«Sarà una nuova Pearl Harbor, un nuovo 11 settembre»

ATS

5.4.2020 - 20:16

Le strade desolatamente vuote di New York, dove il coronavirus sta picchiando più duramente.
Source: KEYSTONE/AP/Frank Franklin II

«Sarà una nuova Pearl Harbor, un nuovo 11 settembre». Non usa giri di parole il capo della sanità pubblica americana Jerome Adams che, nel week-end più nero da quando in America è esplosa la pandemia, conferma che la settimana in arrivo sarà la più dura e triste.

Sette giorni, forse più, in cui gli americani assisteranno ad una drammatica escalation dei contagi e delle vittime da coronavirus.

Un'accelerazione che di fatto è già cominciata, con oltre 3000 morti tra venerdì e domenica (che portano il bilancio complessivo a oltre 9000) e almeno 322'000 casi accertati di pazienti positivi: più del doppio di Spagna e Italia, quattro volte la Cina.

Trump: «Bisogna preparasi a una Pasqua in casa»

Che la situazione sia tutt'altro che sotto controllo ormai non lo nega nemmeno Donald Trump che, alla vigilia della domenica delle Palme, ha detto alla nazione di aspettarsi «molte vittime» nelle prossime settimane e di preparasi a una Pasqua in casa: «Io vedrò la messa dal mio laptop», ha detto.

«Stiamo lottando per tenere a freno i contagi, ma dire che la situazione è sotto controllo sarebbe dire il falso», ha ammesso Anthony Fauci, il superesperto della task force anticoronavirus della Casa Bianca troppe volte rimasto inascoltato da parte del tycoon. Solo dopo la prossima settimana o forse un po' di più, ha spiegato il virologo, la curva dei contagi potrebbe «appiattirsi», raggiungere il picco, ma non ancora piegarsi.

New York registra circa la metà dei casi

A preoccupare c'è sempre New York, che registra circa la metà dei casi e dei morti dell'intero Paese e dove Trump, raccogliendo in parte l'appello del sindaco Bill de Blasio, ha deciso di schierare l'esercito. Son oltre mille i soldati inviati dal Pentagono, personale militare anche specializzato che verrà impiegato lì dove nella Grande Mela c'è più bisogno, dagli ospedali ai servizi sociali per aiutare la popolazione più debole e in difficoltà.

Ma nelle ultime ore sale il timore per quello che sta accadendo in molte aree del Paese, con lo svilupparsi di nuovi violenti focolai, anche nel District of Columbia dove si trova la capitale federale Washington.

E poi la Pennsylvania, il Colorado, tutte situazioni esplosive che vanno ad aggiungersi agli 'hot spot' già consolidati di New Orleans, di Chicago, di Detroit e di tutta la California, da Los Angeles a San Francisco.

In America non esiste un vero e proprio lockdown

Nonostante ciò, in America non esiste un vero e proprio lockdown, con il modello Italia e Spagna finora mai preso in considerazione. E con l'ordine di stare a casa limitato a una parte del Paese e che varia da Stato a Stato, con una risposta a macchia di leopardo criticata da medici e scienziati.

Sulle origini della pandemia in Usa, poi, si addensano le ombre di una situazione mal gestita fin dall'inizio, nonostante l'immediato blocco dei voli dalla Cina più volte evocato dal presidente americano.

Da quando l'emergenza coronavirus è esplosa almeno 430'000 persone sarebbero giunte negli Usa su voli diretti dalla Cina, 40'000 negli ultimi due mesi, dopo che Washington ha varato la stretta sui viaggi. Lo riporta il New York Times, secondo cui i passeggeri sono di nazionalità diverse e sbarcati a Los Angeles, San Francisco, New York, Chicago, Seattle e Detroit.

In migliaia sono arrivati da Wuhan e molti voli sono continuati fino alla scorsa settimana da Pechino a Los Angeles, San Francisco e New York, con passeggeri esenti dal divieto di ingresso negli Usa.

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