Burkina Faso

Burkina Faso: 160 morti in un  attacco jihadista a un villaggio 

SDA

6.6.2021 - 17:45

È di almeno 160 morti il bilancio di un attacco imputato al terrorismo islamico compiuto nella notte tra venerdì e sabato a Solhan, cittadina del nord-est del Burkina Faso. Si tratta della maggiore strage da quando, nel 2015, è iniziata l'insurrezione jihdista nel nord del Paese.
Keystone

È di almeno 160 morti il bilancio di un attacco imputato al terrorismo islamico nel Sahel compiuto nella notte tra venerdì e sabato a Solhan, cittadina del nord-est del Burkina Faso. I corpi sono stati sepolti in fosse comuni e ci sono decine di feriti.

SDA

6.6.2021 - 17:45

Si tratta della maggiore strage da quando, nel 2015, è iniziata l'insurrezione jihdista nel nord del Burkina Faso. Finora la peggiore era stata quella del 24 dicembre 2019 ad Arbinda, che provocò 42 morti (di cui 35 civili e sette soldati). Il governo del Paese, la poverissima ex-colonia francese nota fino al 1984 come Alto Volta, ha indetto tre giorni di lutto nazionale.

Ancora non c'è stata una rivendicazione della carneficina di Solhan, cittadina nella provincia di Yagha che confina con il Niger. Ma matrice appare abbastanza chiara, dato che la provincia si trova nell'area delle cosiddette «tre frontiere» tra Burkina Faso, Mali e Niger, spesso bersaglio di micidiali assalti contro civili e militari da parte di jihadisti soprattutto del Gruppo sostegno all'Islam e ai musulmani (GSIM), affiliato ad Al-Qaeda; e dello Stato islamico nel grande Sahara (EIGS), ma anche di altre formazioni minori.

Peraltro, a Tadaryat, un villaggio nella stessa regione, venerdì in tarda serata c'è stato un altro attacco in cui sono state uccise almeno 14 persone, tra cui un ausiliario dell'esercito.

Secondo fonti locali e della sicurezza, l'attacco a Solhan, una quindicina di chilometri da Sebba, è stato sferrato verso le due di notte da «individui armati» che hanno «preso di mira prima la postazione dei Volontari per la Difesa della Patria» (VDP, ausiliari civili dell'esercito), poi case e il mercato, dati alle fiamme. Le sono avvenute a sangue freddo, in quelle che vengono definite «esecuzioni».

La carneficina si inquadra nella minaccia terroristica nel Sahel, la regione semi-arida africana dove i jihadisti conquistarono gran parte del nord del Mali tra il 2012 e 2013. La Francia e altri alleati stranieri hanno dispiegato truppe (il cosiddetto G5 Sahel, che opera anche in Burkina Faso, Ciad, e Mauritania) ma non sono riusciti a porre fine alla rivolta.

In Burkina Faso la violenza jihadista, che si intreccia con conflitti intercomunitari, dal 2015 ha provocato circa 1,2 milioni di sfollati e un numero di morti elevato anche se difficilmente precisabile (l'ONU ne ha contati più di 1800 nel solo 2019).

Stephane Dujarric, portavoce di Antonio Guterres, ha fatto sapere che «il segretario generale dell'ONU è indignato per l'uccisione di oltre cento di civili, tra cui almeno sette bambini».

Il Papa ha pregato per il massacro jihadista. «Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime della strage compiuta la notte tra venerdì e sabato nel Burkina Faso. Sono vicino ai familiari e all'intero popolo che sta soffrendo molto a causa di questi ripetuti attacchi. L'Africa ha bisogno di pace non di violenza», ha detto oggi Jorge Bergoglio all'Angelus.

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