Covid-19, il grido d'allarme degli esperti: «Ospedali ormai quasi al limite»

ATS

27.10.2020 - 15:38

Per Martin Ackermann, la popolazione non è ancora pienamente consapevole della gravità della situazione.
Source: KEYSTONE/PETER KLAUNZER

Se non facciamo nulla, entro 15 giorni non ci saranno più letti per pazienti acuti: diversi nosocomi hanno già chiesto all'esercito respiratori per far fronte all'afflusso di malati.

È un vero grido d'allarme quello lanciato oggi a Berna dagli esperti della Confederazione in merito all'evoluzione della pandemia di coronavirus. È il momento di adottare provvedimenti ancora più restrittivi, come già anticipato da alcuni Cantoni, per ridurre la curva dei contagi.

Ricoveri e contagi a livello di marzo

Il numero di ricoveri e di decessi causato dal coronavirus è paragonabile a quello di metà marzo, quando sono state adottate misure assai restrittive, ha sostenuto davanti ai media Virginie Masserey, responsabile dell'unità malattie trasmissibili presso l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Insomma, l'incremento delle infezioni è esponenziale, con il 24% dei testati risultati positivi per 25'000 esami in media al giorno.

A destare preoccupazione è soprattutto l'accelerazione dell'infezione tra le fasce d'età più alte, ciò che crea un incremento dei ricoveri e mette sotto pressione gli ospedali. A detta di Masserey, è giunto il momento di ridurre al minimo i contatti e, quando ci si trova in luoghi chiusi, di mantenere le distanze e portare la mascherina. Le persone risultate positive devono mettersi subito in isolamento e avvisare tutti i possibili contatti affinché quest'ultimi possano mettersi in quarantena.

Popolazione non ancora consapevole

Particolarmente allarmato Martin Ackermann, presidente della Covid-19 Science Task force, secondo cui già ora certi ospedali devono adottare restrizioni in merito ai pazienti non malati di Covid-19 a causa del forte incremento di pazienti infettati dal coronavirus. Di questo passo, se non si fa nulla, anche se venissero creati 200 letti supplementari guadagneremmo 32 ore di tempo. A detta di Ackermann, non tutti nella popolazione hanno ancora capito la gravità della situazione: è ora di limitare al massimo i contatti interpersonali, anche perché al momento non vi sono segnali che l'epidemia stia rallentando.

Per Jan-Egbert Sturm, a capo del gruppo di esperti di economia presso la Task Force, è sbagliato mettere in concorrenza la salute e l'economia. Anche laddove sono state adottate misure meno severe, come in Svezia durante la prima ondata, le ripercussioni economiche sono state importanti, con un numero di morti maggiore ai Paesi vicini se paragonato alla popolazione.

Ospedali: si cercano già respiratori

Per quanto attiene agli ospedali, a detta di Andreas Stettbacher, medico in capo dell'esercito e incaricato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato, se si va avanti con questo ritmo tra 15 giorni non ci saranno più a disposizione letti in cure intense. Frattanto, diversi nosocomi hanno già chiesto all'esercito respiratori per far fronte all'afflusso di malati.

IPG e lavoro ridotto garantito

Per quanto riguarda le ripercussioni a livello economico-sociale della pandemia e delle restrizioni alle attività decise dai Cantoni, Stéphane Rossini, direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), ha specificato che le persone costrette a rimanere a casa a causa di una quarantena. per esempio per la cura dei figli, hanno diritto alle indennità per perdita di guadagno (IPG) almeno fino al 30 giugno 2021.

Hanno diritto alle prestazioni anche quegli stabilimenti la cui attività risulta limitata a causa delle misure protettive adottate dai Cantoni. Tali misure hanno effetto retroattivo al 17 di settembre, come prevede l'ordinanza elaborata sulla base della Legge Covid-19 appena votata dal parlamento. Rispetto a quanto accaduto in primavera non vi sono dei «vuoti», ha spiegato Rossini.

Circa gli attestati di quarantena, necessari per poter ottenere un sostegno, l'UFAS intende semplificare il sistema assieme alle casse di compensazione, affinché le persone interessate possano accedere rapidamente alle prestazioni, per esempio mediante un'autodichiarazione.

Le misure illustrate da Rossini, valgono in buona parte anche per il lavoro ridotto, come indicato da Boris Zürcher della Segreteria di stato dell'economia (SECO). Le aziende che hanno dovuto ridurre l'attività a causa delle misure restrittive adottate dalla Confederazione o dai Cantoni hanno diritto al lavoro ridotto (18 mesi). Diversa la situazione per chi dispone di un contratto a durata determinata o su chiamata: in questo caso, queste persone possono rivolgersi alle casse di disoccupazione per ricevere le rispettive indennità giornaliere.

In merito ai casi di rigore (agenzie di viaggio, settore eventi), la Confederazione potrebbe intervenire a sostegno dei Cantoni che dovranno in ogni caso stabilire criteri per determinare quali soggetti avranno diritto a un aiuto.

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ATS