Lavoro e post-Covid

Ristoratori: «abbiamo carenza personale», Seco: «com'è possibile?»

hm, ats

7.6.2021 - 14:00

Mancano i lavoratori per ristoranti e bar?
Keystone

Botta e risposta fra i ristoratori e la Segreteria di stato dell'economia (Seco): i primi si lamentano per la carenza di personale, mentre l'autorità ritiene incomprensibile l'appunto e fa presente che vi sono ancora molti disoccupati nel ramo.

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7.6.2021 - 14:00

«Abbiamo grandi difficoltà a trovare buoni lavoratori qualificati», afferma Casimir Platzer, presidente dell'organizzazione di categoria Gastrosuisse, in dichiarazioni rilasciate all'agenzia Awp. Il problema sussisteva già prima della crisi del coronavirus, ma ora è diventato ancora più acuto. Una causa viene considerata la mancanza di dinamismo sul mercato del lavoro: ad esempio gli alberghi delle città, che non vanno ancora bene, usano tuttora lo strumento del lavoro a tempo ridotto. «I dipendenti interessati non sono quindi sul mercato e non cambiano impiego», spiega Platzer. Inoltre l'uno o l'altro dei dipendenti del ramo, dopo molti mesi confinamento, ha perso fiducia nel settore e ha cambiato comparto.

Da parte sua la Seco sembra avere poca comprensione per la posizione espressa da Platzer. Il direttore della divisione lavoro Boris Zürcher fa notare che quello della ristorazione è un settore tuttora con una disoccupazione superiore alla media: in maggio il tasso si attestava al 9%, con circa 16'000 persone senza lavoro. «Dati questi numeri, non riesco a capire le lamentele dei ristoratori», afferma Zürcher. «Non dovrebbe essere difficile reclutare personale».

L'alto funzionario 63enne – che è stato anche capoeconomista di Avenir Suisse, il laboratorio d'idee di matrice liberale – sottolinea inoltre che il ramo della ristorazione è stato un grande beneficiario del lavoro ridotto. «Questo strumento è stato usato così intensamente in modo che le persone fossero disponibili quando l'economia si sarebbe ripresa». È possibile che le imprese che hanno licenziato personale abbiano ora difficoltà a reclutarne di nuovo. «Ma chiunque sia ora alla disperata ricerca di lavoratori ha probabilmente commesso degli errori prima», conclude Zürcher.

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