COVID-19 in Ticino, Merlani: «Sette casi su dieci sono importati»

SwissTXT / pab

16.7.2020 - 19:14

Il medio cantonale Giorgio Merlani
archivio Ti-Press

Il medico cantonale Giorgio Merlani fa il punto della situazione attuale in merito al COVID-19 in Ticino.

E lo fa ai microfoni della RSI, partendo dall'origine dei nuovi casi. «Degli ultimi dieci, possiamo dire che sette sono importati dall'estero».

Sulla possibilità di estendere l'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici, il medico cantonale ci va cauto: «Serve gradualità, siamo ben lontani dalla situazione di marzo e aprile, ma non vogliamo tornarci. È fondamentale trovare una convivenza con questo virus, nel senso che dobbiamo avere la più grande libertà e mobilità possibile. Se mettiamo le mascherine sappiamo però che possiamo proteggere ulteriormente».

Le autorità cantonali hanno per ora deciso di applicare questa misura, oltre che sui mezzi pubblici, all'interno della ristorazione. Merlani ha spiegato quali sono i rischi di questo settore: «Qui ci sono dei contatti con molte persone, anche se non prolungati. Si sa che è un ambito vulnerabile per la creazione di focolai, anche se per fortuna non è successo in Ticino».

Contact tracing, un lavoro variabile

Un parola sulla bocca di tutti in queste settimane è «tracciamento». Quello del contact tracing è un lavoro molto variabile e in continuo potenziamento, come spiega il dottore: «Il problema è che è fluttuante. Ieri abbiamo avuto un contagio con due o tre contatti e il lavoro in questo caso può durare meno di tre ore e basta una sola persona. Nel caso del Woodstock, invece, ci siamo trovati improvvisamente alle 17.00 a dover contattare 300-400 persone».

Fondamentale in questo senso è la flessibilità, resa possibile dalla collaborazione con vari enti che operano sul territorio, come la protezione civile o la polizia: «Abbiamo persone che vengono formate costantemente e possono essere chiamate in servizio rapidamente. In poche ore possiamo chiamarne fino a 20 nello stesso giorno».

Chiusura sullo sport amatoriale, dove, per alcuni, non sono stati presi i provvedimenti necessari: «Dal punto di vista dei nuovi casi, non ci sono grossi focolai, solo grandi quarantene. Non vedo quindi il motivo di restringere ulteriormente. È fondamentale che i piani di protezione siano in atto», ha commentato l'ex capo clinica del San Giovanni di Bellinzona.

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