Epidemia

Coronavirus: vaccino protegge per almeno un anno

bt, ats

15.6.2021 - 15:49

Secondo Virginie Masserey dell'UFSP, il vaccino protegge per dodici mesi e non sei come si pensava.
Secondo Virginie Masserey dell'UFSP, il vaccino protegge per dodici mesi e non sei come si pensava.
Keystone

La protezione del vaccino del coronavirus dura almeno dodici mesi. Lo ha annunciato oggi in conferenza stampa Virginie Masserey, responsabile della sezione di controllo delle infezioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

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15.6.2021 - 15:49

Masserey ha aggiunto che l'immunizzazione resiste ancora più a lungo contro le forme gravi della malattia.

Secondo Masserey, che si è espressa nel corso dell'abituale appuntamento settimanale a Berna tra media ed esperti della Confederazione, la Commissione per le vaccinazioni è ora convinta che la protezione duri un anno, invece dei sei mesi inizialmente previsti: una tendenza che si riscontra anche a livello internazionale. I richiami slitteranno dunque al 2022, le ordinanze corrispondenti verranno adattate e ciò avrà conseguenze anche sul certificato Covid.

Proprio in merito a tale documento, Masserey ha detto che tutto sta filando liscio: finora sono stati emessi 655'000 certificati. Entro la fine del mese di giugno chiunque si sia vaccinato dovrebbe poterlo ricevere.

Riguardo allo sviluppo dell'epidemia nel Paese, Masserey ha confermato che la situazione rimane favorevole. I casi, come tutti gli altri principali indicatori, stanno continuando a scendere e le aperture di fine maggio non hanno avuto nessun effetto negativo, ha sottolineato la rappresentante dell'UFSP.

Stando ai numeri snocciolati da Masserey, circa 3,7 milioni di svizzeri hanno ottenuto la prima dose, mentre 2,3 milioni pure la seconda. «La volontà generale a vaccinarsi è incoraggiante ed è comprensibile che a qualcuno serva un po' di tempo per decidere», ha dichiarato l'esperta. Per quel che concerne le ultime forniture, oggi sono arrivate 100'000 fiale del siero di Pfizer.

Economia in forma

La vaccinazione è un atto di solidarietà verso chi non può sottoporvisi, ha dal canto suo fatto notare Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dell'Associazione dei medici cantonali. Capita che gli appuntamenti non vengano rispettati, ma non si tratta di un'espressione di rifiuto della popolazione. I motivi sono infatti molteplici: «Vacanze, dimenticanza, ragioni professionali, un precedente contagio», ha detto Hauri.

Per il medico, anche se rimangono delle incognite, si può essere ottimisti e ci sono le basi per trascorrere una bella estate e un autunno stabile. «Anche dal punto di vista economico siamo in una buona situazione, grazie soprattutto alle misure di sostegno», ha poi messo in risalto Jan-Egbert Sturm, membro della task force nazionale.

Secondo l'economista, in parte la gente è riuscita a risparmiare, soldi che ora vuole spendere. Nell'insieme la seconda ondata è stata superata bene, tuttavia alcuni settori, come i trasporti e la ristorazione, soffrono tuttora per la crisi, ha affermato Sturm.

Variante Delta

Buone notizie quindi, ma ciò non significa che si possa abbandonare la prudenza, ha ammonito Masserey: molti svizzeri non sono ancora vaccinati completamente, il Covid circola ancora nel mondo e resta lo spettro di possibili mutazioni.

«Le varianti del virus sono rare in Svizzera», ha proseguito Masserey. Ma quella denominata Delta (e precedentemente etichettata come «indiana") resta uno spauracchio. «Dobbiamo assolutamente tenerla sotto controllo».

Tale mutazione sta spopolando nel Regno Unito, meno nell'Europa continentale. Oltre ai maggior legami con l'India, ciò potrebbe essere spiegabile con la strategia di vaccinazione dei britannici, che prevede una prima dose subito per tutti con il rinvio della seconda, ha ipotizzato Sturm. Solo un'immunizzazione completa permetterebbe infatti di tenere sotto controllo questa temibile variante.

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