L'uomo che ha corso 5'000 chilometri in 42 giorni

Igor Sertori e Nicolò Forni

14.12.2021

Andrea Marcato, 39 anni e decine di migliaia di chilometri nelle gambe e nella braccia.
blue-Sport

Abbiamo incontrato, in esclusiva, uno degli atleti più straordinari del pianeta: Andrea Marcato, colui che ha vinto la corsa su strada più lunga al mondo, la Sri Chinmoy Self-Transcendence 3100 Mile Race.  

Igor Sertori e Nicolò Forni

14.12.2021

Innanzitutto ci preme iniziare questo pezzo con l'immagine che ritrae Andrea Marcato all'arrivo della 'Self-Transcendence 3100 Mile Race', la prestazione che lo ha reso conosciuto ai quattro angoli del globo. 

Aldilà della mastodontica distanza, bisogna sapere che la corsa si svolge interamente all'interno di un quartiere di New York, il Queens. Ma le stranezze non son tutte qui: il circuito, che si snoda attorno un solo blocco nell'area definita Jamaica, è di circa 850 metri.

Fatti due calcoli si arriva al totale di 5'552, il numero di circuiti completati dall'italiano Andrea Marcato. 

Abbiamo incontrato il 39enne italiano residente a Zurigo nel luogo che in parte racchiude il segreto alla base della sua prestazione titanica: il ristorante vegano di proprietà di Soyana,  l'azienda per la quale Marcato lavora.

Già, perchè a dispetto di ciò che si potrebbe pensare, l'originario di Venezia non è un corridore professionista, bensì un ragazzo che lavora a tempo pieno dedicandosi con assiduità a diverse attività sportive, tra cui la corsa.  

Self-Transcendence 3100 Mile Race
3100.srichinmoyraces.org

Dei sette partecipanti alla 25esima edizione della corsa su strada più lunga al mondo solo cinque hanno terminato entro il tempo limite di 52 giorni. La linea sotto indica la distanza media coperta giornalmente da coloro che hanno terminato la gara.

Andrea Marcato è vegetariano e da anni segue la filosofia dello scomparso maestro spirituale indiano Sri Chinmoy. Proprio queste combinazioni, abbinate ad una laurea in economia, lo hanno portato a Zurigo presso l'azienda del signor Danzer, pioniere in Svizzera dell'alimentazione organica basata in prevalenza su derivati della soya. Meditazione, alimentazione organica e attività fisica di resistenza fanno parte della routine giornaliera dell'italiano, sono alla base degli insegnamenti del maestro spirituale seguito da lui e da molti collaboratori dell'azienda zurighese. 

Ci troviamo nel ristorante cittadino dell'azienda per cui Andrea Marcato lavora. 

«Andrea è il nostro eroe», ci dice un cameriere accogliendoci nel locale. Fuori l'aria è fredda, all'interno si respira un calore e un'armonia che subito ti mette a tuo agio, quasi ti coccola.

Il nostro interlocutore arriva spedito e sorridente. Un uomo in carne ed ossa, un super atleta che da poco ha concluso e vinto la corsa su strada più lunga del pianeta. Colui che ci accoglie esibisce lo stesso sorriso mostrato ai fotografi al termine dei 5'000 chilometri corsi quasi d'un fiato.

Cosa si prova a vincere la corsa su asfalto più lunga al mondo?

Mi fa piacere quando la gente riconosce il fatto che hai fatto qualcosa di anomalo. Sono felice di aver raggiunto il mio obiettivo, di avercela fatta.

Come ci si prepara per una corsa di quasi 5'000 chilometri?

Da quand'ero ragazzo mi metto alla prova in esercizi fisici, diciamo così, particolari. Ricordo un pomeriggio, al termine delle lezioni, andai a correre ... e corsi per 30 chilometri. Quest'estate mi sono buttato nel lago di Zurigo e l'ho attraversato da Rapperswil a Zurigo, sono 26 chilometri. Faccio sessioni di flessioni, una volta ne ho fatti 4'400. Non lo dico per vantarmi, l'attività sportiva è parte del mio stile di vita, mi viene spontanea, la faccio con gioia. C'ho messo vent'anni per arrivare a raggiungere questo obiettivo. 

Tutto qui?

