Studio australiano

Covid-19: gravi strascichi in un paziente su tre, ancora sintomi dopo otto mesi dal contagio 

SDA

31.3.2021 - 08:13

Dall'inizio della pandemia il Giappone ha registrato oltre 470'000 contagi da coronavirus, con 9120 decessi accertati.
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE/EPA

Un paziente su tre malati di Covid-19, secondo uno studio in Australia, combatte ancora con i sintomi otto mesi dopo essere stato contagiato. E la giovane età non è una protezione dagli effetti debilitanti del «long Covid».

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31.3.2021 - 08:13

La ricerca condotta dal grande ospedale St. Vincent's di Sydney e dal Kirby Institute, indica che il 32% di 81 pazienti affetti da Covid-19 diagnosticati nelle cliniche di quell'ospedale, hanno riferito di sentirsi ancora male 240 giorni dopo l'infezione, accusando stanchezza, respiro laborioso, oppressione toracica. E un 19% soffre del debilitante «long Covid» ancora dopo otto mesi.

La sindrome da «long Covid» colpisce ad ogni età

Lo riferisce oggi il Sydney Morning Herald, precisando che lo studio è stato appena pubblicato dal server pre stampa medRxiv, ma non ancora sottoposto a revisione paritaria. L'età avanzata peraltro non risulta associata a un rischio accresciuto di «long Covid», «il che significa che la sindrome può colpire a qualsiasi età» – scrive il principale autore dello studio, lo specialista di pneumologia David Darley.

Un gruppo di pazienti con sintomi persistenti

I pazienti inoltre non hanno mostrato segni significativi di miglioramento, fra gli esami a quattro mesi e a otto mesi dal contagio. «Questo ci preoccupa (...) perché questo non è come ogni altro virus, da cui le persone guariscono in due o tre settimane.

Questo virus deve essere preso molto sul serio, perché non solo ha gravi effetti acuti, ma sembra che un gruppo considerevole di pazienti accusi sintomi persistenti, che non comprendiamo», aggiunge Darley.

Donne più soggette al «long Covid»

Lo studio indica inoltre che le donne hanno una maggiore probabilità di sviluppare il «long Covid». «Un'ipotesi è che le donne tendono ad avere un rischio accresciuto di condizioni autoimmuni e infiammatorie e questo può essere legato al sistema immunitario femminile che le ronde più vulnerabili al long Covid», scrive lo studioso.

Le donne hanno inoltre maggiore probabilità degli uomini di cercare consiglio medico mentre gli uomini tendono a sottovalutare ed evitano le cure, aggiunge.

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