Migranti poveri e ricchi Una scuola argoviese obbliga a parlare il «buon tedesco» durante la ricreazione

hm, ats

20.11.2022 - 16:10

Vietare l'uso di altre lingue al di fuori del tedesco durante la ricreazione? Un provvedimento adottato nel canton Argovia sta facendo discutere nella Svizzera tedesca. Anche perché altrove nel paese a vedersi minacciato è il dialetto, a cui larghissime fasce della popolazione sono tuttora molto legate, che viene soppiantato dall'Hochdeutsch (il tedesco standard).

Immagine illustrativa d'archivio
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© Ti-Press

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20.11.2022 - 16:10

Al tema dedica oggi ampio spazio la SonntagsZeitung, partendo appunto dalla decisione presa nel comprensorio scolastico di Reinach-Leimbach, dove nelle pause solo il tedesco è ammesso. Questo per favorire l'integrazione, visto che i due terzi degli scolari parlano una lingua straniera e la quota di persone in assistenza è elevata.

I bambini svizzeri si sono adattati

Problemi vi sono però anche in un quartiere elegante di Zurigo: un padre, cittadino tedesco, ha spiegato con un certo rammarico al domenicale che i suoi figli «non parlano un vero svizzero-tedesco, malgrado abbiano sempre vissuto qui».

Nel loro ambiente i bambini che si esprimono in dialetto sono chiaramente una minoranza. «Nella classe della scuola elementare di mia figlia almeno tre quarti degli scolari provengono da famiglie tedesche o anglosassoni con istruzione accademica e la maggioranza parla buon tedesco nel cortile dell'istituto». I bimbi svizzeri si sono così adattati.

Stranieri più rappresentati in alcune categorie

Il fatto che il tema sia di attualità contemporaneamente nelle periferie degli agglomerati e nelle zone più esclusive non è una coincidenza: in Svizzera gli immigrati sono infatti rappresentati in misura superiore alla media sia nelle classi sociali più basse che in quelle più alte.

Questo si esprime, ad esempio, nelle direzioni delle società quotate in borsa, dove la percentuale di stranieri è del 67%, e tra i professori universitari, che vede i non svizzeri oltre il 50%. La situazione è simile per i beneficiari di assistenza sociale e per i lavoratori a basso reddito.

Autorità non preoccupate

Lo spostamento verso il buon tedesco non viene però percepito come un problema dalle autorità, una reazione che secondo la SonntagsZeitung non sorprende: il dialetto non è infatti rilevante per il rendimento scolastico, non conoscerlo è considerato al massimo una perdita culturale. Per questo motivo sono soprattutto i genitori a essere infastiditi della situazione, anche se spesso non si esprimono pubblicamente: dopo tutto non vogliono essere visti come retrogradi.

Nelle fasce sociali inferiori invece l'uso del linguaggio corretto è ancora più importante: sapersi esprimere adeguatamente in tedesco è un prerequisito per quasi tutte le formazioni professionali. Per questo si è intervenuti nel canton Argovia: l'obiettivo è garantire che il maggior numero possibile di bambini abbia le migliori opportunità a scuola e poi sul mercato del lavoro.

La questione diventa politica

In una lettera ai genitori le autorità scolastiche scrivono di aver notato che gli alunni sono meno capaci di parlare tedesco rispetto al passato: spesso si esprimono in altri idiomi. La scuola vuole contrastare questo fenomeno, anche per impedire la formazione di gruppi d'esclusione. L'istituto ha persino prodotto un video in cui la misura viene spiegata in uno stile comico.

La questione è subito diventata anche politica. Gli ambienti di sinistra hanno immediatamente obiettato che la misura era discriminatoria e che la diversità linguistica è da considerare un arricchimento. L'UDC ha invece difeso l'obbligo del tedesco: «Non esiste che gli svizzeri debbano integrarsi nella cultura dei migranti e non viceversa», ha affermato la consigliera nazionale argoviese Martina Bircher, citata dal domenicale.

Karin Landert, docente di tedesco presso la scuola pedagogica di Zurigo per la formazione degli insegnanti, spesso si trova a dover affrontare la questione di come comportarsi con gruppi che preferiscono parlare nella loro lingua madre.

«Posso capire che si pensi a un divieto, ma non credo che questa misura sia particolarmente vantaggiosa, se non altro perché non può essere applicata con uno sforzo ragionevole», ha indicato alla SonntagsZeitung.

Il tedesco prevale da solo

L'esperta cita due assi di azione che promettono un maggiore successo. A suo avviso si dovrebbe da un lato iniziare presto con la promozione del tedesco, «dialetto oppure Hochdeutch tedesco non è così importante»; dall'altra è necessario un buon mix nelle scuole e nelle classi.

Per Landert molte lingue diverse raramente portano a problemi: in tal caso il tedesco prevale quasi sempre come lingua di comunicazione. «I problemi sorgono spesso quando una singola lingua ha un forte peso: questo deve essere prevenuto il più possibile».

Secondo la specialista non bisogna peraltro sopravvalutare l'influenza della scuola. «È altrettanto importante sapere come e con chi i bambini trascorrono il loro tempo libero», conclude.

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