lavorando ad una legge ad hoc.

Swisstxt /pab

2.12.2021

Tecnologie per monitorare gli spazi pubblici che si rivelano spesso invadenti e discriminatorie, perché tra le altre cose sono meno capaci di riconoscere i volti che non sono bianchi o maschi.

Secondo le ONG è «probabile che una legge che autorizzi un ampio ricorso a queste tecnologie venga presto introdotta in Svizzera, ma si può ipotizzare che esse si diffondano anche in assenza di una base giuridica sufficiente».

Il pericolo - si legge ancora nel testo della campagna e riportato dalla RSI - «viene principalmente dalla possibilità di combinare videosorveglianza e riconoscimento facciale». Noi abbiamo cercato di capire qual è la situazione in Ticino.

La videosorveglianza nello spazio pubblico

A fine 2020 è stato attivato il gruppo di lavoro sulla sorveglianza pubblica in Ticino. È composto da rappresentanti della polizie comunali, della cantonale, dei comuni e capitanato dall'incaricato cantonale per la protezione dei dati, Giordano Costa. Il gruppo di lavoro intende presentare nei prossimi mesi al Consiglio di Stato un progetto per una nuova legge cantonale.

Secondo Costa, è necessario regolamentare meglio la videosorveglianza e i software affini, anche perché, dice ai microfoni della RSI, «purtroppo è abbastanza diffusa in Ticino la fioritura di nuove pratiche, in particolare anche di sorveglianza, senza che precedentemente sia stata fatta un'analisi sull'impatto di queste tecnologie sui nostri diritti. Un utilizzo che in ogni caso deve essere deciso preliminarmente dal Parlamento».

Insomma, le fughe in avanti in assenza di una base legale chiara sono possibili e ci sono state anche in Ticino. In una circolare di aprile 2020 della Sezione enti locali c'è scritto che «alcuni comuni stanno valutando - e in parte già usano - nuove tecnologie di sorveglianza e di controllo del cittadino. Si tratta in particolare dell'inseguimento e del tracciamento di movimenti e comportamenti, del riconoscimento facciale, della videosorveglianza mobile tramite bodycam e dashcam e dell'identificazione di targhe di veicoli».

Il delegato cantonale alla protezione dei dati ha confermato alla RSI che in passato ci sono stati alcuni comuni che «hanno mostrato delle velleità di introdurre diversi tipi di nuovi strumenti di sorveglianza pubblica, tuttavia come altri progetti, anche quelli di riconoscimento facciale sono stati rapidamente messi da parte».

Lugano ci vede bene

È la città più videosorvegliata del cantone con circa 400 telecamere; 350 dedicate alla sola sicurezza. La seconda fase di Securcity (così si chiama il programma) si è conclusa con l'installazione di videocamere alla foce del Cassarate e al parco Ciani. Oggi è in corso una valutazione nei singoli quartieri per valutare eventuali nuovi luoghi da videosorvegliare.

Nel 2015, Lugano aveva già presentato al pubblico un progetto di intelligence che permetteva «di identificare, classificare e archiviare immagini di persone e oggetti ricercati». Il progetto, tuttavia, poi è stato effettivamente abbandonato. Software di questo tipo, però, facilitano il lavoro della polizia. Nel 2020 Lugano ha effettuato 1'000 ore di ricerche per conto di autorità giudiziarie cantonali e federali, riferisce la RSI.

«Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra la protezione della privacy del cittadino e la capacità per l'autorità di proteggerlo», afferma il comandante della polizia comunale Roberto Torrente alla RSI. «Questo avviene evitando che ci siano degli abusi nella gestione dell'immagine che viene registrata, per questo ci vogliono dei protocolli molto rigidi di accesso e di autorizzazione».

Anche la polizia comunale di Lugano aspetta i risultati del gruppo di lavoro cantonale per «avere chiarezza su quali sistemi e in quale modalità possiamo usare questi sistemi di videosorveglianza». Il riconoscimento facciale rientra nelle opzioni? «Attualmente no. Da un punto di vista tecnologico sicuramente la cosa è fattibile ma attualmente non è un discorso né di Lugano né, penso, delle altre città ticinesi».

Gli altri principali centri

La RSI ha contattato i Dicasteri sicurezza per un aggiornamento sullo stato dell'impianto di videosorveglianza sull'area pubblica e per avere informazioni in merito all'utilizzo di strumenti che permettono il tracciamento, anche in tempo reale, di persone, facce, targhe di veicoli. La domanda, per tutti, è: il comune ha mai pensato di utilizzare un software di riconoscimento facciale? Ecco le risposte.

A Locarno ci sono 100 videocamere; nel 2020 tutto il sistema è stato aggiornato con dispositivi di ultima generazione collegati alla nuova centrale operativa della polizia cittadina. Le registrazioni vengono conservate per 10 giorni.

«Le telecamere in dotazione a Locarno sono provviste anche del sistema di riconoscimento facciale ma non sono attive. Al momento, questo genere di software non entra in linea di conto e si attende che il GL (gruppo di lavoro, ndr) istituito dal Consiglio di Stato sul tema della ‹Videosorveglianza› valuti anche questa fattispecie largamente diffusa in Nazioni a noi vicine» viene spiegato alla RSI.

A Mendrisio, riferisce la RSI, ci sono circa 150 videocamere; l'ampliamento è in corso, sono state aggiunte 5 telecamere nei quartieri di Genestrerio e ne sono previste ancora tra le 25 e le 30 negli altri quartieri del comune. Negli anni si è passati a telecamere digitali ad alta risoluzione collegate tramite fibra ottica. Anche il software di gestione è stato aggiornato. Anche in questo caso, le registrazioni vengono conservate per 10 giorni.

«A livello operativo la tecnologia sta proponendo vieppiù prodotti assolutamente interessanti (lettore targhe, riconoscimento facciale, ecc) i quali però devono giocoforza passare al setaccio della fattibilità legale. Ciò considerato altresì che attualmente la Legge sulla Polizia ed altre leggi impongono importanti differenze per esempio tra polizia cantonale e polizia comunale. Allo stato attuale in Municipio non si è ancora discusso di sistemi di riconoscimento facciale».

A Bellinzona ci sono una quarantina di videocamere; è prevista la posa di ulteriori 30 dispositivi. Le registrazioni sono conservate per 100 ore, la proposta però è di passare a 100 giorni. «Per il momento nessuna valutazione circa l'eventuale uso di software per il riconoscimento facciale».