Coronavirus: Leicester bloccata

ATS

30.6.2020 - 12:34

Il premier britannico Boris Johnson
Source: KEYSTONE/EPA/WILL OLIVER

Smette di crescere, in maniera statisticamente rilevabile, il tasso delle morti in eccesso nel Regno Unito registrate dall'inizio della pandemia di coronavirus rispetto alle medie degli anni precedenti.

Lo rivelano gli ultimi dati dell'Ons, l'istituto di statistica britannico, aggiornati al 19 giugno, lasciando sostanzialmente invariata la cifra a 65.000 decessi in più: circa 54.000 dei quali considerati riconducibili come causa certa o almeno probabile al Covid-19.

L'indicazione conferma la tendenza al calo dei contagi nel Paese, seppure con l'eccezione di focolai locali. In particolare quello di Leicester (Inghilterra centrale), dove il governo conservatore di Boris Johnson questa volta non ha esitato a reintrodurre da oggi un lockdown pieno dopo l'impennata di test positivi (ben il 29% di quelli eseguiti nelle ultime due settimane censite).

Da oggi in città sono di nuovo chiusi i negozi non essenziali, mentre sono vietati i viaggi non indispensabili in arrivo e partenza. Da giovedì saranno chiuse inoltre quelle scuole parzialmente aperte a inizio giugno, mentre la ripresa locale delle attività di pub, ristoranti e hotel, prevista nel resto dell'Inghilterra dal 4 luglio, è stata rimandata di almeno ulteriori due settimane.

Il blocco è stato imposto dal governo nazionale – in forza della legislazione d'emergenza approvata per la pandemia – al sindaco laburista, Peter Soulsby: allineatosi solo ieri sera dopo un ultimo colloquio col ministro della Sanità, Matt Hancock.

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