Medio oriente: «Soluzione dei due Stati e riattivare il dialogo»

SDA

4.11.2021 - 19:10

Papa Francesco e Abu Mazen oggi al Vaticano.
Keystone

Rilanciare il dialogo in Medio Oriente per la «soluzione dei due Stati». E concordare uno «statuto speciale internazionalmente garantito» per Gerusalemme, che ne preservi «l'identità e il valore universale di Città santa per tutte e tre le religioni abramitiche».

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4.11.2021 - 19:10

Sono i due punti cruciali dei «cordiali colloqui» che il presidente dello Stato di Palestina Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha avuto stamane in Vaticano, prima con papa Francesco e poi con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal segretario per i rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher.

Una conferma, quella di oggi, di quanto il presidente palestinese tenga all'appoggio del Papa e della diplomazia vaticana nel cammino verso l'auspicata soluzione stabile della questione mediorientale.

Dopo gli incontri istituzionali di Abu Mazen in questi giorni a Roma, si trattava tra l'altro della sesta volta – pressoché un record – che papa Bergoglio incontrava il presidente palestinese in Vaticano.

Infatti, si sono incontrati dopo l'udienza del 17 ottobre 2013, l'incontro di preghiera per la pace insieme al presidente israeliano Shimon Peres e al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo l'8 giugno 2014 e le altre udienze del 16 maggio 2015, alla vigilia della canonizzazione in Vaticano di quattro suore, tra le quali due palestinesi, del 14 gennaio 2017 e del 3 dicembre 2018.

Altri incontri erano avvenuti a Betlemme il 25 maggio 2014 durante il viaggio di papa Francesco in Terra Santa.

«Gerusalemme come luogo d'incontro»

«Circa il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi, ci si è soffermati sulla assoluta necessità di riattivare il dialogo diretto per raggiungere la soluzione dei due Stati, anche con l'aiuto di un più vigoroso impegno della Comunità internazionale», ha fatto sapere la nota della Sala stampa vaticana.

Si è poi «ribadito che Gerusalemme debba essere riconosciuta da tutti come luogo d'incontro e non di conflitto, e come il suo status debba preservare l'identità e il valore universale di Città santa per tutte e tre le religioni abramitiche, anche attraverso uno statuto speciale internazionalmente garantito».

Il comunicato vaticano ha spiegato anche che nei colloqui «sono stati riconosciuti i buoni rapporti tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, e si sono affrontate questioni bilaterali di mutuo interesse. Inoltre, si è riconosciuta la necessità di promuovere la fratellanza umana e la convivenza pacifica tra le varie fedi».

Infine, «si è parlato dell'urgenza di lavorare per la pace, evitando l'uso delle armi, e combattendo ogni forma di estremismo e di fondamentalismo».

Molto cordiale il clima dell'incontro col Papa nella Sala della Biblioteca, con un colloquio a porte chiuse durato ben 50 minuti.

Scambio di doni

Al termine, dopo la presentazione della delegazione, Abu Mazen ha donato al Pontefice un libro sulla Basilica della Natività, a Betlemme, e una rappresentazione della Grotta della Natività in ambra. Papa Francesco ha ricambiato con una fusione in bronzo raffigurante due mani che si stringono, sullo sfondo del colonnato di San Pietro, con una donna con bambino e una nave di migranti e la scritta «Riempiamo le mani di altre mani».

Quindi i volumi dei documenti papali, il Messaggio per la Giornata mondiale della Pace di quest'anno, il Documento sulla Fratellanza Umana e il libro sulla Statio Orbis del 27 marzo 2020, a cura della Lev.

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