Il filosofo dice

«Il successo nasce più dalla fortuna che dal merito»

SDA

2.6.2022 - 20:00

Il divario tra vincitori e perdenti si è allargato negli ultimi decenni, dice lo specialista.
Keystone

Il successo dipende solo in piccola parte dal merito, dovremmo ricordarci di più che siamo stati aiutati dalla fortuna.

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2.6.2022 - 20:00

Non bastano la bravura o il grande impegno a spiegare perché un calciatore di classe come Lionel Messi guadagni mille volte più di un insegnante o di un infermiere che ha assistito un malato di Covid, molto nasce dal talento che ha per fortuna e non per merito. «La tirannia del merito» è al centro dell'incontro con il filosofo statunitense Michael Sandel, sul palco in un intervento al Festival internazionale dell'economia a Torino.

«Il difetto della meritocrazia sta nel fatto che ci spinge a credere che siamo persone che si sono create da sole, sufficienti a se stesse», afferma il 69enne. «C'è troppa tracotanza. L'umiltà è la virtù civile di cui abbiamo bisogno».

«Il divario tra vincitori e perdenti si è allargato negli ultimi decenni, ci sono crescenti diseguaglianze in termini di reddito e ricchezza. Chi vince dimentica la fortuna che gli ha permesso di raggiungere determinati obiettivi».

Secondo Sandel, uno dei più influenti filosofi al mondo, è sbagliato far credere che la laurea è necessaria per guadagnare bene perché negli Stati Uniti due terzi delle persone non hanno la laurea, la stessa cifra in molti Paesi europei. «È una follia creare un'economia che ha come presupposto che per avere una buona vita serva la laurea che la maggior parte non ha. Dovremmo concentrarci di più su migliorare la vita per tutti a prescindere dalla laurea, riconoscere la dignità del lavoro».

Il filosofo statunitense ha anche sottolineato l'esigenza di «ricostruire luoghi comuni». «Oggi più ricchi e meno ricchi si sono separati sempre di più, non c'è alcun contatto, ci sono sfere di vita separate, facciamo la spesa, preghiamo in luoghi diversi e questo non va bene. Per la democrazia. servono luoghi condivisi», ha osservato.

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