Casse pensioni duramente colpite dal virus

ATS

12.5.2020 - 11:59

La presidente della Commissione di alta vigilanza della previdenza professionale Vera Kupper Staub (foto d'archivio).
Source: KEYSTONE/LUKAS LEHMANN

Il coronavirus ha colpito in modo pesante gli istituti di previdenza svizzeri. A causa delle forti correzioni di mercato da metà febbraio, è calato il grado di copertura medio e, di riflesso, è aumentata la quota delle casse pensioni con una copertura insufficiente.

La crisi ha inoltre accentuato il problema delle aliquote di conversione troppo elevate. A tali conclusioni è arrivata la Commissione di alta vigilanza della previdenza professionale (CAV PP), che oggi ha pubblicato il suo annuale rapporto d'attività, presentandolo alla stampa.

Nel 2019 gli istituti di previdenza svizzeri hanno registrato rendimenti patrimoniali netti medi molto elevati (+10,4% contro il -2,8% del 2018). Il processo di concentrazione del secondo pilastro è proseguito, dato che il numero delle casse pensioni è sceso di nuovo.

Negli ultimi anni, grazie a rivalutazioni, gli istituti di previdenza hanno conseguito rendimenti superiori alla media nelle categorie d'investimento azioni, immobili e obbligazioni. Alla fine dello scorso anno dunque la copertura era buona, nonostante i bassi tassi d'interesse.

Più coperture insufficienti entro fine anno

Il grado di copertura medio ammontava infatti al 111,6%, contro il 106,4% del 2018. A fine aprile tuttavia, in piena crisi Covid-19, tale valore era già diminuito, attestandosi al 105,6%. La percentuale delle situazioni insufficienti è pertanto schizzata in quattro mesi dall'1,1% al 25,4%.

Entro la fine del 2020 vi sarà un aumento significativo delle coperture insufficienti, che con il tempo andranno risanate. L'effettiva portata di tale fenomeno dipenderà dall'andamento dell'epidemia, ha detto ai media riuniti a Berna Vera Kupper Staub, presidente della CAV PP. Comunque, grazie alla loro buona situazione precedente, se sarà possibile limitare gli effetti macroeconomici negativi del coronavirus, nella maggior parte dei casi gli istituti di previdenza saranno in grado di far fronte a medio termine alle ripercussioni sulla loro stabilità finanziaria.

Urgente adeguare i parametri tecnici previsti dalla legge

La minaccia principale nel secondo pilastro è costituita dalle aliquote di conversione troppo elevate. Nonostante ulteriori riduzioni, a fine 2019 i tassi d'interesse garantiti (2,64%) erano nettamente superiori al tasso d'interesse tecnico medio (1,88%). Ciò comporta rischi di finanziamento e una ridistribuzione.

La ridistribuzione a carico degli assicurati attivi ha vissuto un sensibile incremento in dodici mesi, passando da 5,1 miliardi a 7,2 miliardi. Poiché il livello dei tassi d'interesse è ancora sceso, quelli tecnici hanno dovuto essere ridotti in misura ancora più drastica rispetto al passato.

L'emergenza Covid-19, ha affermato Kupper Staub, ha reso ancora più urgente la necessità di adeguare i parametri tecnici previsti dalla legge, in particolare l'aliquota minima di conversione, alle mutate realtà economiche e demografiche. Il problema non va trascinato, ha aggiunto. Una riforma per portare il tasso dal 6,8% al 6% è in fase di consultazione, dopo vari tentativi falliti in passato.

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