Incitamento all'odio Nessuna espulsione per il predicatore di Bienne Abu Ramadan

mp, ats

14.6.2024 - 14:56

Il predicatore libico Abu Ramadan
Il predicatore libico Abu Ramadan
Keystone

L'ex predicatore di Bienne (BE) Abu Ramadan non dovrà lasciare la Svizzera. Lo ha deciso oggi in seconda istanza il Tribunale cantonale bernese.

14.6.2024 - 14:56

La Corte ha riconosciuto il 70enne libico, residente a Nidau (BE), colpevole di truffa plurima, per aver ricevuto illegalmente l'aiuto sociale, e discriminazione razziale e lo ha condannato a una pena pecuniaria di 140 aliquote giornaliere da 30 franchi.

Tuttavia, l'espulsione dalla Svizzera, pronunciata dal tribunale di primo grado, non è possibile, ha dichiarato il presidente della Corte nel pronunciare la sentenza.

Infatti il rinvio obbligatorio dal Paese in caso di truffa all'assistenza sociale è in vigore solo dall'ottobre 2016 e i reati si riferiscono al periodo sino al mese di maggio del 2015. «Non siamo quindi autorizzati a pronunciare un'espulsione», ha spiegato il presidente del tribunale.

Il caso non è però definitivamente chiuso. L'avvocato difensore di Ramadan ha già annunciato ai rappresentanti dei media che farà appello contro la sentenza.

Dal canto suo, il ministero pubblico - che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado - ha dichiarato all'agenzia Keystone-ATS che vuole attendere le motivazioni scritte del verdetto prima di prendere una decisione definitiva.

In prima istanza condannato all'espulsione

In prima istanza, Abu Ramadan era stato condannato a 14 mesi di detenzione con la condizionale e all'espulsione dal Paese.

Seguendo la requisitoria della procura, il tribunale aveva ritenuto che l'imputato, durante un sermone nella moschea Ar'Rahman (la misericordia) di Bienne il 7 luglio del 2017, avesse incitato all'odio contro cristiani, ebrei, hindù, russi e musulmani sciiti.

Il predicatore era stato anche riconosciuto colpevole di aver ricevuto illegalmente un aiuto sociale per un ammontare di circa 45'000 franchi tra il 2003 e il 2017.

Durante l'udienza l'imputato aveva espresso il desiderio di rimanere in Svizzera e respinto le accuse nei suoi confronti.

Ramadan aveva già perso il diritto di asilo e lo status di rifugiato ottenuto nel 1998 per essersi recato in Libia diverse volte. Vive in Svizzera grazie a un permesso di domicilio C.

mp, ats