Covid: secondo un virologo, non si potrà vaccinare tutti ogni 6 mesi

SDA

4.1.2022 - 15:17

Secondo Pollard, la quarta dose andrebbe riservata ai più vulnerabili.
Keystone

«Non è davvero sostenibile, e probabilmente neppure necessario, pensare di vaccinare il mondo intero ogni 4 o 6 mesi». Parola del professor Andrew Pollard, luminare della virologia e della pediatria britannica.

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4.1.2022 - 15:17

Pollard è fra gli artefici del progetto vaccinale dell'università di Oxford sfociato nei mesi scorsi nella produzione, in partnership con l'azienda farmaceutica anglo-svedese AstraZeneca, del primo vaccino anti-Covid.

«Non siamo nemmeno riusciti a vaccinare (con una singola dose) tutti coloro che vivono in Africa e certo non arriveremo a rendere gestibile la somministrazione di una quarta dose a tutti» nel prossimo futuro, ha insistito sir Andrew in una nuova intervista concessa stavolta a Bbc Radio 4, ribadendo che la necessità di un quarto booster non è ancora «del tutto certa» e semmai andrà per ora riservata alle persone più vulnerabili.

Alle sue parole, di cauto ottimismo anche rispetto all'andamento attuale della pandemia a dispetto dell'impatto della variante Omicron (più contagiosa, ma apparentemente meno pericolosa), fa intanto eco l'atteggiamento attendista del premier Boris Johnson.

Che nel pomeriggio terrà una conferenza stampa di aggiornamento da Downing Street assieme ai consulenti scientifici Patrick Vallance e Chris Whitty, dopo una riunione di governo ad hoc sul dossier Covid da cui non risulta essere emersa l'indicazione di alcuna nuova restrizione oltre quelle previste dal cosiddetto piano B britannico: limitato al ritorno dal mese scorso dell'obbligo della mascherina nei luoghi pubblici (ora esteso anche agli studenti che rientreranno a scuola in Inghilterra dopo le vacanze di Natale) e alla raccomandazione di un rilancio del lavoro da casa ove possibile.

Un piano che resta al momento la strada «corretta», ha anticipato un portavoce governativo, aggiungendo che «nessun dato suggerisce oggi ulteriori restrizioni» modello lockdown: al di là della necessità di affrontare un inevitabile incremento di ricoveri ospedalieri dovuti anche ai contraccolpi «dell'inverno» e la sfida dei buchi di personale nei servizi d'emergenza causato dai contagi Omicron o dall'autoisolamento imposto a chi sia entrato in contatto diretto con persone infettate.

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