Shecession, donne a rischio recessione

ATS

19.10.2020 - 17:04

Le donne sono fra le più colpite dalla pandemia.
Source: KEYSTONE/APA/APA/BARBARA GINDL

Shecession è il termine inglese, she-recession, con cui fare i conti sociali ed economici di questi drammatici mesi di pandemia.

Indica la recessione che colpisce le donne molto più degli uomini, nel confronto con la crisi del 2008 invece denominata Hecession o Mancession, a causa della forte perdita di posti di lavoro concentrata nell'edilizia e nell'industria manifatturiera.

Questa volta le donne sono le principali vittime dello sconvolgimento sociale ed economico causato dagli effetti globali del virus. Gli indici di ogni ricerca sul tema, come l'ultima pubblicata su Vox Eu, certificano tutti la stessa cosa, al di là delle percentuali: la crisi da Covid19 è (anche) una crisi di genere. Questa situazione riflette il fatto che le donne sono sovra rappresentate nei settori che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi, come l'assistenza all'infanzia, il commercio e il turismo.

In Italia, secondo i recenti dati dell'Istituto nazionale di statistica (Istat), ci sono 470mila occupate in meno rispetto al secondo trimestre del 2019, di queste 323mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato. «E così torniamo a confermare un dato che ci caratterizza da tempo: un tasso di occupazione femminile sotto il 50%, per precisione al 48,4%«, spiega l'economista Marcella Corsi coordinatrice di Minerva – Laboratorio di studi sulla diversità e le disuguaglianze di genere presso la Sapienza Università di Roma, tra le firme del portale ingenere.it intervenuta al festival di Internazionale 2020, a Ferrara.

La conseguenza della recessione economica è un aumento delle disuguaglianze di genere che rischiano di bruciare anni di conquiste delle donne. «Le donne – osserva la professoressa Corsi – sono state confinate a casa dal telelavoro più frequentemente degli uomini, e questo ha fatto inevitabilmente aumentare i conflitti tra lavoro retribuito e no. In particolare, tra prima e dopo il periodo di confinamento (lockdown) poco è cambiato nella divisione del lavoro all'interno dei nuclei familiari: il lavoro in casa e per i figli è aumentato per tutti, ma per le donne questo è avvenuto in misura maggiore», come attesta un'indagine online, promossa nell'ambito del progetto Counting Women's Work e condotta su un campione di 1000 persone.

«I risultati della indagine, come quelli di ricerche svolte in altri paesi europei suggeriscono la possibilità di una vera rivoluzione, che parta dall'interno delle nostre case, attraverso la definizione di una nuova divisione del lavoro di cura. Ritengo fondamentale – dice Marcella Corsi all'ANSA – che si proceda con l'introduzione di congedi di paternità obbligatori sulla base di quanto fissato dalla Direttiva europea sul work-life balance e come già accade nei paesi scandinavi. La fase economica che sta per aprirsi – spiega la economista – potrebbe essere davvero l'occasione per investire le risorse in arrivo in modo da sanare disuguaglianze croniche nel nostro paese. Disuguaglianze di genere, provenienza, età che in Italia si sommano a un problema di disparità geografica, e che il contagio da Covid19 ha messo pienamente in luce, emerse in tutta la drammaticità. È il momento – sottolinea – di una svolta, per un nuovo rinascimento. Bisogna dare priorità a quei servizi che permettono di soddisfare interessi e bisogni collettivi e liberare il tempo delle donne: scuole a tempo pieno, asili, strutture per anziani, assistenza sanitaria domiciliare».

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