Pandemia

AstraZeneca nel mirino dell'Unione Europea, mano tesa di Biden ai 27

SDA

25.3.2021 - 21:47

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, parla in videoconferenza
Keystone

Gli Stati Uniti sono determinati a rivitalizzare l'alleanza con l'Europa e pronti a lavorare insieme sul fronte della distribuzione globale di vaccini anti-Covid efficaci e sicuri.

SDA

25.3.2021 - 21:47

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, nel suo breve collegamento alla videoconferenza dei leader – una mezz'ora in tutto – ha parlato del rilancio delle relazioni transatlantiche, di lotta ai cambiamenti climatici e della collaborazione sui sieri, tendendo la mano al Vecchio continente. Niente di operativo, ma un segnale importante, con un totale cambio dei toni rispetto all'epoca di Donald Trump.

A fare gli onori di casa è stato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha lavorato al successo di questo appuntamento, il primo dai tempi di Barack Obama, fin dall'insediamento di Biden alla Casa Bianca. Un incontro denso di significato, e soprattutto di nuovi stimoli, per un'Unione piegata dalla terza ondata della pandemia, frustrata dai tagli e dai ritardi di AstraZeneca, ma determinata ad «intensificare gli sforzi» per centrare l'obiettivo del 70% di immunizzazioni entro fine estate.

Pressing dei leader europei

Il pressing del premier italiano Mario Draghi, del presidente francese Emmanuel Macron, e della cancelliera tedesca Angela Merkel, tra autocritica e fermezza, è stato incalzante. E la cancelliera tedesca, come già annunciato nei giorni scorsi, ha sostenuto anche la possibilità che Bruxelles avvii discussioni per valutare la fattibilità di includere lo Sputnik V nella strategia dell'Unione. Un'attività esplorativa in attesa che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) valuti la sicurezza e l'efficacia del siero.

«L'accelerazione della produzione, della consegna e della diffusione» dei vaccini, è stato ribadito nella dichiarazione finale della videoconferenza, resta essenziale per superare la crisi», ma è altrettanto importante che le «aziende garantiscano la prevedibilità della loro produzione e rispettino le scadenze contrattuali di consegna», hanno insistito i leader, riferendosi principalmente ad AstraZeneca, che delle 120 milioni di dosi previste dal contratto per il primo trimestre, poi ridotte a 30 milioni, ad oggi ne ha distribuite solo 18 milioni.

A meno di una settimana dalla fine di marzo latitano ancora 12 milioni, ovvero quanto manca a completare la fornitura di 100 milioni di sieri, secondo la presentazione della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, ora pronta a giocare anche la carta delle vie legali.

Entro la fine di questa settimana la distribuzione nell'Ue salirà a 88 milioni, mentre ne sono stati inoculati 62, per un totale di 18,2 milioni di europei che hanno ricevuto le due iniezioni, ovvero il 4,1% del totale dei cittadini dell'Ue. Ancora decisamente troppo poco.

Il secondo trimestre promette di essere migliore

Il secondo trimestre promette di essere migliore, con 360 milioni di dosi previsti in consegna, delle quali 200 da Pfizer. Ma il dato che colpisce sono anche i 77 milioni di immunizzanti esportati dall'Ue da dicembre ad oggi, di questi ben 21 milioni verso il Regno Unito. Soprattutto sieri di Pfizer, ma anche oltre un milione di shot di AstraZeneca, trasferiti dall'Unione tra dicembre e gennaio, prima dell'entrata in vigore del meccanismo di autorizzazione all'export.

Uno strumento rafforzato di recente dalla Commissione per aver più margine di manovra a difesa degli approvvigionamenti per gli europei e per fermare i 'furbetti' dei vaccini.

Un'iniziativa che, nonostante le preoccupazioni espresse dal belga Alexander De Croo, dall'olandese Mark Rutte, dallo svedese Stefan Lofven, dalla danese Mette Frederiksen e dall'irlandese Michael Martin ha avuto sostegno, ma con appelli alla cautela e la richiesta che la Commissione europea faccia consultazioni prima di varare misure contro aziende e Stati. Ad ogni modo, ha tagliato corto Von der Leyen, «le dosi prodotte in Ue saranno destinate alla Ue».

Il primo bersaglio potrebbe essere il Regno Unito

Il primo bersaglio potrebbe essere il Regno Unito, con cui l'Ue continua a trattare sulla base di un impegno a trovare soluzioni, che tuttavia sulle questioni sostanziali della produzione di AstraZeneca ancora non si trovano. Tanto più dopo le parole perentorie di oggi del ministro della Sanità britannico Matt Hancock: il contratto firmato in anticipo mesi fa da Londra con AstraZeneca ha maggior peso legale di quello sottoscritto più tardi dall'Ue, ha tagliato corto.

In particolare, i tagli dell'azienda di Oxford hanno messo in ginocchio alcuni Paesi Ue che avevano rinunciato alle forniture di sieri più costosi puntando tutto sulle dosi a basso costo. Austria, Bulgaria, Croazia, Lettonia hanno insistito per ottenere quote dei 10 milioni di dosi anticipati da Pfizer proprio per far fronte alle emergenze. Ma non c'è stata alcuna simpatia per Sebastian Kurz, che messosi alla guida dei rivoltosi, per ottenere un correttivo sulle ripartizioni, si è ritrovato nell'angolo. «I contratti con le case farmaceutiche sono state firmate dagli Stati, non da qualche stupido burocrate», ha ammonito Merkel.

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