Ondata di assenze a scuola? «L’UFSP deve trovare una soluzione»

Julia Käser

16.9.2020 - 15:10

Se gli studenti più piccoli devono restare a casa al manifestarsi dei sintomi di influenza, ci sarà probabilmente un’ondata di assenze.
Keystone

In caso di sintomi influenzali, l’UFSP consiglia di restare a casa, una regola che si applica anche ai più giovani. Ci si domanda però se questa misura abbia senso anche per gli allievi delle scuole.

«Le persone che manifestano dei sintomi devono restare a casa», raccomanda l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Questa regola si applica anche agli scolari. Tuttavia, i bambini in particolare hanno spesso la tosse o il naso chiuso durante i mesi più freddi. Se devono restare a casa quando hanno sintomi influenzali, ci sarà probabilmente un’ondata di assenze.

È la situazione che ipotizza Philipp Matthias Bregy, consigliere nazionale PPD del Vallese. In occasione dell'ora delle domande in Parlamento, vuole sapere se questa misura è proporzionata. Se i bambini non devono andare a scuola ogni volta che hanno il raffreddore o la tosse, ci saranno conseguenze notevoli, sia per gli allievi sia per i genitori, sostiene.

Dagmar Rösler, presidente dell’Associazione degli insegnati della Svizzera (LCH), chiede a gran voce una strategia chiara per i bambini al di sotto dei 12 anni. A tal fine, osserva, la questione di quanto i bambini di questa età siano contagiosi per gli altri deve essere finalmente chiarita scientificamente. «Finché non lo sapremo, continueremo a navigare a vista», afferma.

«La Confederazione deve trovare delle risposte»

Parlando della potenziale ondata di assenze, Dagmar Rösler precisa: «Si è sempre evitato di mandare a scuola i bambini piccoli quando sono malati. Ma, fino ad ora, se succedeva, venivano rimandati a casa.»

Quello che è certo, aggiunge, è che i genitori così come gli insegnanti, rispetto agli anni scorsi, sono già più sensibilizzati al riguardo. Così, più bambini, addirittura classi intere, potrebbero essere assenti da scuola, ipotizza ancora Rösler, la quale sostiene che sia ormai tempo di trovare delle risposte.

«L’UFSP deve trovare una soluzione», afferma anche un membro del corpo insegnanti del Canton Berna, intervistato da «Bluewin», il quale precisa che non c’è ancora nulla di conclusivo sulla procedura da seguire nel caso di bambini influenzati. «Per il momento l’unica regola che abbiamo è che uno studente con sintomi influenzali deve andare dal medico e può essere riammesso a scuola solo se il risultato del test è negativo.»

Più lavoro e poca continuità per gli insegnanti

I bambini che sono stati a stretto contatto con uno studente malato non devono essere messi in quarantena finché il test non è positivo, continua l’insegnante, particolarmente preoccupato per quest’inverno. «In questo periodo abbiamo la possibilità di aerare molto le classi: porte e finestre restano aperte. Come faremo quando farà più freddo?»

Il calo delle temperature rappresenterebbe un problema durante la ricreazione. Al momento gli studenti passano molto tempo fuori. «Ma come faremo quando all’improvviso bisognerà riunire tutti nel salone? Sarà difficile tracciare tutti i contatti di una persona malata.»

A questo si aggiunge il fatto che gli studenti assenti a causa di sintomi influenzali o della quarantena imposta hanno diritto spesso a un sostegno individuale. «Nel complesso, in quanto insegnanti, abbiamo più lavoro e meno continuità.»

Evitare un ritorno alla didattica a distanza

La presidente della LCH, conferma che l’organizzazione della vita scolastica si complica ulteriormente. «Prepariamo e ripassiamo le lezioni in presenza. Nello stesso tempo ci sono ancora ragazzi che studiano da casa, dobbiamo quindi assicurarci che il lavoro svolto venga consegnato e corretto.»

Dagmar Rösler però non vuole creare allarme in anticipo. «In tempi "normali", gli insegnanti conoscono già questo fenomeno.»

Quello che è certo è che bisogna evitare ad ogni costo l’insegnamento a distanza, precisa Rösler. Infatti non sarebbe facile per i bambini e i genitori se le lezioni tornassero ad essere a distanza. «Si è già detto abbastanza sugli effetti della didattica in remoto introdotta con urgenza in primavera. Troppi bambini ne hanno sofferto e molti genitori hanno avuto grosse difficoltà», spiega la presidente dell’associazione degli insegnanti.

L’UFSP sembra consapevole del problema. Intervistato sul questo tema, l’ufficio precisa che sono in corso discussioni con i pediatri, soprattutto in vista dell’autunno e dell’inverno. Nuove linee guida per gli studenti dovrebbero essere rese note verso la metà di ottobre.

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