Diciamo che pratico anche la meditazione e credo questo aiuti molto nell'affrontare prove di questo genere, ma anche la vita in generale.

Parliamo di nutrizione invece. Cosa hai mangiato durante la corsa?

Io, a differenza di altri concorrenti, mangio mentre corro o cammino, insomma, non mi fermo mai. Il cibo che viene dato a noi concorrenti è rigorosamente vegetariano, inoltre, nel corso dell'ultima settimana, il mio 'aiuto' mi ha incoraggiato a rinunciare agli zuccheri, cosa che ho fatto e che mi ha permesso di andare ancora più veloce, rimanendo sotto i 43 giorni; obiettivo che mi ero prefissato. 

Andrea Marcato si nutre prevalentemente di prodotti organici, per lo più prodotti dall'azienda Soyana per la quale lavora.
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Hai usato 20 paia di scarpe per terminare la gara. Come stavano i tuoi piedi?

Le scarpe le ho cambiate perché ambivo al miglior tempo possibile, dunque ho cercato di ridurre l'impatto sul cemento. Avevo diverse vesciche tanto che il medico della gara si stupiva che potessi ancora camminare, mentre io sentivo dolore ma nulla di più.

Come fai a gestire lo sforzo estremo dopo ore, giorni, settimane di corsa, sul cemento di New York - che Andrea ricorda essere sei volte più duro dell'asfalto -?

Non posso parlare di sforzo. Ci sono state giornate in cui la notte, prima di fermarmi per coricarmi un po', mi sembrava di aver corso per due o tre ore, mentre la gente che mi guardava e controllava l'orologio di ore ne contava almeno 15. Non so come spiegarlo, mi succede anche quando nuoto e vedo la gente stupita che mi guarda. Rimango in vasca per tre ore filate, ma per me è come se fossero passati appena 20 minuti. Ho una percezione del tempo diversa, forse.

Un buon sonno ristoratore è essenziale per poter performare al meglio. Quante ore dormivi per notte?

Io terminavo di correre a mezzanotte (c'è l'obbligo di riposo dalle 0:00 alle 6:00 n.d.r.), mangiavo qualcosa, mi facevo una doccia, praticavo un po' di yoga come esercizi di stretching e poi mi coricavo. Dormivo quattro ore per notte. Verso le cinque mi svegliavo, facevo un poco di meditazione e mi preparavo per ripartire.

Quali sono i messaggi che il tuo corpo ti ha mandato al termine della gara?

Per almeno un paio di mesi le mie gambe erano un po' mollicce diciamo, non rispondevano con la stessa velocità ai messaggi mandati dal cervello. Nonostante ciò, io ho continuato a correre, magari per mezz'ora un giorno, per un'ora il giorno seguente. Il fatto di fermarmi per una settimana per me non esiste.

Andrea Marcato al termine della gara vinta 
Keystone

La corsa è stata concepita dal maestro spirituale indiano Sri Chinmoy, un'esperienza sportiva e meditativa. Anche tu hai conosciuto questo aspetto meditativo o spirituale?

... Sì ... ma non saprei descriverlo a parole. È come se ti chiedessero di martellare un chiodo con il cacciavite. Non so come sono entrato nel 'flusso', succede, ti trovi lì. Credo abbia a che fare con una certa abitudine alla meditazione, che io pratico da anni: il mio spirito o la mia mente entrano da soli in questo stato 'meditativo', come fosse un riflesso condizionato dall'abitudine, una specie di automatismo. Sono un poco riluttante a parlarne perché ho la sensazione che la gente, quando dico queste cose, possa pensare che sono un invasato. 

Certo, perché tu, prestazioni atletiche a parte, sei comunque una persona equilibrata ...

Reputo sia importante mantenere un certo equilibrio, pur soggettivo che sia, per quanto uno decida di far parte di questa società. Infatti io lavoro a tempo pieno, ho doversi amici, mi piace il cibo buono ... insomma non fuggo dalla gente per rifugiarmi in una 'bolla spirituale'.

Ci sono dei monaci giapponesi che corrono quasi come te, per fortificare lo spirito. Da questo punto di vista ti senti diverso da noi comuni mortali?

Mi sento diverso nel senso che a livello mentale quello che a molti sembra un'impresa al limite dell'umano per me non lo è. Credo che anche il dolore io lo senta molto meno di tanti altri.

