Putin arriverà per primo. Armi, cyber security e Ucraina i temi caldi

SDA

15.6.2021 - 21:59

Le tre bandiere, statunitense, russa e svizzera, sventolano a Ginevra.
Le tre bandiere, statunitense, russa e svizzera, sventolano a Ginevra.
KEYSTONE

Prima Vladimir Putin e poi Joe Biden: questo l'ordine di arrivo domani, mercoledì, a Villa La Grange a Ginevra, alle 13.00 ora svizzera, per il primo faccia a faccia tra i due leader, secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca.

SDA

15.6.2021 - 21:59

A riceverli sarà il presidente della Confederazione Guy Parmelin, l'unico che dovrebbe parlare brevemente durante la photo opportunity.

Ci sarà primo un incontro ristretto, con i due leader affiancati dai rispettivi ministri degli esteri (Antony Blinken e Serghiei Lavrov) e un interprete per parte. Poi un incontro più allargato dove Biden e Putin saranno accompagnati da altri cinque dirigenti ciascuno.

In tutto 4-5 ore. Previste alcune pause, ma nessun pasto. Al termine conferenza stampa separata, prima il leader del Cremlino, quindi il presidente statunitense.

Armi, cyber security e Ucraina i temi caldi

La quadra è tutta da trovare. I temi sul tavolo dei negoziati a Ginevra sono tanti: molti rappresentano punti di scontro, ad esempio i diritti umani e il caso Navalny, alcuni invece possono vedere una convergenza d'interessi. E le rispettive delegazioni paiono interessate a concentrarsi proprio su questi.

L'antiproliferazione nucleare e il controllo degli armamenti è senz'altro il dossier dove si potrebbe trovare più facilmente un'intesa. Joe Biden ha prolungato il trattato New START (che regola il numero delle testate nucleari di Mosca e Washington) e ha lanciato segnali importanti su possibili passi ulteriori.

Il Cremlino ha accolto con soddisfazione (con Donald Trump alla Casa Bianca fu un buco nell'acqua). Qui si potrebbe aprire qualche spiraglio per un nuovo accordo sui missili a media e corta gittata (il defunto INF) e, magari, l'apertura di un tavolo sui super-vettori, le arme ipersoniche di ultima concezione.

Mosca, sostengono diversi analisti, è avanti rispetto a Usa e Cina nel loro impiego e non ha pregiudizi a parlarne. Nel campo del controllo degli armamenti l'altro aspetto molto caro al Cremlino è la regolamentazione del cyber-spazio, dove si vuole avviare un processo di de-escalation simile a quanto avvenuto per le armi atomiche negli anni Ottanta del Novecento.

Molto spinoso, ma cruciale per Mosca, è poi il tema del fronte occidentale. Ovvero l'Europa dell'Est. Con l'addentellato, naturalmente, del conflitto congelato nel Donbass. L'ingresso nella Nato dell'Ucraina è fumo negli occhi per Putin. E la Bielorussia deve restare nell'area d'influenza russa. La questione è rubricata nella dicitura 'affari regionali', ma qui l'intesa sarà molto più dura (per non dire impossibile). A meno che non si resusciti il consiglio Nato-Russia. Si vedrà.

Stando alle informazioni della vigilia al vertice Putin e Biden parleranno anche di cooperazione economica, clima, Artico - sono in aumento le frizioni nel profondo nord - e lotta al coronavirus; sarà inoltre riservato spazio per Siria, Libia, Nagorno-Karabakh e l'accordo nucleare iraniano (dove pure ci potrebbero essere sorprese).

I summit che hanno segnato la storia

Il summit di domani a Ginevra tra Putin e Biden si svolge in un momento di grande tensione tra Russia e Usa. Nei passati decenni le relazioni tra Mosca e Washington hanno attraversato periodi di scontro e altri di maggiore comprensione. I vertici tra i leader della Casa Bianca e quelli del Cremlino hanno inevitabilmente seguito questo andamento, segnando a volte intese storiche.

Sul finire della Seconda guerra mondiale, i leader di Urss, Usa e Gran Bretagna si vedono a Yalta e a Potsdam. Inizia così la spartizione del mondo in due blocchi dopo la sconfitta del nazismo. Una cortina di ferro cala sull'Europa e per 14 anni i leader di Mosca e Washington non si incontrano.

Bisogna aspettare il 1959 perché Krusciov diventi il primo segretario del Pcus ad andare negli Usa. Due anni dopo, nel giugno del 1961, Krusciov incontra Kennedy a Vienna. A dominare i colloqui è la situazione a Berlino, dove la Germania Est non è in grado di fermare l'esodo verso Ovest.

Da lì a poco sarà eretto il Muro di Berlino e inizierà la crisi dei missili di Cuba, che farà temere un conflitto armato tra le due superpotenze. I rapporti tra Urss e Usa restano difficili anche negli anni a venire, ma tra il 1970 e il 1974 Nixon e Brezhnev si incontrano due volte a Mosca e una a Washington e concordano due intese per limitare le testate nucleari.

Con l'ascesa al potere del padre della perestrojka, Gorbaciov, comincia un periodo di distensione e si mette gradualmente fine alla Guerra Fredda. Storico è il summit di Reykjavik del 1986, che pone alcune basi per futuri accordi sul disarmo nucleare.

L'Urss però crolla pochi anni dopo e negli anni '90 Eltsin è il presidente di una neonata Federazione Russa economicamente instabile. Nel loro primo incontro, nel 1993 a Vancouver, lui e Bill Clinton rilasciano una dichiarazione congiunta sulla promozione della democrazia. Ma il 31 dicembre del 1999 Eltsin consegna le chiavi del Cremlino a Putin, il cui potere presto diventa quasi illimitato e di certo poco democratico.

George W. Bush parla con l'ex ufficiale del Kgb in Slovenia nel 2001: "L'ho guardato negli occhi e ho visto la sua anima", dice, definendo Putin "un uomo diretto, che ispira fiducia". I rapporti tra Russia e Usa si fanno però sempre più freddi. Obama inizialmente cerca di instaurare un dialogo con l'allora presidente Medvedev e nel 2009 la segretaria di Stato Usa Hillary Clinton incontra il ministro degli Esteri russo Lavrov portando con sé un pulsante rosso con la scritta 'Reset'.

Non cambia però molto e nel 2014 l'annessione russa della Crimea e la guerra in Ucraina fanno sprofondare ancora di più le relazioni tra Mosca e Occidente. La Russia viene anche accusata di interferenze per favorire Trump alle presidenziali del 2016. In un summit a Helsinki con Putin nel 2018 è però lo stesso Trump a difendere di fatto il Cremlino contraddicendo la propria intelligence, salvo poi dire di essere stato frainteso. Con Biden presidente, Putin pare aver trovato un interlocutore più tosto alla Casa Bianca.