Narcotraffico: per «El Chapo» l'ergastolo

17.7.2019 - 19:39, ATS

Joaquin «El Chapo» Guzman, re del narcotraffico messicano per oltre 20 anni, è stato condannato da una corte di New York all'ergastolo, ad altri 30 anni per uso di armi e a un risarcimento di 12,6 miliardi di dollari, pari ai proventi del suo traffico di droga negli USA.
Source: KEYSTONE/AP U.S. law enforcement

Joaquin Guzman, re del narcotraffico messicano per oltre 20 anni, è stato condannato da una corte di New York all'ergastolo, ad altri 30 anni per uso di armi e a un risarcimento di 12,6 miliardi di dollari, pari ai proventi del suo traffico di droga negli USA.

Finisce così, in attesa dell'annunciato appello della sentenza letta oggi, la parabola del 62enne noto come El Chapo (il corto) per i suoi 160 centimetri di statura, che era il boss del cartello di Sinaloa, una delle più grandi e violente organizzazioni messicane dedite al traffico di droga.

La pena comunicata dalla sentenza odierna gli è stata inflitta dopo un processo super blindato durato tre mesi e conclusosi in febbraio con un verdetto di colpevolezza per tutti e dieci i capi di imputazione: dal traffico di tonnellate di stupefacenti al riciclaggio di denaro e vari omicidi che hanno insanguinato la lotta tra cartelli.

Ora lo attende un penitenziario federale americano di livello Supermax: l'ADX di Florence, in Colorado, dove sono rinchiusi alcuni dei peggiori criminali condannati negli Stati Uniti. Un finale duro da digerire per un uomo che ha diretto per 25 anni uno dei cartelli della droga più potenti del pianeta con tanto di aerei, navi e sommergibili, e che è stato considerato da Forbes uno degli uomini più ricchi del mondo.

Era nato da una famiglia povera in un villaggio di montagna ed era partito da niente, vendendo arance, caramelle e bibite gasate. Poi si era messo a coltivare marijuana e i papaveri per l'oppio, finché non era stato reclutato dal capo di un cartello della droga e, dopo il suo arresto nel 1989, si era messo in proprio creando un impero con ramificazioni europee ed asiatiche.

Per la gente del posto era una sorta di Robin Hood, un eroe popolare, ma il boss era spietato, come emerso anche al processo. A tradirlo è stata la sua vanità, il suo desiderio di diventare protagonista di un film raccontando la propria storia alla star Sean Penn nel 2015: la polizia ha intercettato un suo messaggio all'attrice americano-messicana Kate Del Castillo, che incarnava il capo di un cartello nella serie «La regina del Sud» e che accompagnava Penn per l'intervista.

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