Ticino Le scuole si riorganizzano, tra lezioni a distanza e servizi di accudimento

SwissTXT / pab

16.3.2020

Una scuola costretta a reinventarsi
Una scuola costretta a reinventarsi
Ti-Press

Nelle scuole ticinesi chiuse a causa dell'emergenza coronavirus è partita la riorganizzazione.

Da oggi, lunedì, è stato attivato innanzitutto il servizio di accudimento negli istituti di tutto il Cantone: «Non abbiamo ancora dati certi – spiega ai microfoni della RSI il direttore della Divisione scuola Emanuele Berger –, potremo fare il punto solo domani. Sappiamo però che nella scuola media ci sono pochissimi casi, in molte scuole le richieste totali sono a zero, in altre una. Quindi il problema sarà semmai capire cosa fare con così pochi allievi».

Vari metodi di studio a distanza

Per quanto riguarda lo studio a distanza le elementari si trovano in una fase di transizione, in cui ogni docente, ogni sede, sta scegliendo i propri metodi, tra i quali WhatsApp ed email risultano i più utilizzati.

Il Centro di risorse digitali per l’apprendimento (CERD) sta nel frattempo preparando le linee guida e gli strumenti, dalle videoconferenze alle piattaforme digitali fornite dalla prossima settimana a tutte le sedi.

Verso l'attivazione della piattaforma digitale Moodle

Alle scuole medie si lavora sull’attivazione in tutte le sedi della piattaforma digitale Moodle: «Tecnicamente esiste già – prosegue Berger –, però abbiamo scuole medie che l’hanno già attivata e altre no, ma nei prossimi giorni il CERD darà la necessaria assistenza per arrivare ad avere tutti il sistema pronto».

Anche sulla tenuta delle reti, qualora i quasi 13mila allievi delle medie utilizzassero la piattaforma nello stesso momento, Berger si dice tranquillo: «Dovremo parlare con Swisscom di questo, io so che nell’amministrazione cantonale ad esempio la potenza di rete è stata di molto aumentata e su questo aspetto siamo quindi fiduciosi».

Cosa succede invece nel privato?

Nel privato sembra invece più semplice l’organizzazione dello studio a distanza, visto il numero minore di insegnanti e studenti: «Abbiamo costruito un orario ridotto nel quale ci colleghiamo con i ragazzi per un certo numero di ore al giorno – spiega ad esempio alla RSI il direttore del liceo Diocesano di Breganzona Alberto Moccetti –, facendo lezione con un programma di videoconferenze. Invece per la trasmissione e lo scambio del materiale usiamo una piattaforma di quelle che abbiamo a disposizione e sembra funzionare tutto. Ci sarà un costo supplementare per la scuola, ma non sono cifre impossibili».

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