Turismo della caccia

Scoppia la polemica per i safari in Vallese, il mondo politico risponde

pab

6.11.2019

Immagine d'illustrazione
Ti-Press /archivio

Alcune agenzie di viaggio specializzate propongono di venire in Svizzera per cacciare gli stambecchi. Più di 20'000 franchi per sparare ai migliori esemplari, secondo quanto ha rivelato la trasmissione della RTS «Mise au Point». Immediata la reazione polemica del pubblico. Una petizione online chide la fine di questa pratica. La politica fornisce le prime spiegazioni. 

Uccidere un leone costa 30'000 franchi, una giraffa 6'000 e uno stambecco in Vallese 20'000. Ecco cosa propongono alcune agenzie di viaggio specializzate. Questo tipo di caccia è unica in Svizzera.

Secondo l'inchiesta della trasmissione televisiva della RTS «Mise au Point», in Vallese vengono rilasciati ogni anno tra i 100 e i 120 permessi giornalieri di caccia allo stambecco, specie protetta in Italia, Francia e nel resto della Romandia. I guardiacaccia accompagnano i turisti nelle loro predazioni. Questi «safari» fanno incassare al cantone 650'000 franchi. 

Malgrado vengano organizzati da diversi decenni, questi tour particolari hanno attirato lo sguardo indignato di molti telespettatori dopo la diffusione del reportage della RTS domenica. E sono già in più di 18'000 ad aver firmato una petizione online che chiede l'abbandono di questa «caccia vergognosa». 

La politica si spiega

Mentre la polemica dilaga in Vallese, il consigliere di Stato vallesano  Jacques Melly ha annunciato, martedì sera ai microfoni della trasmissione radiofonica «Forum» della RTS, che già nel mese di aprile è stato messo in cantiere un progetto per vietare a tali clienti la caccia. «Non abbiamo aspettato la trasmissione "Mise au Point" per trattare il dossier vecchio di più di 40 anni» ha spiegato.

Jacques Melly ha detto di «capire l'emozione e la reazione molto forte dei telespettatori», ma ha tenuto a sottolineare come «l'aspetto negativo e poco glorioso di questa caccia turistica non dovrebbe portarci a condannare la categoria dei cacciatori».

Il consigliere di Stato ha anche precisato che la popolazione degli stambecchi va comunque regolata. Vent'anni fa erano in 3'000, oggi ben 5'000. «Si dovranno comunque sopprimere 450 capi all'anno. Una volta vietata la caccia ai turisti dovranno essere i cacciatori o i guardiacaccia a svolgere questo compito, nel rispetto dell'animale».

«È l'antitesi della passione per la caccia»

I cacciatori indigeni sono esasperati dalla situazione e si considerano vittime di un amalgama. «Non ha nulla a che fare con la caccia, è un tiro a segno organizzato» ha dichiarato sulle pagine del quotidiano romando «Le Temps» Christian Fellay, responsabile della Federazione vallesana delle società di caccia.

«Camminano solo per qualche metro con i bastoni e sparano a uno stambecco a 10 metri: è l'antitesi della caccia. E il Vallese è da 40 anni che lascia sparare quelli che possono finanziariamente permetterselo».

La scienza non giustifica questo «turismo»

Pro Natura, l’organizzazione di protezione della natura, non è contro l'arte venatoria, ma denuncia certe correnti di questo mondo, tra cui la caccia spettacolo. «Questi safari sono delle cacce a trofei difficilmente difendibili pubblicamente, soprattutto dal punto di vista etico», secondo il suo portavoce Nicolas Wüthrich, sempre su «Le Temps». «La caccia può essere accettata fino a quando ha una ragion d'essere e un senso».

Manca dunque un argomento scientifico che giustifichi questa forma di turismo. Le vittime predilette delle cacce spettacolo sono i vecchi esemplari, poiché hanno le corna più lunghe. «Benché si sappia che le colonie di stambecchi soffrono dell'impoverimento genetico, si cacciano i riproduttori anziani, cioè quelli con il più grande bagaglio genetico» sottolinea Nicolas Wüthrich.

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