Esclusione del socio di minoranza dal CdA della Santa Chiara, Dell'Ambrogio: «Inevitabile»

SwissTXT / pab

24.7.2021

La clinica è stata acquistata in maggioranza dalla Moncucco
La clinica è stata acquistata in maggioranza dalla Moncucco
Ti-Press

Troppe differenze negli scopi e nei metodi della gestione della clinica: è questa la motivazione di fondo che ha portato all'estromissione del rappresentante degli azionisti di minoranza dal nuovo Consiglio di Amministrazione della Santa Chiara.

SwissTXT / pab

24.7.2021

Venerdì sera, infatti, al termine dell'Assemblea generale, Swiss Medical Network ha diffuso la notizia dell'esclusione di Dino Cuazza dal CdA, per volere degli azionisti di maggioranza (la Clinica Luganese Moncucco).

Dopo aver espresso «rammarico» per la decisione, il gruppo ha citato la questione degli stipendi, sostenendo che la nuova situazione «non mette Swiss Medical Network nelle condizioni di sbloccare i vincoli legati agli aiuti finanziari garantiti per il pagamento degli stipendi di giugno».

Ma sui salari sono già arrivate le rassicurazioni della Clinica Luganese. Gli stipendi di luglio, in particolare, sono già garantiti da due milioni di franchi messi sul tavolo proprio da Moncucco.

Ma perché estromettere il socio di minoranza?

«Era previsto ed era inevitabile», risponde ai microfoni della RSI Mauro Dell'Ambrogio, presidente della Clinica Moncucco. «Non potevamo associare alla gestione una concorrente che ha scopi e metodi diversi dai nostri, ma abbiamo voluto rispettare la volontà dei medici che ci hanno dato fiducia, e soprattutto viste anche le continue azioni di disturbo e i danneggiamenti che abbiamo scoperto nel periodo in cui la minoranza ha sostenuto gli ex amminsitratori. Ad esempio, hanno iscritto dei diritti in loro favore sull'immobile della clinica direi quasi in complicità con i precedenti amministratori».

Se ora dite di poter sanare la situazione finanziaria della Santa Chiara, perché non vi siete fatti avanti per i salari di giugno? Ricordiamo che sono stati sbloccati con un milione e mezzo di franchi versato dall'azionista di minoranza. «Perché ce lo hanno impedito. Hanno ottenuto ordini dai tribunali che impedivano in qualsiasi modo di intervenire. Avremmo potuto benissimo farlo noi».

Swiss Medical Network, da parte sua, ha preferito non rilasciare altre dichiarazioni dopo il comunicato stampa diramato venerdì sera in cui esprimeva rammarico per l'accaduto, ma valuterà nei prossimi giorni se intraprendere eventuali azioni legali.