Interruzione gravidanza

Aborti: ospedali usano farmaco oltre termini autorizzati

ats

30.5.2021 - 15:49

L'uso del farmaco fino alla nona settimana ha uno statuto semiufficiale. È infatti sostenuto dalla Società svizzera di ginecologia e ostetricia (nell'immagine un test di gravidanza).
L'uso del farmaco fino alla nona settimana ha uno statuto semiufficiale. È infatti sostenuto dalla Società svizzera di ginecologia e ostetricia (nell'immagine un test di gravidanza).
Keystone

Gli ospedali svizzeri usano pillole abortive oltre i termini autorizzati. Swissmedic ha omologato il farmaco Mifegyne per un'utilizzazione fino alla settima settimana di gravidanza. Tuttavia, è sempre più impiegato fino alla nona.

ats

30.5.2021 - 15:49

Diversi ospedali universitari e il Triemlispital di Zurigo lo hanno confermato alla NZZ am Sonntag. «Sosteniamo questa pratica senza reticenze», dice Barbara Meier Käppeli, la responsabile in materia all'ospedale universitario di Zurigo. L'aborto farmaceutico è una buona alternativa alla chirurgia. «Un'operazione è uno stress aggiuntivo per la donna, che potrebbe anche subire possibili conseguenze a lungo termine, come aborti nelle gravidanze successive».

Malgrado le condizioni fissate dall'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici (Swissmedic), l'uso del farmaco fino alla nona settimana ha uno statuto semiufficiale. È infatti sostenuto dalla Società svizzera di ginecologia e ostetricia (SGGG) la quale, in una cosiddetta lettera di esperti, afferma che l'accesso all'aborto farmacologico può essere proposto anche dopo la settima settimana.

Ciò è giustificabile dal punto di vista medico «per garantire a tutte le donne in età riproduttiva un accesso ampio e ragionevole dal punto di vista medico all'aborto farmacologico», indica il documento, citato dalla NZZ am Sonntag. Questa lettera è di grande importanza, poiché le raccomandazioni delle associazioni professionali proteggono legalmente i medici.

La SGGG ha adottato la carta proprio durante il primo semiconfinamento per il coronavirus, nella primavera del 2020. È stata una coincidenza, dice Saira-Christine Renteria, della società di categoria. Ma secondo l'ex responsabile della ginecologia all'ospedale universitario di Losanna (CHUV), la raccomandazione è arrivata al momento giusto. I nosocomi volevano limitare il numero di pazienti e dovevano evitare operazioni che non fossero assolutamente necessarie. Anche se gli aborti chirurgici non sono mai stati limitati o vietati in Svizzera – a differenza di altri paesi e di alcuni Stati degli Usa – c'erano donne che non osavano più andare in ospedale durante il semiconfinamento.

«La lettera di esperti ha portato gli ospedali ad usare la soluzione farmacologica con un po' più di audacia», afferma Renteria.

ats