Finora poche vendite forzate di alberghi, malgrado la pandemia

hm, ats

29.9.2021 - 14:00

A soffrire sono stati in particolare gli alberghi delle città.
Keystone

Sebbene il settore alberghiero sia uno di quelli più colpiti dalla crisi pandemica sono pochi gli hotel che stanno cambiando proprietà.

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29.9.2021 - 14:00

Da un lato la solidità delle riserve e le misure di sostegno hanno mantenuto al minimo le cessioni forzate, mentre dall'altro il quadro incerto frena sia gli acquirenti che i venditori.

«La pandemia ha avuto un effetto profondo sul mercato alberghiero, soprattutto per gli hotel di città, che stavano andando bene e sono stati colpiti duramente», spiega all'agenzia Awp Fredy Hasenmaile, responsabile delle analisi immobiliari di Credit Suisse. Grazie alle riserve e all'efficace sostegno quasi nessuno ha dovuto cedere l'attività: le vendite forzate sono state «inferiori al previsto».

Secondo Gregor Strocka, direttore presso la società di consulenza Jones Lang LaSalle, il coronavirus non ha però cambiato fondamentalmente l'approccio degli investitori nel ramo. «I venditori preferiscono aspettare, perché con la bassa occupazione degli hotel sarebbe un brutto momento per mettere sul mercato l'oggetto», dice Strocka.

Sul fronte inverso molti acquirenti speravano di approfittare dei prezzi scontati per rilevare gli hotel in difficoltà, «ma questo finora non è successo», osserva lo specialista, almeno per gli hotel più grandi, che in genere hanno una forte base di capitale.

Più difficile valutare il prezzo delle strutture

È diventato anche più difficile valutare il prezzo delle strutture. «Le cifre registrate nell'ultimo anno non sono molto rappresentative del potenziale degli hotel, il che porta a volte a difficoltà nel concordare un prezzo di vendita», spiega l'esperto.

«Le incertezze attuali non facilitano la vendita degli hotel», gli fa eco Hasenmaile. Gli investitori opportunisti stanno aspettando «sconti sostanziali di prezzo che i proprietari di hotel finora non sono stati pronti a fare, né sono stati costretti a farlo, grazie alle misure di sostegno», aggiunge. Ma se la difficile situazione persisterà non si può escludere che le «due parti trovino un terreno comune».

Stando a Strocka si assisterà a effetto di recupero quando la situazione si normalizzerà. L'offerta è attualmente «molto limitata» per i prodotti ricercati dagli investitori, cioè gli alberghi delle città, che sono più orientati alla clientela d'affari. La situazione è invece molto diversa nelle regioni alpine, dove l'offerta supera la domanda. «È difficile rendere l'albergo di montagna un prodotto di investimento attraente», dice Strocka.

Mercato svizzero visto di buon occhio dalle catene alberghiere

Il mercato svizzero è visto di buon occhio dalle catene alberghiere internazionali che cercano costantemente di espandersi a Zurigo e Ginevra. Lo conferma il recente esempio del gruppo di Hong Kong Mandarin Oriental, che ha assunto la gestione del Savoy Baur Hotel nella città di Zurigo. «Tuttavia, queste catene si concentrano su un ruolo di gestione, non di investimento».

In generale comunque gli investitori si stanno concentrando sugli immobili tradizionali come uffici, abitazioni e negozi, piuttosto che sugli alberghi. Per gli hotel i cambi di proprietà sono stati rari, mentre si sono verificati dei cambiamento di destinazione, con la conversione in micro-appartamenti.

Pesa anche la situazione generale: mentre gli hotel alpini dovrebbero riprendersi più rapidamente, grazie ai visitatori locali, ci vorranno diversi anni affinché il turismo d'affari torni ai livelli pre-crisi, si è detto convinto Hasenmaile.

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