Persone come me, come la stragrande maggioranza di noi, non si sognerebbe mai di riuscirci, tanto meno di farlo. Cosa ti spinge?

Varie discipline spirituali usano termini diversi per dare un nome allo stadio ultimo verso il quale ognuno di noi può aspirare: c'è chi lo chiama nirvana, illuminazione, beatitudine ... . Io, attraverso questo genere di attività tendo a raggiungere 'la realizzazione del Sè', cioè diventare tutt'uno con tutto ciò che ti sta attorno. Il raggiungimento di questo stato di alterazione della coscienza ti permette di acquisire quelli che in un linguaggio moderno potrebbero essere definiti dei super-poteri, che però intendiamoci, non sono ad appannaggio di pochi ma bensì a disposizione di tutti coloro che con costanza e coraggio li cercano. 

Una ricerca del potere dunque?

Intendiamoci, ci sono persone che attraverso pratiche spirituali aspirano al potere terreno, legato a beni materiali. Nel mio caso, e non perché mi reputo migliore di altri, io tendo ad un genere diverso di potere, che non ha nulla a che fare con vincere dei premi o possedere molto denaro.

Ma tu la Self-Transcendence 3100 Mile Race la volevi vincere.

Certo, perchè aldilà dei concetti discussi sopra rimango un ragazzo cresciuto in Occidente, in una società che fa della competizione. Il mio ego trova soddisfazione in questo, non posso negarlo (e ride).

Quel premio per il vincitore della corsa più lunga del pianeta?

Ho vinto una coppa abbastanza bella che tengo a casa dei miei genitori, una t-shirt, quella che porto all'arrivo (immagine in alto n.d.r.), poi ho ricevuto due voucher del valore di circa 600 dollari da spendere in negozi di abbigliamento e altri cento dollari, visto che sono arrivato prima dei 52 giorni (tempo massimo) e dunque ho risparmiato sulle colazioni che vengono offerte dall'organizzazione.

La rifarai l'anno prossimo?

Un atleta professionista si prepara per un evento specifico, vuole arrivarci pronto e lì produrre la prestazione di punta. Io sono un amatore, faccio magari 20 maratone all'anno , non le ho mai contate (ride), insomma tengo un livello di allenamento costante tutto l'anno; se arriva la sfida, qualunque essa sia, io riesco a fargli fronte, in quanto il mio livello di endurance è relativamente buono. 

Potresti molto probabilmente usare la tua immagine per attrarre degli sponsor e tentare la via del professionismo. Non ci pensi?

Ci ho pensato, ma mi sembrerebbe strano diventare un atleta professionista a 39 anni (ride). Inoltre, ritorno sul fatto che apprezzo anche la comodità e la sicurezza anche finanziaria che la mia attuale professione mi dà. Aggiungo inoltre, che il signor Danzer è una persona davvero speciale il quale mi ha concesso di essere assente dal lavoro per i due mesi che ho trascorso a New York per la gara. Non è da tutti insomma, vacanze pagate tra l'altro.

La rifarai l'anno prossimo?

Un atleta professionista si prepara per un evento specifico, vuole arrivarci pronto e lì produrre la prestazione di punta. Io sono un amatore, faccio magari 20 maratone all'anno , non le ho mai contate (ride), invece io tengo un livello di allenamento costante tutto l'anno; se arriva la sfida, qualunque essa sia, io riesco a fargli fronte, in quanto il mio livello di resistenza (endurance) è relativamente buono.

Tu non sei un professionista, ma sei un grande atleta. Qual'è il tuo messaggio per tanti giovani che vorrebbero fare dello sport una professione?

Qualunque sia il vostro sogno, inseguitelo. 

Speranza e armonia

Tre ore dopo il saluto iniziale decidiamo di congedarci, non per mancanza di argomenti e tantomeno per l'assenza di interesse; per ordine di categoria redazionale la lunga chiacchierata con lo sportivo Andrea Marcato termina qui.

Usciamo con qualcosa di più di una sensazione, come se alcuni vuoti interiori fossero stati riempiti da materia che sfugge alla semantica.

Speranza e armonia, ci sovvengono quali termini sufficientemente prossimi per descrivere l'arcano piacere piacevole interiore.

«Correremo un giorno insieme», è una promessa. Non mancheremo di raccontarvelo.