Espatriati preoccupati

Donne iraniane minacciate di «prigione, stupro e morte»

Di Philipp Dahm

1.10.2022

Un cartello con la fotografia di Mahsa Amini durante una protesta per la sua morte a Berlino il 28 settembre.
Un cartello con la fotografia di Mahsa Amini durante una protesta per la sua morte a Berlino il 28 settembre.
KEYSTONE/AP Photo/Markus Schreiber

Da giorni, Nilofar e Michael, che sono in Svizzera, non riescono a collegarsi con l'Iran. Sono molto preoccupati per la loro famiglia. E, soprattutto, provano rabbia per il regime attuato da Teheran.

Di Philipp Dahm

1.10.2022

I coniugi Nilofar e Michael (i nomi sono stati cambiati) vivono in Svizzera, ma i loro pensieri sono in Iran. Ora più che mai. La coppia teme per la sicurezza dei parenti che vivono in una città iraniana con milioni di abitanti.

Non ricevono notizie da giorni, perché il regime sta bloccando i social media e internet per evitare che i gravi disordini che attanagliano il Paese dall'omicidio di Masha Amini si diffondano ancora di più. «Di solito ho contatti con l'Iran ogni giorno dato che mia madre è molto anziana», dice Nilofar.

Per chi è più preoccupata? «Soprattutto per i giovani. È brutale: le donne vengono tirate per i capelli. Ci sono anche degli spari». Quando le viene chiesto cosa succede alle donne che vengono arrestate, Michael prende la parola e risponde: «Prigione, stupro, morte».

«Portate via e rinchiuse»

Nilofar stessa non torna da tempo nella sua vecchia casa. «Sono impegnata su Facebook, Twitter e Instagram da sei anni», spiega. «Guardo molte notizie e scrivo le mie opinioni. Da quando ho iniziato a farlo ho paura di recarmi in Iran».

Chiunque entri nel Paese viene controllato scrupolosamente, racconta Nilofar: «Ti perquisiscono e ti controllano la valigia e il cellulare. Se sei nato in Iran e vuoi volare in Iran, oltre al passaporto svizzero devi avere un passaporto iraniano valido. Per ottenerne uno o per rinnovarlo è necessario prima firmare un documento rilasciato dal consolato che dichiara che sei d'accordo con il regime. Dato che io non sono d'accordo, mi astengo dal viaggiare in Iran».

Michael concorda con la moglie: «Una volta ho sperimentato come vengono trattate le persone. Un giovane all'aeroporto voleva aiutare la sorella a portare la valigia al check-in. Gliel'hanno impedito. Quando ha spiegato che era una sua parente, l'hanno subito portato via e rinchiuso».

«La polizia religiosa punisce ogni minima cosa»

La polizia religiosa punisce «ogni minima cosa», spiega Michael: «Spesso gesti che per noi sono banali». Racconta di una passeggiata sul Golfo Persico, sulla Costa Azzurra iraniana. «Mia moglie ha arrotolato un po' i jeans mentre camminavamo sulla sabbia. Abbiamo lasciato la spiaggia e immediatamente la polizia è arrivata e le ha intimato di abbassarsi i pantaloni e mettersi le scarpe».

Michael spiega che può sembrare una cosa da poco, ma l'episodio dimostra come funziona il regime. Il Paese è bellissimo, la gente meravigliosa. «Ma hanno paura: sono disarmati di fronte a un sistema brutale che può fare quello che vuole con chiunque. Le ragazze vengono tolte dalla strada senza motivo. E poi rinchiuse. Nel migliore dei casi vengono picchiate, nel peggiore vengono violentate e scompaiono senza ricomparire mai più».

Buenos Aires, 27 settembre: l'omicidio di Masha Amini è un problema anche in Argentina.
Buenos Aires, 27 settembre: l'omicidio di Masha Amini è un problema anche in Argentina.
KEYSTONE/AP Photo/Natacha Pisarenko

Il marito di Nilofar è stato in Iran sette volte tra il 2010 e il 2017. «Quando mi sono recato nel Paese per la prima volta, nel 2010, negli scambi di denaro per strada un euro costava 12.800 rial. L'ultima volta che ci sono andato, nel 2017, un euro valeva già 200.000 rial». Michael sostiene che le sanzioni non servirebbero a nulla: a soffrire di più sarebbero la classe media e le classi più basse. «I ricchi possono ottenere tutto, sia in Iran che fuori».

Il 20% della popolazione sostiene il regime

«Quando Hassan Rouhani è stato eletto, nel 2013, la gente sperava che il sistema sarebbe diventato più tollerante», dice Nilofar. «Si aveva anche l'impressione che sarebbe diventato più moderato. Ma negli ultimi cinque anni è invece diventato sempre più brutale. Si è distanziato dai valori della gente comune». Anche se non tutti sono contro il regime, ovviamente.

«Si può stimare che circa il 20% della gente sostenga il regime», spiega Michael. «C'è anche un enorme apparato con molte forze di sicurezza e di polizia e gruppi paramilitari. Tutti traggono profitto dal sistema dei mullah. Contribuiscono a mantenere il regime al potere in cambio di denaro».

Michael vorrebbe che l'Occidente facesse di più contro chi controlla un simile sistema. Gli dà fastidio che i membri e i collaboratori del regime facciano studiare i figli all'estero o trasferiscano i loro soldi fuori dalla nazione. «Fa male quando vedi che la popolazione iraniana sopravvive con il minimo vitale».

«Ci vorrebbe la mobilitazione di milioni di persone»

Nilofar vorrebbe anche che si prendesse una posizione più dura nei confronti di Teheran. Anche la stessa Svizzera: «Nel luglio 2018, il presidente iraniano Hassan Rohan ha visitato Berna. L'ho visto in televisione e mi sono molto irritata: vorrei che la Svizzera non firmasse nessun accordo con il regime».

È sicura che firmare accordi «con queste persone, con Vladimir Putin o Nicolas Maduro» rafforzerebbe il potere delle dittature. Il regime potrebbe cadere a causa dei nuovi disordini? «Se le proteste aumentassero in tutte le città, lo Stato totalitario si paralizzerebbe», riflette Michael.

Ma: «Per questo, milioni di persone dovrebbero mobilitarsi. E se il regime riuscirà a resistere nelle grandi città di Teheran, Esfahan e Mashhad e persino a respingere la popolazione, la resistenza crollerà di nuovo in fretta. Dipende tutto dal popolo iraniano».