Avanzata dei talebani

Berna rimpatria i collaboratori da Kabul e condanna le violenze

falu, ats

13.8.2021 - 18:45

Livia Leu oggi nel corso della conferenza stampa a Berna.
Keystone

La Confederazione reagisce all'avanzata dei talebani in Afghanistan: per motivi di sicurezza ha deciso di richiamare in patria tre collaboratori dell'Ufficio di cooperazione della Svizzera e dell'agenzia consolare in Afghanistan.

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13.8.2021 - 18:45

Essi lasceranno Kabul «il prima possibile», ha spiegato oggi in conferenza stampa a Berna la segretaria di Stato Livia Leu, facendo il punto della situazione. Anche 40 collaboratori locali di lunga data della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e le loro famiglie – per un totale di circa 200 persone – potranno chiedere l'ingresso in Svizzera per motivi umanitari.

«Siamo preoccupati, condanniamo le violazioni e chiediamo una soluzione politica», ha detto oggi Leu, aggiungendo che la «situazione in Afghanistan si deteriora di giorno in giorno».

«Non sarebbe giusto rimpatriare solo i cittadini svizzeri. Dobbiamo fornire sicurezza anche al personale locale, così come stanno facendo gli Stati Uniti e la Germania», ha sottolineato Leu, precisando che si tratta di misure legate alla sicurezza e che le persone interessate potranno approfittare del programma di reinsediamento per motivi umanitari. «Poiché lavorano per la Svizzera, c'è il pericolo che siano visti come collaboratori dell'Occidente ostile e siano perseguitati», ha aggiunto il direttore della SEM Mario Gattiker.

Dal 2002 la Svizzera è rappresentata a Kabul da un ufficio di coordinamento, mentre l'ambasciata si trova a Islamabad, in Pakistan.

Al momento, secondo quanto indicato dalla segretaria di Stato, oltre ai collaboratori in Afghanistan si trova anche un viaggiatore elvetico che si è registrato presso il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Patrica Danzi, direttrice della DSC, ha reso noto dal canto suo che «il personale umanitario rimarrà sul campo. Stiamo verificando con i partner quali bisogni devono essere coperti».

Rimpatri sospesi

Già mercoledì 11 agosto la segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha annunciato la sospensione, fino a nuovo avviso, dei rimpatri verso l'Afghanistan «a causa della situazione venutasi a creare nel paese».

Al momento, ha spiegato Gattiker, ci sono circa 2'800 richiedenti asilo afghani nella Confederazione e in 130 casi si è nella fase di esecuzione dell'allontanamento. Essi, ha sottolineato, sono sospesi da mercoledì, mentre le domande di asilo continueranno ad essere elaborate. I preparativi per il rimpatrio verranno portati avanti solo nel caso di persone che hanno commesso reati gravi, ma si concretizzeranno non appena saranno nuovamente possibili, ha precisato il direttore della SEM.

L'Afghanistan aveva già chiesto a inizio luglio alla Svizzera di interrompere per tre mesi i rimpatri di richiedenti asilo respinti, a causa dell'avanzamento dei talebani e della pandemia di coronavirus. Una sospensione chiesta anche da organizzazioni umanitarie.

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