Il conio di bitcoin manda in crisi la rete elettrica in Kazakhistan

SDA

30.11.2021 - 20:00

Creare criptovalute è un'attività con enormi consumi energetici.
Keystone

La fabbricazione di criptovalute, notoriamente energivora, sta mandando in crisi la rete elettrica del Kazakhistan.

SDA

30.11.2021 - 20:00

Secondo il Financial Times, l'operatore elettrico nazionale Kegoc ha detto che inizierà a razionare la fornitura di corrente a 50 aziende registrate ufficialmente come 'miner', entità che cioè si occupano del conio delle criptovalute, dopo che a ottobre hanno mandato in emergenza ben tre centrali. I 'miner' saranno anche i primi a essere disconnessi dalla rete in caso di guasti e blackout.

Secondo le stime governative ufficiali la domanda di energia elettrica è cresciuta dell'8% a livello nazionale nel 2021, rispetto a una media (sempre nazionale e su base annua) del +1-2%. Nel solo mese di ottobre 2021 si sono verificati blackout in sei regioni del paese, che sono stati attribuiti per lo più ai miner abusivi, che organizzano impianti di estrazione nelle proprie case o addirittura nelle fattorie. L'impennata nel consumo di energia sembra sia in parte dovuto al bando della vicina Cina, riguardo qualunque tipo di attività relativo alle criptovalute.

Nonostante il valore delle critpovalute sia altalenante, in molti continuano a scommettere. È di pochi giorni fa l'indiscrezione che il Giappone intende lanciare, entro il 2022, la sua moneta digitale. Il piano è di realizzare una critpovaluta basata sullo yen e appoggiata da un consorzio di circa 70 aziende nipponiche, tra cui le tre principali banche del paese.

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