Freno all'espansione

La Nato respinge le richieste russe, ma dice sì al dialogo

SDA

12.1.2022 - 18:21

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.
Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.
Keystone

A Bruxelles i 30 Paesi della Nato, come del resto gli Stati Uniti a Ginevra, hanno respinto al mittente le richieste della Russia di fornire «garanzie certe» su un freno all'espansione dell'Alleanza Atlantica, in particolare a Ucraina e Georgia.

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12.1.2022 - 18:21

«Non scenderemo a compromessi sui nostri principi fondanti», ha detto nero su bianco il segretario generale Jens Stoltenberg al termine dell'atteso Consiglio Nato-Russia (resuscitato dopo oltre due anni di coma).

Sul resto, poi, si può trattare e gli alleati hanno già offerto ai russi alcuni spunti, compreso un possibile cronoprogramma di futuri incontri. Ma la delegazione di Mosca «non era nella posizione» di dare una risposta. Traduzione: la palla è nelle mani di Vladimir Putin.

In Russia, si sa, è lo zar che decide in materia di politica estera e al di là del galateo diplomatico il fatto è uno solo: siamo al muro contro muro. Dal Cremlino al momento arrivano parole alquanto misurate. Il portavoce di Putin dice di voler aspettare «i risultati dei negoziati» prima di parlare di possibili «prezzi da pagare» e chiarisce che la Russia non accetta, né impone, la logica degli «ultimatum».

«Abbiamo notato le dichiarazioni aggressive degli Stati Uniti in questi giorni e ne capiamo il perché», ha però notato Dmitry Peskov, ricordando che «il dialogo per il dialogo» interessa poco a Mosca, l'obiettivo è arrivare a dei «risultati». E al momento, secondo il punto di vista russo, non ce ne sono.

Si tratta di una strategia negoziale?

Poi certo bisogna capire se si tratta di una strategia negoziale. Stoltenberg ha parlato di possibili intese sul «controllo degli armamenti, limitazioni reciproche e verificabili sui missili, la politica nucleare, la trasparenza, la riduzione dei rischi, la cyber-sicurezza e misure di fiducia reciproca», compresa ad esempio la riapertura della reciproche missioni, a Bruxelles e Mosca, «senza precondizioni». Ovvero concessioni rispetto agli articoli sollevati dalle bozze di trattato presentate lo scorso dicembre dalla Russia.

Basterà? Ora come ora, nessuno lo sa. Per questo il capo della Nato ha avvertito che il rischio di un conflitto armato in Europa «è reale» e che tocca ora alla Russia «allentare la pressione» ai confini dell'Ucraina, che resta «un partner» dell'Alleanza (ma non un membro e dunque non gode della protezione dell'articolo 5). «Mosca – sintetizza Stoltenberg – vuole tornare alle sfere d'influenza».

Domani allora è il turno del Consiglio Permanente dell'Osce (presiede la Polonia) di portare avanti la torcia del dialogo. L'Europa, nel mentre, s'arrovella – in un dibattito definito da alcuni persino ai limiti dell'egocentrismo – sulla sua rilevanza ai tavoli che contano. Per gli Usa l'Europa c'è più che a sufficienza (Nato e staffetta diplomatica del segretario Antony Blinken).

Josep Borrell, da Alto rappresentante della politica estera, esorta però l'Ue a trovare a Brest – dove ci sono gli informali a 27 di Esteri e Difesa – una «posizione comune» sulla Russia, che vada oltre il «dire» ma chiarisca anche gli aspetti del «fare».

Nuova linfa a processi esistenti, ma sopiti

La decisione di Mosca di andare in pressing sull'Occidente ha dato insomma nuova linfa a processi esistenti ma sopiti. Come appunto il tema della difesa europea. Per Borrell più Europa non esclude la Nato, basta applicare i trattati, che richiedono capacità militari «comuni».

La risposta dovrà essere trovata dalla bussola strategica allo studio della Commissione. Sempre che il Cremlino non decida di precipitare i tempi, sparigliando le carte con un nuovo azzardo. Che però – avvertono gli Alleati – pagherebbe caro.

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