«Sì» degli Stati alla riforma AVS 21, donne in pensione a 65 anni

fc, ats

15.3.2021 - 22:23

Dibattito al Consiglio agli Stati
Dibattito al Consiglio agli Stati
Keystone

La riforma AVS 21 ha superato il primo scoglio parlamentare: il Consiglio degli Stati ha approvato la revisione del Primo pilastro con 31 voti a 13. 

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15.3.2021 - 22:23

L'opposizione è venuta dallo schieramento rosso-verde che non accetta l'aumento dell'età pensionabile per le donne. Previsto anche un aumento dell'IVA, adottato con 40 voti senza opposizioni.

I cambiamenti a livello demografico, come l'invecchiamento della popolazione e il calo della natalità, stanno mettendo a dura prova i conti dell'AVS, ha affermato Erich Ettlin (Centro/OW) a nome della commissione. Dal 2014, ha precisato, le entrate non riescono a coprire le uscite.

Grazie alla Riforma fiscale e il finanziamento dell'AVS (RFFA), approvata in votazione nel 2019, il fondo AVS beneficia di 2 miliardi di franchi supplementari all'anno. Ma ciò non è sufficiente: per garantire il finanziamento del Primo pilastro fino al 2030 è necessario trovare 26 miliardi di franchi, ha affermato Ettlin. L'obvaldese ha ricordato come l'ultima riforma del Primo pilastro andata a buon fine risalga ormai al 1997.

Donne in pensione a 65 anni

Il principio di trovare finanziamenti aggiuntivi per consolidare l'AVS, in particolare il previsto aumento dell'IVA, non è stato contestato. Grosse divergenze sono però emerge sull'opportunità di aumentare a 65 anni l'età pensionabile per le donne (misura che permetterà di sgravare l'AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030).

La sinistra si è scagliata contro questa eventualità: le donne continuano a essere discriminate a livello salariale e le rendite continuano ad essere inferiori a quelle degli uomini, ha sottolineato Marina Carobbio (PS/TI). Insomma, la riforma prevede risparmi insostenibili sulle spalle delle donne. "Pensate veramente - ha detto la ticinese rivolgendosi ai colleghi borghesi - che una riforma così squilibrata potrà essere accettata dalla popolazione?".

L'età pensionabile a 64 anni per le donne non è scolpita nel marmo, ha affermato da parte sua Paul Rechsteiner (PS/SG). Per il sangallese se ne potrebbe discutere solo se ci fosse una compensazione adeguata, ciò che non è il caso attualmente.

"Le donne non sono discriminate nell'AVS", ha replicato Damian Müller (PLR/LU). In media, ha precisato, ricevono una rendita quattro anni più a lungo degli uomini. Con questa riforma, "nessuno avrà una pensione più bassa", ha aggiunto Pirmin Bischof (Centro/SO). Una donna che lavora fino a 65 anni, ha aggiunto, riceverà una rendita AVS di 102 franchi superiore.

«Non si possono  accumulare debiti che peseranno sulle generazioni future»

Non si possono semplicemente accumulare debiti che peseranno sulle generazioni future, ha poi detto Hannes Germann (UDC/SH). L'età pensionabile a 65 anni è in realtà troppo bassa, ma è comunque "un passo pragmatico", ha aggiunto lo sciaffusano.

"La differenza salariale tra uomini e donne che ancora sussiste mi dà fastidio", ha affermato da parte sua Brigitte Häberli-Koller (Centro/TG). Cionondimeno, "noi donne dobbiamo essere pronte a migliorare la nostra indipendenza finanziaria e quindi anche a provvedere meglio alla nostra previdenza". Il progetto oggi in discussione va in questa direzione, ha sostenuto la centrista.

Quando l'AVS è stata introdotta nel 1948, l'età pensionabile per entrambi i sessi era di 65 anni, solo più tardi fu abbassata per le donne a 63 anni e poi di nuovo a 62, ha ricordato Ettlin. Nel 1997 è stata innalzata a 64 e ora si chiede di riportarla a 65, ha spiegato il relatore commissionale. Con 30 voti contro 12 e 2 astenuti, i "senatori" hanno approvato tale aumento.

Misure compensatorie per addolcire la pillola

Durante l'esame della legge, hanno fatto discutere anche le misure compensatorie previste per addolcire la pillola dell'aumento dell'età pensionabile. La commissione, ha affermato il portavoce Ettlin, ha proposto che a beneficiare delle misure transitorie siano solo le donne che andranno in pensione nei sei anni successivi all'adozione della riforma, invece dei nove auspicati dall'esecutivo.

