Francia

Morto premio Nobel medicina Luc Montagnier

SDA

10.2.2022 - 21:51

Il virologo francese Luc Montagnier fu insignito del premio Nobel per la medicina nel 2008.
Keystone

È morto a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi, il professor Luc Montagnier, premio Nobel per i suoi studi sull'Aids, diventato negli ultimi anni un riferimento dei no vax. Aveva 89 anni.

SDA

10.2.2022 - 21:51

La notizia circolava da ieri sera sulle reti sociali. Oggi l'ha confermata il quotidiano «Libération». Le fonti citate dal giornale sono il certificato di decesso del professore depositato in Comune e la testimonianza della dottoressa Béatrice Milbert, con la quale avrebbe dovuto organizzare una tavola rotonda a Ginevra nel gennaio 2021, che ha confermato il decesso.

Ieri sera ad annunciare la morte di Montagnier era stato il sito di «France Soir», una testata dove trovano grande spazio le tesi e i temi cari alla galassia no vax. Nessun altro media aveva confermato. Oggi era stato anche il controverso professor Didier Raoult, il «padre» della clorochina, con la quale curava i suoi pazienti di Covid-19 a Marsiglia, a confermare il decesso.

All'inizio degli anni Ottanta, all'arrivo dell'Aids, Montagnier aveva 50 anni e dirigeva il reparto di Oncologia Virale all'istituto Pasteur. Nello spazio di pochi mesi era stata un'équipe da lui guidata a scoprire le prime tracce del retrovirus Hiv e Montagnier – nonostante una guerra che si scatena con l'americano Robert Gallo – si affermò come l'uomo che ha scoperto il flagello del secolo.

Divenne una star della medicina, il suo carisma lo rese vincente anche quando elogiò i meriti del cetriolo cinese nella cura dell'Aids. Accanto a trovate originali a ripetizione, Montagnier continuò ad essere un grande ricercatore, fra l'altro uno dei primi a denunciare i pericoli dell'ormone della crescita contaminato, uno scandalo in Francia.

Ma con il passare degli anni, le «trovate» diventarono sempre più frequenti e il mondo della ricerca francese cominciò a snobbarlo. Soprattutto dopo il 2008, l'anno della consacrazione con il Nobel della Medicina, ex aequo con Françoise Barré-Sinoussi, che aveva lavorato anni con lui.

Arrivò ad affermare che «il nostro sistema immunitario può sbarazzarsi del virus in qualche settimana se è robusto» e che «il problema delle popolazioni africane» che lo hanno subito come una terribile piaga è «la loro alimentazione non equilibrata».

Cominciò ad insistere su teorie nutrizioniste, antiossidanti e misure di igiene invece della ricerca di un vaccino. In una rivista americana sostenne la teoria mai dimostrata della «memoria dell'acqua», del francese Jacques Benveniste. Vantò i meriti della papaya nella cura del Parkinson.

Poi, dal 2017, la crociata anti-vaccini, che Montagnier vedeva all'origine delle morti bianche dei neonati e di molto altro. Segnale del suo declino, il documento di 106 ricercatori che ne definì «pericolosi per la salute» i messaggi, lanciati «nel disprezzo dell'etica».

In piena pandemia di coronavirus, il suo messaggio ai no vax, che oggi lo piangono: «Chiedo a tutti i miei colleghi di fermare le vaccinazioni contro il Covid con questo tipo di vaccini. Ne va di mezzo il futuro dell'umanità. Il dopo dipende da voi, soprattutto dai non vaccinati, che un domani potranno salvare l'umanità, mentre i vaccinati dovranno essere salvati dai centri medici».

SDA