Ancora oggi la Mercedes C111 sembra arrivare dal futuro

Thomas Geiger, dpa

11.11.2020

Era la carta vincente del gioco «Autoquartett»: la Mercedes C111 aveva tutto quello che serviva per sconvolgere il mondo delle auto sportive – ma non è mai stata prodotta in serie. Questo bolide futurista è stato svelato 50 anni fa.

Oggi la navicella spaziale Enterprise sembra piuttosto fuori moda e non si può trattenere un sorriso quando si sente parlare di KITT, la macchina della serie «Supercar 2000», o della DeLorean di «Ritorno al futuro».

Ma quando fa la sua comparsa una Mercedes C111, si ha sempre l’impressione di trovarsi nel futuro. Tuttavia questo bolide color arancio acceso spegne 50 candeline – e non smette di essere un’auto da sogno.

Presentata in due versioni al Salone dell’automobile di Francoforte nell’autunno del 1969 e a quello di Ginevra nella primavera del 1970, questa macchina granturismo con porte ad ala di gabbiano omologate era talmente avanti in materia di design e di tecnologia a quell’epoca che ancora oggi sembra arrivare dal futuro. Non stupisce che abbia rubato la scena a tutte le novità dei saloni.

Una produzione in serie mai ipotizzata

Tuttavia, una sua produzione in serie «non è mai stata prevista», spiega Ralph Wagenknecht, portavoce della Mercdes-Benz Classic. Infatti, nonostante il design completamente innovativo, affidato a Bruno Sacco, la C111 era stata concepita per scopi di ricerca e sperimentazione. Così la dozzina di esemplari declinati in quattro serie di poco differenti costituivano già quasi una produzione notevole, come sottolinea Ralph Wagenknecht, aggiungendo che la maggior parte dei successivi veicoli di ricerca sono rimasti esemplari unici.

L’uso di materiali plastici rinforzati per la struttura della carrozzeria doveva aiutare i progettisti ad acquisire nuove conoscenze, mentre il motore rotativo avrebbe dovuto finito per portare a una svolta, spiega Ralph Wagenknecht in merito alle priorità degli ingegneri.

Per questo motivo la parte posteriore del bolide inizialmente accoglieva motori che contenevano fino a quattro pistoni rotativi, un volume di combustione massimo di 2,4 litri e poteva raggiungere al massimo 257 kW/350 ch. L’esemplare più veloce della C111 riusciva a passare da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi e raggiungeva i 300 km orari.

La crisi petrolifera ha poi messo i bastoni tra le ruote alla Mercedes e ha presto segnato la fine della moda delle auto supersportive e dei record di velocità, mentre l’idea del motore rotativo è stato accantonato definitivamente. Ma non la C111: alla ricerca di alternative efficaci per la trasmissione, la Mercedes ha puntato sul diesel e ha cominciato a smontare l’immagine di «lumaca» che aveva addosso stabilendo nuovi record.

Motori che ruggiscono fino in Puglia

È per portare a termine questa missione che, nel 1976, un gruppo di piloti collaudatori ha percorso la pista circolare di alta velocità a Nardò, in Puglia. Spinti dal motore diesel a cinque cilindri della «/8» ottenendo delle performance oltre due volte più elevate (139 kW/190 ch), quattro piloti hanno stabilito qui 16 record del mondo in 60 ore e hanno terminato le loro prove con un risultato che andava contro ogni previsione: gli strumenti di misurazione, alla fine, riportavano 252 km/h.

Così motivati, gli ingegneri sono ritornati a Nardò due anni dopo con una C111 dotata di una carrozzeria aerodinamica color argento, realizzando 169 kW/230 ch, ha persino superato la soglia dei 300 km/h.

Ma l’ascesa non è finita qui, poiché si è conclusa con la quarta fase di iterazione: equipaggiata con un motore a benzina V8 realizzando circa 367 kW/500 ch, la C111 ha battuto il record del circuito un anno dopo toccando i 404 km orari.

Non sorprende quindi che al termine dei suoi anni di servizio, la C111 non sia rimasta a lungo in garage tra gli altri prototipi prima di trovare posto in un museo. Infatti le porte ad ala di gabbiano color arancio acceso non hanno mai perso il loro splendore. Inoltre l’affascinante esperienza di guida che il bolide offriva si ritrova immediatamente non appena uno degli audaci pensionati riprende servizio. E questo anche se non è installato nessun motore sperimentale o ultraperformante.

Sedili in pelle e climatizzazione

È vero che la C111 è bassa e stretta e che entrare dalle ampie sponde laterali richiede un po' di ginnastica. Ma una volta a bordo, non si ha assolutamente l’impressione di trovarsi in un veicolo esclusivamente studiato a fini di ricerca. Infatti, anche se la pelle si è un po’ rovinata e alcune giunture sono pericolosamente danneggiate, si ritrova ancora tutto il lusso che caratterizza una Mercedes.

All’interno ci sono sedili in pelle con inserti in tessuto decorati con un sublime motivo a scacchi e un sistema di climatizzazione. I progettisti hanno addirittura permesso ai piloti di approfittare dell’autoradio – anche se hanno dovuto installarla in verticale per ragioni di spazio.

Dopo essere saliti su una C111 e averla guidata, si fa ancora più fatica a capire come la Mercedes abbia potuto rifiutare di dare il via libera a questa macchina con porte ad ali di gabbiano. E se le finanze lo consentono, scatta un irrefrenabile desiderio di cambiare la situazione in futuro e di strappare una di queste auto dal museo.

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