Il giorno in cui il muro di Berlino ha iniziato a vacillare

tsha

5.11.2019 - 17:18

Nei giorni seguenti alla caduta del muro di Berlino, i cittadini della Germania Est hanno lasciato esplodere la loro rabbia.
Keystone

Il muro di Berlino è caduto il 9 novembre 1989. Ma già qualche giorno prima erano comparse le prime irreparabili incrinature.

Ci sono innanzitutto due eventi che oggi colleghiamo all’autunno 1989. Il 30 settembre il ministro degli Affari Esteri della Germania Ovest dell’epoca, Hans-Friedrich Genscher, annuncia a centinaia di cittadini della Germania Est, rifugiatisi nell’ambasciata occidentale, che sarebbero potuti partire per la Repubblica Federale Tedesca. Neanche un mese e mezzo dopo, il 9 novembre, cade il muro di Berlino.

Tra queste due date, ci fu il 3 novembre: quel giorno di 30 anni fa fu «il momento decisivo nella caduta della cortina di ferro per i cittadini della Germania Est», osserva Karel Vodička, politologo all’istituto Hannah-Arendt per la ricerca sul totalitarismo all’università tecnica di Dresda (Germania).

Un passo indietro: il 4 settembre 1989 cominciano a Lipsia le manifestazioni del lunedì. Diverse migliaia di cittadini tedeschi orientali reclamano la libertà di circolazione e la democratizzazione del loro paese. C'è grande tensione: durante tutta l’estate, molti si sono già rifugiati presso l'ambasciata della Germania Ovest a Praga.

La situazione continua ad aggravarsi fino alla fine del mese di settembre. Fino a 4000 persone invadono la zona dell’ambasciata in condizioni igieniche deplorevoli. Nella serata del 30 settembre finalmente giunge a Praga il ministro federale degli Affari esteri, Hans-Dietrich Genscher.

Acclamato da migliaia di perone, il politico annuncia dal balcone dell’ambasciata che tutti i presenti nell’istituto diplomatico possono partire verso occidente. Poco dopo, i primi treni pieni di rifugiati della Germania Est lasciano Praga diretti verso ovest.

La fuga da Praga

Mentre, nei giorni seguenti, migliaia di altri cittadini della Germania Est giungono all’ambasciata e riescono quindi a raggiungere l’ovest, i dirigenti a Berlino Est reagiscono instaurando l’obbligo di visto per la Cecoslovacchia. Fino a quel momento, i tedeschi orientali non ne avevano avuto bisogno trattandosi di un paese fratello della loro Repubblica Democratica Tedesca. Ma l’obbligo di visto ha vita breve.

Dal primo novembre, infatti, è nouvamente sufficiente una carta di identità per passare dalla RDT alla Cecoslovacchia. La notizia si diffonde rapidamente nella Germania Est, provocando un nuovo esodo. Soltanto due giorni dopo, il 3 novembre 1989, 5000 persone giungono davanti all’ambasciata della Germania Ovest a Praga. Circa altri 8000 tedeschi orientali sono in cammino...

Ciò che successe di lì a breve, fino a quel momento era sembrato impossibile. Il segretario generale del Partito comunista cecoslovacco, Miloš Jakeš, propone di autorizzare sistematicamente i cittadini della Germania Est ad abbandonare la Cecoslovacchia per un paese terzo a loro scelta. Dopo l'approvazione del ministro degli Affari esteri della RDT Oskar Fischer, la proposta passa al vaglio di Georg Krenz, il capo del SED (Partito di Unità socialista tedesco).

E infatti, nella serata del 3 novembre 1989, Krenz accetta il piano del collega cecoslovacco. Per la prima volta, i cittadini della Germania Est dispongono di un mezzo ufficiale per raggiungere l’Ovest. Basta solo fare scalo a Praga.

«Come va? – In cammino per Praga!»

«In seguito a questa decisione gravida di conseguenze del Politbüro del SED non ci saranno più cortine di ferro né muri per i cittadini della Germania Est», afferma il politologo Karel Vodička. Il muro di Berlino è caduto, almeno in parte.

Nei giorni seguenti il 3 novembre, diverse migliaia di cittadini della Germania Est abbandonano il loro paese. «Come va? – In cammino per Praga!» diventa un’espressione alla moda. Nella capitale cecoslovacca, la reazione all’afflusso di rifugiati è rapida. Non è ormai più necessario fare tappa all’ambasciata della Germania Ovest.

Ora invece, impiegati dell’ambasciata e soccorritori della Croce Rossa cecoslovacca attendono i nuovi arrivi dalla Germania Est alla stazione centrale di Praga, dove i passeggeri possono immediatamente cambiare treno per recarsi nella Germania Ovest. In cinque giorni, 62’500 persone lasciano la Repubblica Democratica Tedesca diretti verso occidente.

Parole storiche

Il 9 novembre, i dirigenti della Germania Est decidono di autorizzare il viaggio ad Ovest senza passare dalla Cecoslovacchia, menzionando espressamente le condizioni di Praga.

«E questa è la ragione per cui abbiamo deciso oggi di accordarci su una regolamentazione che permetta a qualunque cittadino della Germania Est di lasciare la Repubblica Democratica Tedesca attraverso i punti di passaggio frontalieri», dichiara quella sera Günter Schabowski, membro del Politbüro del SED, durante una conferenza stampa divenuta mitica.

Poco dopo, la domanda di un giornalista dà luogo a una delle frasi più leggendarie della storia tedesca: «Per quanto io sappia, ciò entra in vigore… immediatamente, senza proroghe.» Soltanto qualche ora dopo, il muro di Berlino appartiene ormai al passato.

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