Inverno anomalo in Ticino, Bognuda: «Ma i pericoli ci sono sempre»

SwissTXT / pab

9.1.2022

Una escursionista di 72 anni è morta ieri nella regione di Grindelwald (BE). La vittima, caduta in un dirupo, è una donna svizzera che viveva nel canton Argovia, riferisce oggi la polizia cantonale bernese.
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE/LAURENT GILLIERON

A Sud delle Alpi si sta attraversando un inverno anomalo, con la meteo e il caldo di qualche giorno fa che hanno spinto molti a fare gite in montagna con gli scarponcini ai piedi, vista la poca di neve. Tuttavia, anche in un inverno così mite serve attenzione quando ci si sposta lungo i pendii.

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9.1.2022

«È vero, è un inverno misero di neve: sabato mattina ne ho trovati 5 centimetri a 2'000 metri. La si va dunque a cercare laddove c’è, oppure in molti fanno escursioni in media montagna o, più in alto, sui pendii esposti al sole dove la neve è poca. Ma è vero: ci sono tanti escursionisti nei nostri boschi e in montagna», sottolinea Massimo Bognuda, guida alpina e membro della Commissione Montagne sicure, intervistata durante la trasmissione Il Quotidiano della RSI.

Gli interventi di soccorso, confermano gli addetti ai lavori, sono meno rispetto a un inverno più tradizionale, con tanta neve, ma «i pericoli sono sempre in agguato», aggiunge la guida alpina. «Ora, per esempio, chi fa escursioni nei boschi troverà i sentieri coperti di foglie, e dato che ha iniziato a fare freddo, il terreno può presentarsi ghiacciato: si fa quindi presto a scivolare».

La prudenza, anche se c’è il sole o una temperatura mite, non è mai troppa: «Non ci sono i pericoli legati alle valanghe, ma per esempio ho visto persone arrivare in capanna con delle scarpette poco più che da ginnastica nonostante i sentieri siano scivolosi e in alcuni tratti un po’ innevati e ghiacciati».

Social media «pericolosi»

L’obbiettivo della campagna «Montagne sicure», continua Bognuda, è quindi quello di sensibilizzare gli escursionisti: «Come equipaggiarsi e dove ottenere le informazioni, puntando su quelle ufficiali, e non affidandosi ai social media».

Social media definiti dallo stesso Bognuda come «pericolosi»: «Danno informazioni soggettive, di chi per esempio ha postato le fotografie di una gita che definisce facile, ma ci sono delle scale di difficoltà ufficiali».

Tornando alla campagna di sensibilizzazione, «organizziamo delle giornate di pratica, sul terreno, con la collaborazione delle colonne di soccorso e della polizia», spiega ancora Massimo Bognuda.