Accusato di tortura e violazioni dei diritti umani punta alla guida dell'Interpol

SDA

22.11.2021 - 20:15

Due cittadini britannici hanno denunciato il trattamento subito negli Emirati.
Keystone

L'uomo che potrebbe finire alla guida dell'Interpol è un generale emiratino accusato di tortura e violazioni dei diritti umani.

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22.11.2021 - 20:15

Naser Ahmed al Raisi, attuale ispettore generale del Ministero dell'Interno del Paese, punta alla presidenza della principale organizzazione internazionale di contrasto al crimine e, secondo le previsioni, nel voto di giovedì a Istanbul è favorito rispetto all'altra candidata e attuale vicepresidente dell'Interpol, la ceca Sarka Havrankova.

Eppure il generale rischia di trovarsi ad avere problemi con la giustizia turca, e non solo: l'autorizzazione a procedere con un'inchiesta per tortura nei suoi confronti è stata chiesta oggi al ministero della Giustizia di Ankara dalla procura della metropoli sul Bosforo, dopo la denuncia di due cittadini britannici. E su di lui pesano anche accuse presentate davanti alle magistrature di altri quattro Paesi, tra cui la Francia, dove ha sede l'Interpol.

«Sono stato 7 mesi in regime di isolamento. Ho subito abusi fisici. Mi costringevano a prendere Ritalin (uno psicostimolante, ndr) e tranquillanti, sono tuttora dipendente da questi farmaci», ha raccontato oggi in una conferenza stampa a Istanbul Matthew Hedges, cittadino britannico, parlando della sua prigionia negli Emirati, dove venne catturato nel 2018 con l'accusa di spionaggio mentre vi si trovava come ricercatore per completare la sua tesi di dottorato.

Denuncia alle autorità turche

L'uomo ha presentato una denuncia alle autorità turche insieme al connazionale Ali Issa Ahmad, che ha raccontato di aver subito un trattamento simile nel 2019: era negli Emirati per una partita di calcio quando è stato catturato dalle forze di sicurezza, che gli hanno strappato via con un coltello la maglietta della squadra del Qatar che indossava e l'hanno poi privato di acqua e cibo per due giorni.

Raisi è da tempo nel mirino di varie associazioni per i diritti umani, che denunciano sue responsabilità negli arresti di dissidenti e nell'abuso di avvisi rossi ('red notice'), emessi in quanto parte del comitato esecutivo dell'Interpol, oltre che la presunta tolleranza per le torture nella carceri del suo Paese. Accuse cui il generale ha replicato definendo «la protezione dei diritti umani come una delle priorità per gli Emirati».

«Ci auguriamo che il vertice di Istanbul», che si apre domani, «non venga ricordato come una macchia nella storia dell'Interpol», ha affermato l'avvocato dei due britannici, Rodney Dixon, ricordando che Raisi non gode di alcuna immunità e quindi non ci sarebbero impedimenti per un suo arresto. Ankara, ha sottolineato il legale, può avviare un'inchiesta e arrestare cittadini stranieri per crimini come la tortura, anche se perpetrati al di fuori della Turchia e anche se le vittime non sono cittadini turchi.

Aperto anche il processo contro gli agenti sauditi

Su queste basi è stato aperto anche il processo contro gli agenti sauditi accusati di aver ucciso il giornalista Jamal Khashoggi nel consolato di Riad a Istanbul nel 2018, di cui domani si terrà una nuova udienza a Istanbul.

Ma proprio alla vigilia del voto dell'Interpol, in Turchia è atteso il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed al Nahyan (Mbz), per un incontro con il presidente Recep Tayyip Erdogan che dovrebbe segnare l'ultimo passo nel percorso di riconciliazione tra Turchia ed Emirati dopo anni di tensioni.

Il generale emiratino non è l'unico candidato controverso alla dirigenza dell'Interpol. Polemiche hanno investito anche il funzionario cinese Hu Binchen, che punta ad ottenere un posto nel comitato esecutivo ma è contestato in particolare dalle associazioni degli uiguri, la minoranza islamica dello Xinjiang, che da anni denunciano una repressione di massa da parte di Pechino.

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