Conferenza di Parigi

Draghi e Macron blindano il voto in Libia, via i mercenari

SDA

12.11.2021 - 21:38

Da sinistra: il presidente francese Emmanuel Macron, il premier italiano Mario Draghi e il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah.
Da sinistra: il presidente francese Emmanuel Macron, il premier italiano Mario Draghi e il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah.
Keystone

Roma stringe l'asse con Parigi sulla Libia: Mario Draghi e Emmanuel Macron, al termine della Conferenza di Parigi con Angela Merkel e i vertici libici, dettano una linea comune.

SDA

12.11.2021 - 21:38

Che punta a blindare la data delle elezioni presidenziali e legislative «libere» al 24 dicembre accelerando la legge elettorale, a togliere dal campo i mercenari, e a garantire la stabilizzazione.

Anche guardando ai diritti umani e all'emergenza migranti con il premier italiano che parla di «sbarchi in Italia insostenibili», chiamando ancora una volta l'Ue alle sue responsabilità. E invitando a investire nel Paese «per creare condizioni più umane» sul fronte di quei flussi che molto spesso non hanno origine nel Paese nordafricano ma in quelli vicini.

«Ora tocca ai libici»

«Nasce oggi a Parigi un futuro radioso per il popolo libico», sottolineano al Menfi e Dabaiba, presidente del Consiglio presidenziale e capo del governo libici – schierati su opposte posizioni -, appoggiando la determinazione internazionale a giungere alle elezioni del 24 dicembre.

Anche a costo di infliggere vere e proprie «sanzioni» a chiunque, fuori o dentro la Libia, dovesse ostacolare – è scritto nero su bianco nel comunicato finale – il processo elettorale.

Si deve votare il 24 dicembre, su questo principio sono tutti uniti, e «ora tocca alle autorità libiche», ha detto Macron nella conferenza stampa finale. Un concetto sottolineato durante le trattative da Mario Draghi: «E' la volontà chiara del popolo libico come dimostra la registrazione di circa 3 milioni di elettori. Dopo anni di conflitto il popolo libico deve potersi esprimere in elezioni libere, trasparenti e credibili».

«Russia e Turchia ritirino mercenari»

Il «secondo pilastro» per la stabilizzazione, ha detto Macron, è la fine delle lotte intestine nel Paese e in particolare «l'uscita dei mercenari stranieri: si comincia in questi giorni con la partenza di 300 mercenari – ha detto il presidente francese – ma è soltanto l'inizio». Russia e Turchia devono ritirarli «senza ulteriori ritardi», ha aggiunto mentre Ankara a Parigi ancora una volta si è mostrata fredda.

Anche Draghi ha ribadito che «il ritiro di alcuni mercenari stranieri prima delle elezioni aiuterebbe a rafforzare la fiducia fra le parti». Il premier italiano ha quindi sollecitato che si proceda subito – «nei prossimi giorni, non nelle prossime settimane» – a mettere a punto la legge elettorale per consentire il voto nei tempi auspicati.

E dopo le elezioni, i passi da compiere devono quindi essere la riforma del sistema di sicurezza e il reintegro dei combattenti libici: «L'Italia è pronta a fornire il proprio sostegno», ha assicurato il presidente del Consiglio.

Alla conferenza di Parigi, che si è svolta alla Maison de la Chimie – a due passi dall'Assemblée Nationale – in un quartiere blindato fin dalla serata di ieri, hanno partecipato per la prima volta in un vertice sulla Libia – oltre ai copresidenti (Italia, Francia, Germania e Libia) – gli altri membri del formato della Conferenza di Berlino (Algeria, Cina, Egitto, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America) ma anche i Paesi confinanti della Libia (Niger, Ciad, Marocco) e altri non coinvolti nei precedenti appuntamenti, come Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Qatar, Giordania e Kuwait.

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