Dopo la manovra finanziaria «Colpita la classe media», il Governo inglese si difende dall'accusa

SDA

18.11.2022 - 17:00

Jeremy Hunt è stato attaccato da tutte le parti.
Jeremy Hunt è stato attaccato da tutte le parti.
Keystone

Il giorno dopo aver presentato al Parlamento britannico la manovra finanziaria d'autunno, all'insegna di aumenti fiscali generalizzati e un ritorno all'austerità contro la crisi in corso, il cancelliere dello scacchiere Jeremy Hunt si difende.

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18.11.2022 - 17:00

È infatti accusato di aver colpito e penalizzato la classe media del Regno Unito. Le critiche vengono mosse in primo luogo dal laboratorio d'idee indipendente Resolution Foundation, secondo cui il budget del governo conservatore prende di mira i redditi da lavoro. Sotto accusa è finita una misura in particolare: il congelamento per due anni delle soglie di reddito che non verranno aggiornate in linea con l'inflazione.

In risposta, il ministro del tesoro ha ribadito che il suo pacchetto economico è «equo», in quanto sono state protette le categorie più deboli, e che gli interventi di prelievo fiscale (stimati in 25 miliardi di sterline, l'equivalente di 28 miliardi di franchi) non si potevano concentrare solo sui redditi molto alti.

Tutto questo però ha una ricaduta indiscutibile sulle tasche dei britannici, come già ieri aveva sottolineato l'Office for Budget Responsibility (Obr): milioni pagheranno più tasse, mentre si prevede un calo del 7% del reddito disponibile nei prossimi due anni.

«Di male in peggio»

La previsione dell'organismo indipendente non poteva che essere ripresa dalla stampa del Regno, molto critica nei confronti della manovra. Se il progressista «Guardian» non può che condannarla, titolando «di male in peggio» in prima pagina, quotidiani meno apertamente schierati come il «Times» e il «Financial Times» puntano sugli «anni di sofferenza» in arrivo per gli inglesi.

Polemico anche il filo-Tory «Daily Telegraph» che riprende le conclusioni di Resolution Foundation. Ma soprattutto in prima pagina critica Hunt per aver riportato in auge la retorica usata da George Osborne quando era cancelliere dello scacchiere nel governo Tory di David Cameron e si parlava di «conservatorismo compassionevole» e per aver presentato delle politiche paragonabili a quelle dell'ultimo premier laburista, Gordon Brown, che nel 2009 affrontò le conseguenze della crisi nota come «credit crunch» con una manovra incentrata sull'aumento delle tasse.

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