Il covid-19 fa esplodere il numero di decessi legati alla droga

AP/phi

24.11.2020

Un tossicodipendente mette una striscia reattiva al fentanil in un mix di droghe.
Keystone

Negli Stati Uniti il numero di morti legati alla droga raggiunge livelli record. Secondo gli esperti questa situazione è legata alla pandemia, che ha portato all’interruzione delle terapie e a un’offerta più pericolosa. Gli Stati Uniti però sono colpiti da tempo da una crisi degli oppioidi.

Seguiva una terapia di gruppo, aveva un lavoro e amava il suo nipotino: Matthew Davidson se la cavava piuttosto bene nella sua lotta contro la tossicodipendenza. Poi è arrivato il coronavirus. L’uomo di 31 anni ha perso il lavoro e le sedute di terapia sono state annullate. Il 25 maggio la sua ragazza l’ha trovato morto di overdose a casa sua.

Il caso di Matthew Davidson è uno dei tanti in Kentucky. In primavera nello Stato si è registrato un aumento dei decessi legati alla droga: per quanto riguarda i morti di overdose, maggio 2020 è stato il più devastante negli ultimi cinque anni. A fine agosto, il Kentucky avevano visto quasi tanti decessi per overdose quanti ne aveva registrati in tutto il 2019.

Non solo in Kentucky

E il Kentucky non è un caso isolato. Benché i dati su scala nazionale non siano completi, le cifre disponibili lasciano intendere che gli Stati Uniti stanno andando verso un record assoluto in materia di decessi legati alla droga. Come lamentano gli esperti di tossicodipendenza, la pandemia da coronavirus ha messo i tossicodipendenti in una situazione di stress, li ha spinti all’isolamento e hanno interrotto sia le terapie sia i programmi di disintossicazione.

La pandemia avrebbe anche contribuito a rendere l’offerta di droghe illecite più pericolosa. L’agenzia di stampa AP ha esaminato i dati relativi ai decessi legati alla droga in nove Stati rendendo note le cifre più recenti: il Kentucky ma anche il Colorado, il Connecticut, il Massachusetts, il Missouri, il New Jersey, il Rhode Island, il Texas e Washington.

La maggior parte dei dati ha permesso di stilare dei confronti con gli anni precedenti e ha mostrato che il numero di decessi per overdose avvenuti in primavera e in estate era, a volte, molto più alto rispetto agli stessi mesi del 2019.

A La Quinta, in California, Brittaney Biggers riconosce l’odore del fratello, morto di overdose, su un suo capo di abbigliamento.
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In Connecticut per esempio il numero inziale di decessi per overdose è aumentato di oltre il 19%, fino alla fine di luglio, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Fino a fine agosto questa cifra era superiore del 9% nello Stato di Washington, del 28% in Colorado e del 30% in Kentucky.

Verso un nuovo record

Prima dell’emergenza dovuta al coronavirus, gli Stati Uniti stavano già attraversando la peggior crisi legata agli stupefacenti della loro storia. Nel 2019 si è toccato il tragico record di 71'000 decessi per overdose. E la tendenza è in aumento. Da aprile 2019 a marzo 2020 le autorità hanno registrato circa 74'000 casi – da aprile 2018 a marzo 2019 la cifra si attestava a 68'000 casi.

A Coalton, in Ohio, Eddie Davis davanti alla tomba del figlio: anche Jeremy non è sopravvissuto a un’overdose.
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Anche senza la pandemia quindi quella del 2020 sarebbe stata probabilmente un’annata nera, ritiene Dana Quesinberry dell’Università del Kentucky. Tuttavia il coronavirus ha contribuito ad aggravare la crisi delle overdose, precisa, anche se serviranno anni di ricerche per capire come.

Oltre ai rapporti delle autopsie, c’è un altro indicatore che dimostra l’aumento del numero dei decessi legati al consumo di droga. Il progetto ODMAP analizza le chiamate di emergenza per casi sospetti di overdose in 49 Stati. Il 62% del totale dei distretti statunitensi che trasmettono i dati relativi al progetto hanno registrato un aumento dopo l’applicazione delle misure di confinamento nell’ambito della lotta contro il coronavirus.

«Il COVID-19 ha aggravato l’offerta di droghe illegali»

A livello nazionale tutti gli indicatori mostrano un incremento del consumo di droga e quindi purtroppo anche del numero di overdose, afferma Jeff Beeson, vicedirettore di un programma federale che supervisiona l’ODMAP. Non sono ancora disponibili i dati completi sulle sostanze utilizzate dai tossicodipendenti morti nel 2020. Tuttavia il fentanil, un analgesico oppioide, e il crystal meth sono generalmente considerate le droghe più letali negli Stati Uniti.

Parenti di vittime della droga manifestano davanti all’università di Harvard a Cambridge, nell’aprile del 2019.
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A metà degli anni ’90 il numero di decessi legati alla droga è aumentato a causa di un abuso di analgesici soggetti a prescrizione. I tossicodipendenti si sono poi progressivamente indirizzati verso droghe meno care vendute per strada, come l’eroina e il fentanil, più letali. Nel 2015 l’eroina ha causato più vittime rispetto ad analgesici soggetti a prescrizione e altre droghe. Nel 2016 il fentanil e le sostanze affini sono diventati le droghe più mortali.

La pandemia ha avuto un impatto sull’importazione illegale negli Stati Uniti, spiega il professor Mark Tyndall, dell’Università della British Columbia, specialista in overdose. Il commercio di crystal meth e fentanil invece è aumentato. «Nel complesso, il COVID-19 ha aggravato l’offerta di droghe illegali, rendendola ancora più letale», afferma Mark Tyndall. «Il rischio di iniettarsi veleno è ancora più alto di quanto non lo fosse prima del COVID-19.»

«Quando [l’aiuto] viene meno, arrivano i problemi»

L’impatto della pandemia sulle terapie e l’accesso all’assistenza non devono essere sottovalutati. A causa delle misure di confinamento, molti servizi erano disponibili solo online – cosa che rappresenta una sfida per molti tossicodipendenti, nella misura in cui il senso di vicinanza costituisce una spinta importante nella prospettiva di un recupero, come spiega Robert Pack della East Tennessee State University.

Perdita del lavoro, isolamento, depressione - durante la pandemia, le persone interessate sono colpite «su tutti i fronti», aggiunge. Questa è stato anche il caso di Matthew Davidson del Kentucky. Certamente non ha superato un’overdose di fentanil ma la cugina Melanie Wyatt ritiene che all’origine della sua morte ci sia la pandemia. «Se non ci fosse stato questo isolamento, qualcuno sarebbe potuto stare con Matthew. Qualcuno sarebbe potuto essere lì per salvarlo.»

La terapia di gruppo gli aveva dato un grande sostegno, al contrario delle sedute a distanza organizzate durante la crisi da coronavirus, spiega. Per i tossicodipendenti in via di recupero, la presenza di una cerchia di aiuto sana e lucida è la cosa più importante. «Quando l’aiuto viene meno, arrivano i problemi.»

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