Uno «stato di necessità» non più... necessario

SwissTXT / pab

30.6.2020 - 22:27

Immagine d'illustrazione
Ti-Press

«Credo che questa esperienza abbia dimostrato ancora una volta come il Canton Ticino sia sempre un laboratorio di carattere socio-economico, in cui dei fenomeni - in questo caso di carattere sanitario - ci toccano prima rispetto ad altre regioni del Paese».

Parola del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, ai microfoni della RSI, nel giorno in cui termina ufficialmente lo Stato di necessità proclamato l'11 marzo dal Cantone, il primo a farlo in Svizzera.

Per 112 giorni il Governo - affiancato dallo Stato maggiore di condotta - ha dovuto garantire i mezzi, i servizi, la protezione e l’assistenza dei cittadini.

Tutto il potere legislativo è infatti stato trasferito dal Gran Consiglio al Consiglio di Stato, che ha legiferato per il tramite di ordinanze. Un diritto di ricorso era comunque previsto, al quale però non è riconosciuto nessun effetto sospensivo. Il controllo, insomma, vien fatto solo a posteriori.

La riattivazione dello Stato di necessità non automatica

In vista di un'eventuale seconda ondata, la riattivazione dello Stato di necessità non sarà però automatica: «Si procederà con le misure a tappe, come nella prima ondata. Se però la situazione dovesse peggiorare richiameremo in servizio il nostro Stato maggiore, così come i militi della protezione civile e dell’esercito», conclude il presidente del Governo.

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