In questo modo i costi delle misure di compensazione scenderanno da 700 a 440 milioni di franchi nel 2030. Durante il dibattito particolareggiato, il plenum si è espresso su otto diverse varianti che prevedevano spese comprese tra 420 milioni e 2,6 miliardi.

Nel suo intervento, il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato l'importanza di prevedere una contromisura: «Se abbiamo imparato qualcosa negli ultimi 30 anni, è che un aumento dell'età pensionabile non è possibile senza una sostanziale compensazione».

Nel suo intervento, il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato l'importanza di prevedere una contromisura: "se abbiamo imparato qualcosa negli ultimi 30 anni, è che un aumento dell'età pensionabile non è possibile senza una sostanziale compensazione".

Nell'ultima riforma che ha avuto successo, l'80% dei risparmi derivanti dall'innalzamento dell'età pensionistica delle donne - da 62 a 64 anni - sono stati utilizzati a tale scopo, ha ricordato il ministro dell'interno precisando come il progetto attuale del consiglio federale prevede di reinvestire il 30% dei risparmi. Insomma, per il ministro della socialità scendere al di sotto di questa soglia appare poco ragionevole.

Trovare una formula che superi lo scoglio del referendum

Innalzare l'età pensionabile a 65 anni significa un anno di lavoro in più e un anno di rendita in meno, ha proseguito Berset. Si tratta di trovare una formula che superi lo scoglio del referendum, e questa soluzione non può essere di certo meno generosa di quella proposta dal Consiglio federale, ha sostenuto Hans Stöckli (PS/BE).

Alla fine il consiglio ha approvato una proposta di Peter Hegglin (Centro/ZG) che prevede misure per le donne che andranno in pensione nei nove anni successivi all'adozione della riforma e che concede un supplemento della rendita fino a 150 franchi mensili. Il suo modello costa 420 milioni. "In questo modo, diamo alle persone interessate un contributo adeguato", ha detto lo zughese.

Rendite flessibili

La riforma prevede anche una flessibilizzazione dell'età pensionabile: il governo vuole rendere possibile per tutti anticipare o rinviare la totalità o una parte della rendita tra i 62 e i 70 anni, anche nella previdenza professionale. Le persone che rimarranno attive anche oltre i 65 anni riceveranno una rendita superiore visto che versano contributi più a lungo.

Oggi il plenum ha però deciso - 23 voti a 19 - che l'AVS potrà essere riscossa al più presto a partire dai 63 anni. A coloro che hanno guadagnato meno di 56'880 franchi all'anno la rendita riscossa anticipatamente sarà ridotta del 40% in meno.

È uno dei punti che nella riforma Previdenza per la vecchiaia 2020, poi bocciata alle urne, che non era stato contestato, ha spiegato il consigliere federale Berset invitando i "senatori" a non moltiplicare gli elementi che suscitano opposizioni e a restare quindi al limite di 62 anni. Non bisogna prendere rischi che potrebbero far naufragare l'intero progetto, tanto più che non porterebbero ad alcun vantaggio finanziario.

Supplemento per coniugi

Ha diviso gli animi anche la proposta della commissione di innalzare il tetto per le rendite dei coniugi dal 150 al 155% della rendita massima. È una questione di giustizia: oggi le coppie sposate sono penalizzate rispetto ai concubini, ha sostenuto Peter Hegglin.

L'obiettivo di AVS 21 è consolidare il Primo pilastro, non aggiungere nuove prestazioni, ha replicato Josef Dittli (PLR/UR). Il suo costo - 650 milioni di franchi - è insostenibile, ha aggiunto Werner Salzmann (UDC/BE) convincendo il plenum che ha bocciato l'emendamento con 18 voti contro 13 e 13 astenuti.

IVA: +0,7 punti

Altro elemento "faro" della riforma è l'aumento dell'IVA. L'introito supplementare verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente.

Negli auspici del governo, l'aumento, di 0,7 punti percentuali, doveva avvenire in una sola tappa al momento dell'entrata in vigore della riforma. La commissione proponeva un incremento scaglionato: 0,3 punti percentuali subito, gli altri 0,4 punti solo nel caso in cui il Fondo di compensazione dell'AVS dovesse scendere al di sotto del 90% delle uscite annuali.

La maggioranza degli Stati ha però preferito rinunciare a questo 0,4 supplementare, limitandosi al +0,3 punti. Lo Stato non deve fare "provviste di tasse", ha sostenuto Damian Müller. Vane le proteste del consigliere federale Alain Berset secondo cui tale incremento è insufficiente per garantire il finanziamento dell'AVS.

Il - voluminoso - dossier passa ora al Consiglio nazionale.