Bambino prodigio

All'età di nove anni, Laurent si laurea all'università

dpa, phi

21.11.2019

Laurent, nove anni, posa davanti ad un'antenna all'università di Eindhoven.
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Lo descrivono come un genio e un bambino prodigio: Laurent, un ragazzino originario di Amsterdam, è super intelligente. Ottenuto il diploma di maturità a soli otto anni, ha poi terminato gli studi appena un anno dopo.

Non appena l'ascensore giunge al piano, nulla sembra poter frenare Laurent, originario di Amsterdam. Il ragazzino dai capelli castani attraversa il corridoio di corsa, si ferma davanti ad una porta a vetri, dà un'occhiata nella stanza ed entra: «Buongiorno, eccomi!».

Il professor Peter Baltus riceve raramente saluti tanto entusiastici da parte dei suoi studenti. Ma Laurent non è uno studente qualsiasi. Il ragazzino cresciuto in Belgio e nei Paesi Bassi sta per laurearsi all'università tecnica di Eindhoven. Ha solo 9 anni.

Dall'estate 2018, Laurent studia ingegneria elettronica presso la famosa università del sud-est dei Paesi Bassi. E non c'è alcun dubbio in proposito: vi si sente come un pesce nell'acqua. Gli altri studenti sono ormai abituati a vedere un bambino prendere posto nel laboratorio e afferrare un saldatore. 

Questo ragazzino cresciuto fra Belgio e Paesi Bassi sta per laurearsi all'università tecnica di Eindhoven.
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Già in Belgio, questo giovane sovradotato aveva completato il suo percorso scolastico in tempi record con un QI di 145. Nell'estate 2018, a otto anni, ha ottenuto il diploma di maturità e iniziato gli studi a Eindhoven.

Un piccolo Einstein? «Oh, non mi importa»

Laurent viene descritto come un genio o un bambino prodigio: i media lo pragonano già all'astrofisico Stephen Hawking e al Premio Nobel Albert Einstein. «Oh, non mi importa», afferma il piccolo scrollando le spalle. «Ma non quando i tuoi amici ti dicono che sei super intelligente», prosegue sua madre, Lydia Simons. «Ti rende molto orgoglioso.» Il figlio abbozza quindi un sorriso malizioso.

Laurent vuole imparare delle cose. Soprattutto nell'ambito della tecnologia e delle scienze naturali. Ma non trova tutto divertente, riconosce. Per esempio, i corsi di lingua non lo hanno affascinato. «Ho dovuto leggere molti libri, soprattutto romanzi, e non mi piace molto farlo».

Il ragazzino ha sconvolto la vita dei suoi genitori, spiega suo padre Alexander: «Ormai, non guidiamo più un vecchio diesel, ma un'auto elettrica». Si tratta di proteggere l'ambiente. I genitori sospirano un po': la famiglia non prende più l'aereo molto spesso per recarsi nella sua casa per le vacanze in Spagna.

Una divertente avventura

E Laurent? Seduto accanto a loro, ha un'aria molto soddisfatta. «Un giorno o l'altro, ci sarà una soluzione tecnica al cambiamento climatico, assicura. Dovremmo investire molto di più in ricerca e tecnologia.» Il bambino pesa le parole. Non vuole che la gente pensi che gioca a fare l'adulto. No, è soltanto impaziente.

Laurent impara infatti ad un ritmo folle. Il carico di lavoro, per il quale gli altri studenti hanno bisogno di otto settimane, lui lo assolve in una settimana. All'università segue dei corsi particolari. Poi studia da solo a casa. Prossimamente si terranno alcuni appelli d'esame.

Il professor Peter Baltus con il suo protetto.
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«È un'avventura, afferma il suo professore. Ma è molto divertente». L'insegnante è senz'altro abituato ad avere a che fare con giovani intelligenti. «Ma Laurent è almeno tre volte più intelligente». Peter Baltus talvolta dimentica che il suo super studente è ancora un bambino. Una volta, ricorda, Laurent non riusciva a staccare un cavo in laboratorio. «Non era abbastanza forte».

Il suo obiettivo: prolungare la vita

Nell'ambito del lavoro conclusivo del suo percorso accademico, Laurent sta sviluppando un microchip per misurare le reazioni delle cellule cerebrali e spera di poter continuare le ricerche in questo settore: «Voglio sviluppare qualcosa in grado di prolungare la vita». Degli organi artificiali, per esempio.

Laurent nell'ufficio del suo professore, prima di ampliare il suo progetto di tesi: il bambino prodigio mostra un microchip che ha messo a punto, in grado di misurare le reazioni delle cellule cerebrali.
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«Spero soltanto che questo avrà qualcosa a che fare con la mia materia. Così Laurent resterà qui ancora per un po'». Ma il ragazzino prodigio potrebbe anche andare a studiare negli Stati Uniti o in Germania. Al momento, si sta cercando di adattare un programma di dottorato individuale al suo profilo.

I suoi genitori, dentisti, hanno messo temporaneamente da parte il lavoro. Tre volte alla settimana, fanno insieme al figlio il tragitto da Amsterdam ad Eindhoven, situata a poco meno di due ore di distanza. Si assicurano che Laurent possa imparare senza essere disturbato, ma anche che non sia troppo assorbito dai suoi studi. «Tutto questo sta accadendo molto presto», confida Alexander Simons.

In fin dei conti, Laurent è ancora un bambino di nove anni quasi normale che gioca con i suoi due cani Sammy e Joe, e che guarda i film su Netflix. «E ha gusti difficili a tavola», si lamenta sua madre Lydia. «Non è vero!», replica il piccolo ridendo. «Mangio tutto quello che cucina la nonna.»

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