Covid: «vicini a triage pazienti», esperti

pl, ats

7.12.2021 - 15:27

Terapie intensive: la soglia critica potrebbe essere raggiunta entro la fine dell'anno, secondo l'infettivologo Urs Karrer, vicepresidente della Task Force scientifica Covid-19.
Keystone

Il sistema ospedaliero svizzero e le amministrazioni cantonali stanno raggiungendo sempre più i loro limiti. La riduzione della qualità delle cure non è «troppo lontana», e con essa il rischio di dover selezionare i pazienti.

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7.12.2021 - 15:27

Il campanello d'allarme è stato suonato oggi, nella conferenza stampa settimanale degli esperti della Confederazione, da Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dell'associazione nazionale dei medici cantonali.

«Il motore è ormai surriscaldato», ha detto Hauri. Un raffreddamento duraturo non è in vista. Secondo il presidente dei medici cantonali, l'aumento del numero di casi è ancora molto dinamico. Nei test ripetitivi nelle scuole di Zurigo, per esempio, la percentuale di infezioni rilevate è da venti a trenta volte più alta di prima.

Secondo Hauri, questa evoluzione non è inaspettata. Il rischio era già noto quando, una volta che sono stati vaccinati tutti coloro che lo hanno voluto, è stata avviata la fase di normalizzazione.

A questo punto non serve a nulla incolpare gli altri, ha sottolineato Hauri. La responsabilità è di tutti: tutti possono essere colpiti, perché chiunque può trovarsi nella situazione di dipendere dalle cure ospedaliere.

«Conseguenze per tutti»

Se lo sviluppo epidemiologico non viene rallentato rapidamente, questo avrà conseguenze per tutti i pazienti, ha proseguito Urs Karrer, vicepresidente della Task Force scientifica federale.

Negli ospedali vengono attualmente curati due gruppi di pazienti, ha aggiunto Karrer, che è pure primario per le malattie infettive all'ospedale cantonale di Winterthur (ZH). Da una parte persone tra i 40 e i 70 anni che non sono state vaccinate nonostante i fattori di rischio. Il secondo gruppo, più ampio, comprende invece persone tra i 70 e i 90 anni che soffrono di molte malattie pregresse e non hanno ancora ricevuto la terza dose di vaccinazione.

«Possiamo correre ai ripari con la vaccinazione e i richiami, preferibilmente prima di Natale», ha detto Karrer. Attualmente, ci sono 263 persone nei reparti di terapia intensiva. Se la tendenza non si inverte presto, la soglia critica di 400 pazienti nelle cure intense potrebbe essere superata prima della fine di dicembre.

A quel punto scatterebbe il triage dei pazienti: gli standard abituali delle terapie non potrebbero essere assicurati, ha detto l'infettivologo. I dati dell'anno scorso hanno mostrato che in un simile caso, bisognerà fare i conti con un aumento della mortalità fra i pazienti Covid.

«Lo sviluppo può ancora essere influenzato positivamente», ha sottolineato Karrer. In Germania e in Austria, con un livello di immunizzazione simile a quello della Svizzera, le infezioni sono diminuite grazie alle misure per ridurre i contatti.

«Quali siano le misure appropriate è una questione che riguarda le autorità e i politici», ha proseguito Karrer. In una tale situazione, la velocità di attuazione è cruciale. L'effetto delle misure introdotte ieri si vedrà soltanto fra dieci giorni.

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