La politica in Ticino è un affare da uomini

Eva Pfirter, Keystone-ATS

17.4.2021

Nella foto la fontana con la foca, in Piazza Governo a Bellinzona, con sullo sfondo il Palazzo delle Orsoline, sede del Parlamento dove le donne rappresentano il 34% degli eletti.
Ti-Press / archivio

Con il 16% la percentuale di donne negli organi esecutivi ticinesi è inferiore alla media svizzera. Se le donne potranno recuperare nelle elezioni comunali di domani sta anche nelle mani dei partiti. Pochissimi di loro però hanno una strategia per l'avanzamento delle donne.

Eva Pfirter, Keystone-ATS

17.4.2021

Le donne scarseggiano negli esecutivi ticinesi, e anche le città più grandi non fanno eccezione: le amministrazioni comunali di Bellinzona e Locarno sono tutte maschili, mentre Lugano e Mendrisio contano una donna ogni sette uomini, e Chiasso annovera due consiglieri comunali donna su cinque.

Anche nei parlamenti comunali ticinesi, la percentuale di donne (29%) è inferiore alla media svizzera (32%). Fra i parlamenti cittadini, Lugano è la migliore: le donne costituiscono il 32%. Anche qui, la capitale cantonale è la peggiore, con meno di un quinto dei membri del legislativo della città di sesso femminile.

Il politologo ticinese Andrea Pilotti, che lavora all'Università di Losanna, cita diverse ragioni che hanno portato a questa situazione. I livelli salariali sono circa un quinto al di sotto della media svizzera e molte aziende pagano salari bassi - due fattori che indeboliscono la struttura economica. Chi vive in una situazione economica difficile, che colpisce più spesso le donne, è meno interessato all'impegno politico, dice Pilotti. Sottolinea poi come i sociologi ritengano che l'influenza della chiesa abbia rallentato il cambiamento in Ticino. «Posso ben immaginare che la forte influenza cattolica abbia rallentato alcuni sviluppi», dice.

Ai ticinesi piace vedere le mamme a casa

Inoltre, Pilotti sostiene che le differenze culturali abbiano eretto «barriere invisibili». «In Ticino sembra più importante che le donne stiano a casa e si occupino dei bambini». Il fatto è evidenziato da un sondaggio del 2018 dell'Ufficio cantonale di statistica: in Svizzera, il 36% delle donne ha risposto affermativamente alla domanda «Un bambino in età prescolare soffre quando la madre lavora?»; in Ticino la percentuale è stata invece del 47%. Tra gli uomini, la percentuale di coloro che hanno risposto affermativamente era anche più alta in Ticino (56% contro il 47% in tutta la Svizzera).

Anche la percentuale di donne convinte che una donna possa essere felice solo se ha figli è significativamente più alta a Sud delle Alpi. In tutta la Svizzera, solo il 17% degli uomini e il 12% delle donne lo pensa, ma in Ticino tali percentuali salgono al 30% fra gli uomini e al 28% fra le donne.

Che le donne abbiano in generale difficoltà nell'Esecutivo in Svizzera è anche dimostrato dalla composizione del Consiglio federale: finora, solo due donne nel Governo sono state anche madri. Per il politologo ticinese Nenad Stojanovic non è una sorpresa. Il lavoro politico richiede «incarichi serali» - cosa spesso difficile per una madre con bambini piccoli, soprattutto perché in Svizzera la loro cura spetta ancora principalmente alle donne.

Questo «problema strutturale» non è citato solo da Stojanovic, ma anche dalla maggioranza dei partiti in Ticino, come mostra un sondaggio dell'agenzia di stampa Keystone-ATS.

«Balzo in avanti» in Gran Consiglio

Ciononostante, l'assistente professore all'Università di Ginevra parla complessivamente di un «chiaroscuro» nel suo cantone d'origine: nei governi delle città e nei consigli comunali la situazione non è rosea, ma Stojanovic è meno critico in merito ai parlamenti. «Nel Gran Consiglio ticinese la percentuale di donne è passata dal 22 a oltre il 34% nel 2019. Nel governo, invece, la situazione delle donne è peggiorata in modo massiccio». Dalle dimissioni di Laura Sadis nel 2015, non c'è nessuna donna nel governo ticinese.

Sia Stojanovic che Pilotti sono convinti che la funzione di modello di ruolo delle donne nell'Esecutivo non dovrebbe essere sottovalutata: «I membri di una minoranza sono incoraggiati a partecipare quando vedono che qualcuno del loro 'gruppo' viene eletto». Ecco perché è importante che il governo ticinese abbia presto un'altra donna al suo interno.

Questa valutazione è condivisa da «Più donne» - un piccolo partito in Ticino, che dopo tutto fornisce due dei 90 parlamentari cantonali. Cita la mancanza di «modelli di ruolo ispiratori» come uno degli ostacoli più importanti per le donne in politica. Anche il PS crede che l'elezione di una  donna in Governo darebbe un segnale importante: «Le ragazze capirebbero che un giorno anche loro potrebbero diventare politiche».

Partiti senza strategia

Se si chiede ai partiti le loro strategie per la promozione delle donne, le risposte sono sorprendentemente vaghe. Interpellato da Keystone-ATS, l'UDC ticinese afferma di promuovere «tutti coloro che condividono i principi del partito» a prescindere dal genere. Le donne sarebbero «incluse» nella stessa misura degli uomini. 

La Lega dei Ticinesi è sulla stessa lunghezza d'onda: «Come partito, non abbiamo mai sentito di dover disegnare strategie per promuovere le donne». Il PLR si accontenta di dare «spazio» alle donne nelle liste elettorali. Saranno istituiti gruppi di lavoro per approfondire le questioni portate avanti dalle donne, aggiunge.

Nemmeno il PS ha una strategia specifica per promuovere le donne. Il partito di sinistra si basa su discussioni personali ed è consapevole che i dubbi sulle capacità delle candidate devono spesso essere dissipati.

Andrea Pilotti è convinto che i partiti debbano promuovere attivamente le donne, altrimenti non ci sarà alcun cambiamento. La gran consigliera Tamara Merlo di «Più donne» è anche convinta che i partiti debbano formare le donne su un periodo di anni - e non solo poco prima delle elezioni.

Novazzano, potere alle donne

Un gruppo di donne di Novazzano si batte per un nuovo inizio in termini di rappresentanza femminile. Qui, 26 candidate di tutti i partiti si sono unite in una lista per avviare un cambiamento, come loro stesse scrivono. Dopo tutto, nella storia di Novazzano, solo due donne sono entrate nel Consiglio comunale.

Pilotti non osa fare previsioni per domani, ma esprime la speranza che un cambio generazionale possa essere imminente anche in Ticino. Dopo  Marina Masoni e Laura Sadis, anch'esse figlie di «padri di peso», una nuova generazione di donne potrebbe presto farsi strada nei Consigli comunali e nei Parlamenti cittadini. «I ragazzi dai 13 ai 25 anni stanno prendendo parte attiva alla vita politica».

Il movimento giovanile per il clima e lo sciopero delle donne dell'anno precedente hanno contribuito a questo, ha affermato. Nuove istituzioni, come i parlamenti dei giovani, socializzerebbero i giovani, comprese le donne. Tutto questo si sente anche in Ticino, dice Andrea Pilotti. Egli interpreta tutto questo come un «segnale incoraggiante».