Come l’esercito è uscito vincente dalla prima ondata

Di Julia Käser

12.12.2020

Anche se la fiducia della popolazione verso l’esercito non è aumentata, gli svizzeri ne sono più soddisfatti rispetto a prima della pandemia.
Anche se la fiducia della popolazione verso l’esercito non è aumentata, gli svizzeri ne sono più soddisfatti rispetto a prima della pandemia.
Keystone

Durante la prima ondata della pandemia, la fiducia verso il Consiglio federale è aumentata. Anche l’esercito ne viene fuori bene, come dimostra un studio pubblicato alla fine di novembre: un sociologo militare attribuisce il buon risultato al servizio di assistenza garantito durante la crisi.

La fiducia della popolazione nei confronti del Consiglio federale è aumentata in seguito all’emergenza data dalla prima ondata della pandemia di coronavirus, come mostra il barometro delle preoccupazioni di Crédit Suisse. Anche il Parlamento e l’Amministrazione pubblica presentano un buon bilancio. Non è tuttavia il caso dell’esercito: malgrado la più grande mobilitazione dalla Seconda Guerra mondiale, l’esercito non è riuscito a trarre vantaggio durante l’emergenza.

Questo è ciò che mostra anche un’indagine dell’Accademia militare del Politecnico di Zurigo (ETH Zurigo), i cui risultati sono stati pubblicati di recente. La valutazione dell’esercito è rimasta la stessa rispetto a prima della pandemia.

A proposito dello studio

L’Accademia militare della Scuola politecnico federale di Zurigo (ETH Zürich) realizza ogni anno uno studio sulla sicurezza in collaborazione con il Center for Security Studies (CSS). Per via della pandemia di coronavirus, l’Accademia militare ha condotto un’indagine complementare presso 1016 elettori svizzeri tra il 6 e il 25 luglio 2020.

Un cambiamento significativo riguarda tuttavia la soddisfazione nei confronti dell’esercito. Essa è aumentata in seguito all'emergenza e comprende tutte le categorie, come afferma a «blue News» Tibor Szvircsev Tresch, sociologo militare e coautore dello studio. «La soddisfazione nei confronti dell’esercito è aumentata in tutti gli strati della popolazione ed è più elevata che mai. Anche le persone di sinistra sono più soddisfatte del solito dell’esercito».

Un tasso di soddisfazione elevato dopo la mobilitazione in primavera contro il coronavirus

Anche il sostegno in favore di un esercito «ben formato» e «interamente equipaggiato» è aumentato. Secondo Tibor Szvircsev Tresch, il tutto è legato alla missione di assistenza garantita dall’esercito durante la prima ondata della pandemia.

Quando i cantoni hanno richiesto l'aiuto dell’esercito, quest’ultimo ha risposto presente e si è incaricato di diversi compiti per contribuire alla lotta contro la pandemia. «La gente l’ha notato e gli è riconoscente», indica Tibor Szvircsev Tresch.

Come precisa l’esperto, esiste una differenza importante tra fiducia e soddisfazione. «La fiducia è sempre legata a una questione di legittimità. Una persona favorevole all’abolizione dell’esercito ripone automaticamente poca fiducia nell’istituzione».

Un disinteresse benevolo

Di conseguenza, è fondamentalmente più difficile per l’esercito guadagnare la fiducia delle persone rispetto a quanto possa esserlo per un governo o per l’economia, indica lo specialista. In più, prosegue l'esperto, le questioni relative all’esercito implicano sempre un fattore ideologico. «Molti provano a riguardo un disinteresse benevolo. Se fa bene il suo lavoro, la gente è soddisfatta. Ma ciò non aumenta la fiducia», spiega Tibor Szvircsev Tresch.

Contrariamente al governo, l’esercito è spesso giudicato sulla base di un rapporto costi-vantaggi, come ha dimostrato la campagna che ha preceduto la votazione sugli aerei da combattimento, dove l’aspetto finanziario è stato un tema ricorrente, spiega lo specialista.

In più, l’esercito è un fornitore di servizi, aggiunge. «La popolazione paga il proprio contributo, dunque ci si attende anche che esso fornisca un certo servizio», indica Tibor Szvircsev Tresch.

Il ruolo del capofila del governo percepito positivamente

Le cose sono diverse per il governo. Secondo Tibor Szvircsev Tresch, è bene notare che l’inchiesta complementare allo studio del Politecnico di Zurigo, così come il barometro delle preoccupazioni, sono stati stilati rispettivamente a luglio e ad agosto.

«In quel periodo, non c’erano praticamente più casi di coronavirus. Si pensava che, grazie alle misure del Consiglio federale, si sarebbe potuta rapidamente gestire la pandemia». Secondo il sociologo militare, il ruolo del capofila del governo è stato percepito positivamente.

Secondo lui, è assolutamente plausibile che da allora la fiducia nei confronti del Consiglio federale si sia abbassata, tenuto conto della seconda ondata e del numero elevato di casi. «A gennaio 2021, la fiducia verso il governo dovrebbe secondo me attestarsi al livello osservato prima della pandemia».

Tuttavia, secondo Szvircsev Tresch, lo scarto si è probabilmente ampliato. «Alcuni hanno ormai maggiore fiducia nel Consiglio federale per via dell’emergenza e delle misure prese. Altri al contrario sono diventati più scettici».

La popolazione si sente sicura malgrado il coronavirus?

In fin dei conti, la pandemia non ha intaccato la percezione generale di sicurezza e di ottimismo nei confronti del futuro. Secondo l’inchiesta complementare, questi valori sono rimasti allo stesso livello rispetto a prima dell'avvento del coronavirus.

La percezione soggettiva di sicurezza nello spazio pubblico è addirittura aumentata: l’87% delle persone intervistate tra luglio e agosto ha dichiarato di sentirsi «molto» o «piuttosto» in sicurezza nello spazio pubblico.

Secondo gli autori dello studio, ciò è legato al fatto che il numero di casi in Svizzera si è rapidamente abbassato nel corso della prima ondata. «La popolazione svizzera non ha quindi avuto una sensazione di insicurezza», conclude lo studio.

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