Analisti meno fiduciosi sulla congiuntura elvetica

hm, ats

24.11.2021 - 14:00

La maggioranza degli esperti si aspetta un rallentamento congiunturale.
Keystone

Scende ulteriormente la fiducia nella dinamica dell'economia svizzera: gli analisti finanziari si fanno più prudenti riguardo al futuro della congiuntura. E non si aspettano una rapida fine della fase di rafforzamento del franco.

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24.11.2021 - 14:00

L'indice sulle prospettive economiche calcolato da Credit Suisse e da CFA Society Switzerland sulla base di un sondaggio fra gli esperti si è attestato in novembre a -10,8 punti, si evince dai dati pubblicati oggi. Rispetto a ottobre vi è stato un calo di 26,4 punti. L'indicatore è così diventato negativo, segnalando che sono più numerosi gli specialisti che nei prossimi sei mesi si aspettano un peggioramento della dinamica economica di quelli che puntano sull'evoluzione opposta.

L'indice era a +8,3 nel gennaio 2020 e – con lo scoppio della pandemia di coronavirus – era crollato a -45,8 nel marzo 2020, per poi risalire nei mesi successivi; nel maggio di quest'anno era stato toccato il valore record di +72,2 punti e ancora in luglio era a +42,8 punti, prima del brusco arretramento a -7,8 in agosto, seguito da una ripresa in settembre e un nuovo calo in ottobre.

Tornando al corrente mese di novembre e scendendo nei dettagli, il 45,9% degli interrogati è convinto che nei prossimi sei mesi non vi saranno cambiamenti nella situazione congiunturale, il 21,6% si aspetta un miglioramento e il 32,4% pronostica un peggioramento (valori che determinano poi l'indice complessivo: 21,6 meno 32,4 = -10,8). Rispetto a ottobre aumentano sensibilmente i pessimisti (+10,5 punti), calano gli ottimisti (-15,9 punti) e si infoltiscono le file di coloro che puntano sullo status quo (+5,3 punti).

Quasi immutato, nel confronto mensile, è invece il giudizio sulla situazione congiunturale attuale, con un indice a 54,1 punti (+4,1 punti). Il peggioramento delle stime per il futuro elvetico si accompagna a un'analisi analoga per l'Eurozona (-35,4 punti a 13,5 punti) e Stati Uniti (-13,1 a -16,2 punti), mentre per la Cina le prospettive appaiono più rosee (+1,8, punti a 11,5 punti).

Rientrando nei confini elvetici diminuiscono gli esperti che si aspettano un incremento dell'inflazione (-6,4 punti al 40,5%). La stessa quota (40,5%) non prevede però cambiamenti e non pochi (18,9%) scommettono su una contrazione.

I tassi sono attesi fermi nel corto termine (75,7%); nessuno li pensa in calo e solo una minoranza (24,3%) vede all'orizzonte un aumento. Sul lungo periodo però il 67,6% ipotizza una progressione: meno consistente è la quota di chi non scorge mutamenti (29,7%) e pochi (2,7%) prendono in conto una flessione.

Il 58,3% degli interrogati prevede inoltre una progressione dell'indice di borsa SMI, mentre il 25,0% punta su valori stabili e il 16,7% su una flessione. Riguardo ai cambi, il 47,2% degli interpellati ritiene che non vi saranno cambiamenti nel corso euro/franco, il 16,7% si aspetta un indebolimento del franco e il 36,1% un rafforzamento. Sul fronte della disoccupazione l'11,4% vede una crescita dei senza lavoro, il 65,7% una stagnazione e il 22,9% un calo.

Agli interrogati è stata posta anche una domanda speciale riguardante la fluttuazione del personale, dopo che negli Usa quest'anno sono aumentate fortemente le dimissioni dei dipendenti, con conseguente difficoltà delle imprese a trovare i profili richiesti; un'evoluzione che potrebbe tradursi in compensi più alti e generare quindi inflazione. In Svizzera però solo il 28% nota un aumento della fluttuazione.

Al sondaggio, effettuato fra l'11 e il 18 novembre, hanno partecipato 37 analisti.

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